Senza radici – Europa, relativismo, Cristianesimo

Ecco di seguito il testo integrale della catechesi quaresimale “Senza radici”, tenuta dal nostro gruppo la scorsa Domenica in quel di Saronno.

E’ il frutto di una bella Officina, strabordante di spunti.

Ve la offriamo volentieri.

 

 

  1. IL RELATIVISMO

 

 

“RELATIVISMO

Ogni atteggiamento del pensiero che consideri la conoscenza come incapace di attingere una realtà oggettiva e assoluta.

(www.wikipedia.it)

Dalla Lettera di San Paolo apostolo agli Efesini

“Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione;  un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.  Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.  […]
È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.

Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore.

Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.”

(Ef 4, 1-16)

 

Soffermiamoci solo su due punti. Il primo è il cammino verso “la maturità di Cristo”; così dice, un po’ semplificando, il testo italiano. Più precisamente dovremmo, secondo il testo greco, parlare della “misura della pienezza di Cristo”, cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (Ef 4, 14). Una descrizione molto attuale!
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero… La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore. Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.

Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo.

(card. Joseph Ratzinger, dall’omelia pronunciata durante la “Missa pro eligendo romano Pontifice”, 18 Aprile 2005)

 

  1. LA SEDUZIONE DELLE BUONE INTENZIONI

 

“Nessuno vuole il male,
e chi commette il male
lo commette considerandolo
come un proprio bene.”
(San Tommaso d’Aquino)

 

“Immagina che non ci siano Nazioni
Non è difficile da fare
Nulla per cui uccidere o morire
E nessuna religione
Immagina tutte le persone
vivere insieme in pace.

Puoi dire che sono un sognatore
ma non solo il solo
Spero un giorno ti unirai a noi
E che tutti gli uomini sulla Terra siano come uno solo

Immagina nessuna proprietà…”

(John Lennon, “Imagine”)

 

 

Che c’è di male a sognare un mondo di PACE? Un mondo senza STATI, senza RELIGIONI, senza CONFINI, senza IDEALI?

 

Il serpente relativista è un abilissimo tentatore: si appropria di concetti apparentemente positivi, buoni, tutto sommato condivisibili e li taglia e cuce sapientemente per vestire un’ideologia di massificazione e appiattimento.

Un pensiero dove tutto è opinabile da chiunque. Dove le posizioni di un falegname e di un immunologo circa quanto sia importante vaccinare i bambini sono poste sullo stesso piano in nome di un principio di “uguaglianza”. Come si fa a dire di no all’uguaglianza?

 

Si finisce così in un tunnel di significati ribaltati, di illazioni e menzogne mescolate a fatti reali. Le parole e il pensiero perdono significato.

 

Il serpente infine compie il proprio capolavoro di illusione e stravolgimento: offre come verità assoluta la frase “non esiste una verità assoluta”.

 

“- Che cos’è quel baraccone? – domandò Pinocchio, voltandosi a un ragazzetto che era lì del paese.

– Leggi il cartello, che c’è scritto, e lo saprai. –

– Lo leggerei volentieri, ma per l’appunto oggi non so leggere.

– Bravo bue! Allora te lo leggerò io. Sappi dunque che in quel cartello a lettere rosse come il fuoco, c’è scritto: GRAN TEATRO DEI BURATTINI…

– E’ molto che è incominciata la commedia?

– Comincia ora.

– E quanto si spende per entrare?

– Quattro soldi.

Pinocchio, che aveva addosso la febbre della curiosità, perse ogni ritegno e disse, senza vergognarsi, al ragazzetto col quale parlava:

– Mi daresti quattro soldi solo fino a domani?

– Te li darei volentieri, – gli rispose l’altro canzonandolo – ma oggi per l’appunto non te li posso dare.

– Per quattro soldi ti vendo la mia giacchetta – gli disse allora il burattino

– Che vuoi che mi faccia una giacchetta di carta fiorita? Se ci piove su, non c’è più verso di cavarsela di dosso.

– Vuoi comprare le mie scarpe?

