Sperare ancora.

Oggi è possibile sperare? Le amare delusioni di questo quasi ventennio di secolo, che soltanto tempo fa si sognava felice, tutto da godere, in una ritrovata pace universale, possono indurre a considerare la speranza un eccesso, un peccato. E’ una tentazione possibile. Ripensando alla lunga strada percorsa, e davanti ai molti inutili passi compiuti, sempre sotto la spinta e il segno della fiducia vien da dire: ho peccato di speranza.

Cari Amici,
un caro abbraccio e buon cammino a tutti.

FAUSTO CORSETTI

Ogni anno torna la Pasqua, e si rinnova la grazia di quella notte unica di tutta la storia e ogni anno si dà notizia della vittoria della vita sulla morte da tutte le chiese, in ogni angolo della terra, e i giorni registrano morte, violenza, ingiustizia, disonestà, corruzione, immoralità.
C’è una ragione per sperare ancora, per insistere e seminare speranza e poi soffrire altre delusioni? Questa domanda è una sottile tentazione, giacché nessun tempo donato, nessun seme gettato è perduto; è una tentazione da respingere nettamente, poiché proprio la speranza ci fa riprendere il duro e paziente cammino. Sono ancora moltissimi gli uomini che non vogliono disperare, moltissimi i giovani che non intendono rassegnarsi. La speranza è il dono di tutte le nostre riprese, per tutte le nostre audacie; il dono che nutre la nostra pazienza e la nostra costanza. Il dono per la vita, appunto!

Noi cristiani che crediamo nella Pasqua di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio fatto uomo, che per noi è morto e dopo tre giorni è risorto, non possiamo non essere gli uomini della speranza per noi e per gli altri. Invece di sprecare tempo in lamentele e proteste, in polemiche e indici puntati, siamo chiamati a donare speranza. La speranza che canta la vita e la protegge, che difende il diritto della persona umana, in ogni istante della sua vita.
Contro le culture della critica, della sfiducia, del lamento, Gesù ci rimette con la fronte alta e lo sguardo aperto di fronte ad ogni uomo, chiedendoci di amarlo, di incontrarlo, di aiutarlo, fino a dare noi stessi. Egli non si è fermato, non ha perso la speranza, pur prevedendo che tanti lo avrebbero rifiutato: Egli ha il potere di dare la vita e di riprenderla di nuovo.
E’ il momento per noi cristiani di reagire, non di nasconderci, d’impegnarci con tutta la forza della nostra speranza, illuminata dalla fede e aperta alla carità.
Nessuno può illudersi di uscire dal buio di questi tempi, cavandosela magari a buon mercato, facendo altre cose o addirittura aspettando che siano altri a farle. I cattolici hanno un compito ed una responsabilità nella storia. Testimoni del Risorto, sono i testimoni della speranza. E’ il tempo di credere di più, di amare di più, di pregare di più. Non è certo il tempo della resa sfiduciata, come non è il tempo di compromissione con i forti del mondo. Questa è un’ora “seria” per tutti noi che siamo Chiesa, per l’Italia. Né crociate né integralismi, ma libertà di essere noi stessi. Che il Signore della storia conceda a tutti noi una Pasqua buona. E l’unica Pasqua “buona” è quella di Gesù.

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