Onora tuo padre e tua madre

(qui di seguito riportiamo la catechesi sulla quarta Parola, tenuta il 1/12/2019 presso la Chiesa Prepositurale di Saronno.

Questa catechesi è stata preparata dagli amici del Betania’s attraverso il metodo dell’Officina di espressione)

 

ONORA TUO PADRE E TUA MADRE

Chi maledice il padre e la madre

vedrà spegnersi la sua lucerna nel cuore delle tenebre.

(Pv 20, 20)

 

  1. ONORE: ATTO CONCRETO

 

“Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel viaggio all’interno delle Dieci Parole arriviamo oggi al comandamento sul padre e la madre. Si parla dell’onore dovuto ai genitori.

Che cos’è questo “onore”? Il termine ebraico indica la gloria, il valore, alla lettera il “peso”, la consistenza di una realtà. Non è questione di forme esteriori ma di verità.

Onorare Dio, nelle Scritture, vuol dire riconoscere la sua realtà, fare i conti con la sua presenza; ciò si esprime anche con i riti, ma implica soprattutto il dare a Dio il giusto posto nell’esistenza.

Onorare il padre e la madre vuol dire dunque riconoscere la loro importanza anche con atti concreti, che esprimono dedizione, affetto e cura.

(Papa Francesco, udienza generale 19/9/2018)

 

COMMENTO

Atti concreti. Come una preghiera.

Una preghiera di figlio, che guarda al padre da sotto in su.

Un minuscolo gesto che contiene affetto sincero e innocente per il genitore, preoccupazione per la sua salute, fede nell’affidare e affidarsi.

Ma quando il figlio diventerà padre, riceverà lo stesso onore?

 

LETTURA

Ho gli anni di mio padre – ho le sue mani,

                       quasi: le dita specialmente, le unghie,

                       curve e un po’ spesse, lunate (ma le mie

                       senza il marrone della nicotina)

                       quando, gualcito e impeccabile, viaggiava

                       su mitragliati treni e corriere

                       portando a noi tranquilli villeggianti

                       fuori tiro e stagione

                       nella sua bella borsa leggera

                       le strane provviste di quegli anni, formaggio fuso,

                                                                     marmellata

                       senza zucchero, pane senza lievito,

                       immagini della città oscura, della città sbranata

                       così dolci, ricordo, al nostro cuore.

                       Guardavamo ai suoi anni con spavento.

                       Dal sotto in su, dal basso della mia 

                       secondogenitura, per le sue coronarie

                       mormoravo ogni tanto una preghiera.

                       Adesso, dopo tanto

                       che lui è entrato nel niente e gli divento

                       giorno dopo giorno fratello, fra non molto

                       fratello più grande, più sapiente, vorrei tanto sapere

                       se anche i miei figli, qualche volta, pregano per me.

                       Ma subito, contraddicendomi, mi dico

                       che no, che ci mancherebbe altro, che nessuno

                       meno di me ha viaggiato tra me e loro,

                       che quello che gli ho dato, che mangiare 

                       era? Non c’era cibo nel mio andarmene

                       come un ladro e tornare a mani vuote…

                       Una povera guerra, piana e vile, 

                       mi dico, la mia, così povera

                       d’ostinazione, d’obbedienza. E prego

                       che lascino perdere, che non per me

                       gli venga voglia di pregare. 

 

(Giovanni Raboni, Guerra)

 

PREGHIAMO INSIEME

Quando Israele era fanciullo,

io l’ho amato

e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

Ma più li chiamavo,

più si allontanavano da me;

immolavano vittime ai Baal,

agli idoli bruciavano incensi.

(Os 11, 1-2)

 

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  1. PERCHE’ ONORARE?

 

“Ma non si tratta solo di questo.

La Quarta Parola ha una sua caratteristica: è il comandamento che contiene un esito. Dice infatti: «Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato, perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà» (Dt 5,16).

Onorare i genitori porta ad una lunga vita felice. La parola “felicità” nel Decalogo compare solo legata alla relazione con i genitori.

Questa sapienza pluri-millenaria dichiara ciò che le scienze umane hanno saputo elaborare solo da poco più di un secolo: che cioè l’impronta dell’infanzia segna tutta la vita. Può essere facile, spesso, capire se qualcuno è cresciuto in un ambiente sano ed equilibrato. Ma altrettanto percepire se una persona viene da esperienze di abbandono o di violenza.

La nostra infanzia è un po’ come un inchiostro indelebile, si esprime nei gusti, nei modi di essere, anche se alcuni tentano di nascondere le ferite delle proprie origini.”

