Fridays for future. Solo il tempo dirà se è rivoluzione vera.

Anche a me non quadra… Ma il parere della “nostra” Marina, come sempre, mi scruta e mi aiuta a riflettere. Condivido con gli Amici del Bar. 

Marina Corradi – Avvenire del 28 settembre 2019

Scorre per le vie di Milano verso il Duomo un grande corteo di ragazzi. Tanti, come da tempo non se ne vedevano. Li guardi ed è inevitabile che il pensiero corra a altri anni, ad altri cortei. Anni Settanta: le assemblee infervorate nell’aula magna di un liceo di Brera, a pochi passi dal ‘Corriere’. Nell’aria densa di fumo i ‘capi’ si contendevano i megafoni arringando la sala gremita. Si decideva chi poteva parlare e chi no: ‘Tu no, fascista’, gridavano a un ragazzino del ginnasio.Ma anche quelli della Fgci faticavano a essere ammessi sul palco. I veri ‘compagni’, erano solo la sinistra estrema. Padroni della scuola: il sei politico, le interrogazioni programmate, e i picchetti, al mattino, dove il capo dei capi decideva chi passava e chi no. Poi, sciolta l’assemblea, il corteo si avviava in centro dietro a striscioni a caratteri cubitali, scandendo slogan rabbiosi: ‘Pagherete caro, pagherete tutto!’ Priva di passione politica, quindicenne solitaria, osservavo. Guardavo le facce dei giovanissimi poliziotti sugli autoblindo e ne ero imbarazzata: quasi coetanei, e già ‘nemici’. Ragazzi del Sud, proletari davvero, non come la maggioranza dei i miei compagni. Già questo mi lasciava perplessa. Ma ci credete veramente? avrei voluto chiedere, mentre li vedevo allontanarsi urlando contro il Governo e contro il ‘Sistema’. E certo, c’erano quelli che erano di sinistra perché ‘si doveva’ esserlo, e quelli che alzando il pugno chiuso mostravano il Rolex al polso. Però c’erano anche dei figli di operai che venivano da Quarto Oggiaro, e ‘Il Capitale’ lo avevano letto davvero. C’erano quelli con i nonni partigiani, cresciuti dentro una eredità tramandata. La sera, in certe aule c’erano ancora ragazzi che litigavano sul testo del volantino da ciclostilare.

Insomma, c’era eccome chi era sincero. Magari perfino per ragioni inconsce, identificando il ‘Sistema’ da abbattere con una famiglia severa, con un padre autoritario, con una fede ridotta a moralismo, e per questo abbandonata, in quella generazione, da molti. Se ripenso agli adolescenti con la barba, alle prime gonne da zingara di un femminismo in erba, (ancora le ragazze, per contare, dovevano essere le morose dei capi) penso che quei giovani borghesi erano comunque uniti dal filo carsico di un ‘no’: no all’ educazione ricevuta, no alla tradizione, no alla morale dei genitori. No, infine, al ‘padre’ inteso come portatore di autorità. Una generazione si ribellava, spesso confusamente, al padre, allo Stato, all’ordine costituito. Qualcuno di loro davvero voleva un ‘Sistema’ radicalmente diverso, lo voleva tanto che sarebbe andato a sparare e uccidere. I più desideravano invece solo altri orizzonti, una libertà molto più ampia, uno strappo dalle loro case beneducate e benestanti, in cui pure la ragione del vivere insieme si andava già sottilmente incrinando. Se dunque ripenso a quel ‘pagherete caro, pagherete tutto’ sotto alle case di Brera, penso che magari i miei coetanei erano confusi, e rivoluzionari immaginari: però tenuti insieme da un’ansia di ribellione ai padri che poi di fatto ha rovesciato – ci piaccia o no – il sentire e i costumi dell’Occidente.

Non era una rivoluzione che veniva dal nulla, ma covata dentro al primo benessere, al primo consumismo; nostalgica di ideali di uguaglianza e giustizia, e nutrita anche, in tante famiglie, da una fede ridotta a pura forma, che a sedici anni non può bastare. Guardo facce adolescenti che sfilano brandendo le parole di Greta: ‘Ci avete rubato i sogni’. Sono davvero giovanissimi: mi domando da dove sia spuntata in poche settimane in loro una competenza ecologica, e quanto sappiano, oltre agli slogan. Mi paiono un’onda emotiva, non so dove generata, e ritrasmessa e ampliata dai social, dal web, nel nome di un nuovo ordine ‘green’. Serie, certo, le questioni del consumo energetico, dello smaltimento dei rifiuti, dei cambiamenti climatici.

Ma questo credere che la Terra morirà fra vent’anni, quando ne ha alle spalle milioni, non è un antico timore di apocalisse che si riaffaccia singolarmente nell’era digitale? Loro, pensavo mentre li guardavo scorrere, sono scesi in piazza con la benedizione di ministri e presidi. Una contestazione giovanile apprezzata, accolta, persino incoraggiata dai ‘grandi’. Noi, non lo avremmo mai fatto. Magari non sapevamo contro cosa davvero eravamo ‘contro’, però un fondo di ribellione era autentico. Avevano facce più arrabbiate, i miei compagni. Questi vanno in piazza con i professori e magari anche la mamma, ma la loro protesta ha una radice, una competenza, una consistenza? Magari studieranno, se la costruiranno. Per ora, forse hanno ubbidito al nuovo mainstream mondiale impersonato dalla bambina Greta, icona forte, radicale e ‘pura’, con le sue trecce, come una Giovanna d’Arco. Solo il tempo, dirà se la rivoluzione è vera.

2 pensieri su “Fridays for future. Solo il tempo dirà se è rivoluzione vera.

  1. Ho qualche dubbio. I giovani cambieranno il mondo quando saranno disposti a rinunciare a tutte quelle abitudini, necessità, esigenze che si sono create negli anni altrimenti la loro manifestazione resterà solo un cumulo di parole, di slogan, alcuni di dubbio gusto.

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