– Sono buone per accendere il fuoco.

– Quanto mi dai del berretto?

– Bell’acquisto davvero! Un berretto di midolla di pane! C’è il caso che i topi me lo vengano a mangiare in capo!

Pinocchio era sulle spine. Stava lì lì per fare un’ultima offerta: ma non aveva coraggio: esitava, tentennava, pativa. Alla fine disse:

– Vuoi darmi quattro soldi di quest’Abbecedario nuovo?

– Io sono un ragazzo, e non compro nulla dai ragazzi – gli rispose il suo piccolo interlocutore, che aveva più giudizio di lui.

– Per quattro soldi l’Abbecedario lo prendo io – gridò un rivenditore di panni usati, che s’era trovato presente alla conversazione.

E il libro fu venduto lì su due piedi. E pensare che quel pover’uomo di Geppetto era rimasto a casa, a tremare dal freddo in maniche di camicia, per comprare l’Abbecedario al figliuolo!”

 

(Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio. Storie di un burattino.”)

 

“L’Abbecedario è l’immagine della ragione, di quel che rende l’uomo umano. Pinocchio è disposto a venderlo: a rinunciare alla propria umanità.

E’ la grande alternativa della libertà. Se nella fedeltà alla nostra natura abbiamo il coraggio di stare di fronte a una situazione che esige una fatica, un sacrificio, un’obbedienza; oppure se, spaventati dalla fatica e dal sacrificio, preferiamo accontentarci di quel che l’istinto ci suggerisce.

Occore capir bene la parola “obbedienza”. Per la mentalità in cui siamo immersi la parola obbedienza ha un valore negativo: se devo obbedire significa che rinuncio alla mia libertà.

Non è così. Il problema dell’obbedienza è il problema del riconoscimento della verità: se una cosa è vera, è vera, e obbedire alla verità è la cosa che la libertà suggerisce di fare.

[…] L’obbedienza è la capacità di riconoscere che le cose sono fatte come sono, in un modo che non decido io; e che per godermi la vita devo far la fatica di misurarmi con le cose, obbedire alle circostanze, per andare a vedere il bene che c’è dentro. Questo è il punto che Pinocchio non capirà fino alla fine. Intanto prende la ragione e la dà via.”

 

(Franco Nembrini, “L’avventura di Pinocchio”)

 

  1. “AVETE INTESO CHE FU DETTO, MA IO VI DICO…”

 

* …NON OPPORVI AL MALVAGIO

 

(Lettura insieme)

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

(Mt 5, 38-40)

 

Palais de Luxembourg, sede del Senato francese, 10 agosto 1946. “Conferenza di pace” a Parigi.

All’Italia viene riservato un trattamento severissimo. Il trattato proposto non prende in considerazione la ribellione del popolo al regime mussoliniano e il successivo, dolorosissimo passaggio con le Forze Alleate.

Si pretende un risarcimento di guerra di oltre 100 milioni di dollari. Peggio: il nostro paese sta per essere smembrato. Via le colonie africane, via l’Albania, soprattutto via una parte di confine occidentale a favore della Francia e una buona fetta di confine orientale a favore della Jugoslavia.

Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri potrebbe fare come il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola: buttare all’aria le carte sdegnato.

Potrebbe inveire fieramente sul grave torto inflitto al suo popolo.

 

Sceglierà di tenere  il più memorabile, il più drammatico e il più faticoso discorso della sua vita.

 

«Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa ritenere un imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.
[…] Ho il dovere innanzi alla coscienza del mio paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano, ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le sue aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionalistiche dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire.»
[…] «Un’Italia che entrasse, sia pure vestita del saio del penitente, nell’ONU, sotto il patrocinio dei “quattro”, tutti d’accordo nel proporre di bandire nelle relazioni internazionali l’uso della forza […], tutti impegnati a garantirsi vicendevolmente “l’integrità territoriale e l’indipendenza politica” tuttora potrebbe essere uno spettacolo non senza speranza e conforto. […] Si può credere che sia così? Evidentemente ciò è nelle vostre intenzioni, ma il testo del trattato parla un altro linguaggio.»

[…] «Signori ministri, signori delegati: per mesi e mesi ho atteso invano di potervi esprimere in una sintesi generale il pensiero dell’Italia sulle condizioni di pace, ed oggi ancora, comparendo qui nella veste di ex-nemico, veste che non fu mai quella del popolo italiano, dinanzi a voi affaticati da lungo travaglio o anelanti alla conclusione ho fatto uno sforzo per contenere il risentimento e dominare la parola, onde sia palese che siamo lungi dal volere intralciare, ma intendiamo costruttivamente favorire la vostra opera in quanto contribuisca ad un assetto più giusto del mondo. Chi si fa interprete oggi del popolo italiano è combattuto da doveri apertamente contrastanti. Da una parte egli deve esprimere l’ansia, il dolore, l’angosciosa preoccupazione per le conseguenze del trattato, dall’altra riaffermare la fede della nuova democrazia italiana nel superamento della crisi della guerra e nel rinnovamento del mondo operato con validi strumenti di pace.»

 

James Byrnes, segretario di Stato americano scrive nelle sue memorie: «Quando De Gasperi lasciò il rostro per tornare al suo posto nell’ultima fila, nessuno gli parlò. La cosa mi fece impressione; mi sembrava inutilmente crudele». Così quando arriva davanti alla delegazione americana Byrnes gli tende la mano: «Volevo fare coraggio a quest’uomo che aveva sofferto nelle mani di Mussolini e ora stava soffrendo nelle mani degli Alleati».

 

L’ambiente diplomatico parigino accoglie con simpatia l’appello di De Gasperi. Ne è testimonianza la lettera che l’arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli, nunzio in Francia tra il 1944 e il 1953, gli scrive: «Al mio ritorno sarò lieto di offrire a Vostra Eccellenza l’occasione di un incontro che penso farà piacere ad ambedue. Intanto continua il “silentium meum qui loquitur tibi”. Oggi, trovandomi in copioso circolo diplomatico, potei cogliere, senza darmi la pena di fare il curioso, impressioni unanimemente favorevoli al discorso da lei pronunciato alla Conferenza. Beati i miti, perché possederanno la terra. Questo è un primo soffio di Vangelo che attraversa quell’aula fastosa».

 

* … AMATE I VOSTRI NEMICI

 

(Lettura insieme)

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori

(Mt 5, 43-44)

(video della Tregua di Natale)

 

*… CHI POI DICE AL FRATELLO: STUPIDO, SARA’ SOTTOPOSTO AL SINEDRIO

 

(Lettura insieme)

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

(Mt 5, 21-22)

 

“Abbiamo il piacere di comunicare ai sigg. Clienti e Pazienti che GENOMA ha ampliato l’offerta di prestazioni in ambito di Diagnosi Prenatale, con la realizzazione di un nuovo screening prenatale non invasivo denominato PrenatalSAFE®. Tale esame, analizzando il DNA fetale libero circolante isolato da un campione di sangue materno, valuta la presenza di aneuploidie fetali comuni in gravidanza, quali quelle relative al cromosoma 21 (Sindrome di Down), al cromosoma 18 (Sindrome di Edwards), al cromosoma 13 (Sindrome di Patau) e dei cromosomi sessuali (X e Y), quali per esempio la Sindrome di Turner o Monosomia del cromosoma X. Il test prevede anche l’opzione di un approfondimento diagnostico di secondo livello, che consente di individuare la presenza nel feto di alterazioni cromosomiche strutturali ed alcune comuni sindromi da microdelezione/microduplicazione.”

(dal sito web www.prenatalsafe.it)

 

18 Luglio 1013. Da Goffredo, conte di Altshausen, e dalla moglie Eltrude nasce un bimbo deforme. Gli viene posto il nome di Hermann.

Anche allora, casi simili venivano lasciati semplicemente morire dopo il parto.

Ma Hermann non viene ucciso.

Non può nè stare seduto, nè stare dritto, tantomeno camminare a causa di una grave forma di sclerosi multipla. Le poche parole che pronuncia sono biascicate.

 

A 7 anni Hermann viene portato nella scuola del monastero benedettino di Reichenau, sul lago di Costanza. “Si accorse, con la pace che sperimentava nel monastero, che la sua mente si apriva. Nonostante non fosse affatto liberato dal dolore, una biografia dell’epoca lo descrive piacevole, amichevole, gaio, che si sforzava in ogni modo di essere gentile con tutti.” (Michele Genisio, www.cittanuova.it)

Approfondì gli studi di astronomia, poesia, storia, liturgia.
Elaborò quindi un nuovo sistema di scrittura delle note musicali e i loro intervalli. Scrisse messali e preghiere. Scrisse pure saggi astronomici, gli venne attribuita la suddivisione delle ore in minuti, libri di gesta e cronache.
Costruì astrolabi, orologi e strumenti musicali. Istruì a sua volta una folta schiera di discepoli e, per i suoi lavori, si meritò l’appellativo di MIRACULUM SAECULI ricevendo attestazioni di stima e ammirazione da parte dell’imperatore Enrico III e di papa Leone IX, durante le rispettive visite al monastero di Reichenau.

 

Oggi Hermann “il contratto”, ovvero “lo storpio, il rattrappito”, è beato sia per la Chiesa Cattolica che per quella Evangelica.

Ogni giorno milioni di persone recitano o cantano una sua preghiera. Una delle più soavi mai scritte nella storia.

 

(insieme)

Salve, Regina, madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve!
A te ricorriamo, esuli figli di Eva;

a te sospiriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.

Orsù dunque, avvocata nostra,

rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi

e mostraci, dopo questo esilio, Gesù

il frutto benedetto del tuo seno.

O clemente, o pia, o dolce vergine Maria.

 

(Salve, Regína, mater misericórdiae,
vita, dulcédo et spes nostra, salve.
Ad te, clamámus éxsules fílii Hevae.
Ad te suspirámus geméntes et flentes
in hac lacrymárum valle.

Eia ergo, advocáta nostra,
illos tuos misericórdes
óculos ad nos convérte.
Et Jesum benedíctum
fructum ventris tui,
nobis post hoc exílium osténde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.)

 

  1. TRA QUANTI HANNO VISTO EPPURE HANNO CREDUTO

 

Qual è la nostra cultura? Cosa ne è rimasto? La cultura europea è forse solo la civiltà della tecnica e del commercio? O non è già uscita di scena? Sembra sia giunta l’ora dei sistemi di valori di altri mondi, dell’America precolombiana, dell’Islam, della mistica asiatica.  L’Europa proprio nell’ora del suo massimo successo, sembra svuotata dall’interno, come paralizzata da una crisi circolatoria.
C’è una strana mancanza di voglia di futuro. I figli vengono visti come una minaccia per il presente. Ci portano via qualcosa della nostra vita. Non vengono sentiti come speranza, ma come limitazione. Nei gravi sconvolgimenti del nostro tempo  c’è un’identità dell’Europa che ha un futuro e per la quale impegnare noi stessi?
(Marcello Pera e Joseph Ratzinger, “Senza radici”)

 

“La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.”

(G.K. Chesterton, “Eretici”)

 

Lettura insieme

Padre dell’umanità, Signore della storia,
guarda questo continente europeo
al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,
precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.

Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo,
dai profeti, dai monaci, dai santi;
guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri
e toccate dalla voce dei Riformatori.

Guarda i popoli uniti da tanti legami
ma anche divisi, nel tempo, dall’odio e dalla guerra.
Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito
fondata non soltanto sugli accordi economici,
ma anche sui valori umani ed eterni.

Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,
pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.
Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere
di suscitare e promuovere un’ intesa tra i popoli
che assicuri per tutti i continenti,
la giustizia e il pane, la libertà e la pace.

 

(Carlo Maria Martini, dalla rivista “Il cenacolo”)

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