(Papa Francesco, ibid)

 

COMMENTO

Il quarto comandamento è talmente sfidante da far impallidire “amate i vostri nemici” (Mt 5,44).

Dio qui non chiede amore. Ma onore. Lui, che tiene insieme l’essere padre, madre e figlio e relazione, sa quanto non sia scontato provare amore per i genitori.

Dio, avendo creato la realtà, è sicuramente più “realista” di noi.

 

LETTURA

Nella sua famiglia non ci si toccava quasi mai. A volte il padre gli dava un ceffone, assai di rado la madre gli posava per un attimo la mano fredda sulla fronte. Probabilmente solo per controllare se aveva la febbre.

Non aveva mai visto i suoi genitori sfiorarsi, neanche per togliere una briciola dal bavero della giacca, ma per tutta l’infanzia aveva avuto las sensazione che la madre si tenesse dentro un’offesa subita e che il padre covasse del rancore.

I suoi genitori quasi non si parlavano, e quando lo facevano era solo per questioni di ordine pratico. Idraulico, documenti. Compere.

Quando il padre si rivolgeva alla madre, storceva la bocca verso il basso, come se avesse il mal di denti. Che cosa ci fosse dietro la ferita della madre e l’astio del padre lui non lo sapeva e in fondo neanche avrebbe voluto saperlo. Sin da quando cominciava la sua memoria – avrà avuto due o tre anni – i suoi genitori erano già così staccati fra loro. Anche se quasi mai alzavano la voce né litigavano in sua presenza. 

Qualche volta aveva visto sua madre con gli occhi rossi. Ogni tanto il padre andava sul balcone a fumarsi una sigaretta e restava lì da solo per un quarto d’ora, venti minuti, poi tornava a sedersi e si nascondeva dietro al giornale.

I suoi erano persone educate e composte, non alzavano la voce. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza Shemuel se ne era vergognato, e ce l’aveva sempre con loro senza sapere come mai: per la loro debolezza? Per quella loro perenne aria mortificata da sradicati ansiosi di compiacere gli estranei? Per il calore che non gli avevano dato perchè loro stessi ne erano privi? Per l’astio latente che correva sempre tra i due? Per la loro meschinità?

In fondo avevano sempre provveduto ai suoi bisogni: malgrado la loro spilorceria non gli avevano mai fatto mancare vestiti e libri, album e catalogo per la raccolta dei francobolli, bicicletta per il bar mitzvah. Persino gli studi all’Università gli avevano pagato, fino al fallimento. E tuttavia non era capace di voler bene nè a suo padre, nè a sua madre. Provava anzi ribrezzo per quel miscuglio di disfatta e risentimento che avevano sempre trasudato. Per l’angusta anticamera in cui l’avevano relegato per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Per il servilismo di suo padre che declamava in continuazione gli slogan del potere e per i silenzi repressi di sua madre. Da bambino li aveva sempre traditi inventandosi dei genitori completamente diversi, genitori cordiali e forti, disinvolti, magari insegnanti del Politecnico, magari intellettuali abbienti che vivevano in collina. Genitori brillanti, affettuosi e simpatici: persone in grado di ispirare tanto a lui quanto agli altri amore e soggezione. Non aveva mai parlato con nessuno di questo, neanche con sua sorella.

Quando lui era piccino lo chiamava trovatello e gli diceva: te ti abbiamo raccolto nei boschi del Carmelo. Suo padre ogni tanto la correggeva, no, non nei boschi, ma quali boschi del Carmelo, l’abbiamo trovato in una viuzza dietro al porto. Sua madre mormorava: mica è andata così. Tutti e quattro ci siamo trovati l’uno con l’altro per puro caso. Shemuel se la prendeva con se stesso perchè ce l’aveva con loro e si accusava di segreta infedeltà, come se fosse sempre stato un agente straniero infiltrato in famiglia.”

 

(Amos Oz, “Giuda”)

 

PREGHIAMO INSIEME

A Èfraim io insegnavo a camminare

tenendolo per mano,

ma essi non compresero

che avevo cura di loro.

Io li traevo con legami di bontà,

con vincoli d’amore,

ero per loro

come chi solleva un bimbo alla sua guancia,

mi chinavo su di lui

per dargli da mangiare.

(Os 11, 3-4)

 

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  1. ONORARE: UN GESTO UNILATERALE

 

“Ma il quarto comandamento dice di più ancora. Non parla della bontà dei genitori, non richiede che i padri e le madri siano perfetti. Parla di un atto dei figli, a prescindere dai meriti dei genitori, e dice una cosa straordinaria e liberante: anche se non tutti i genitori sono buoni e non tutte le infanzie sono serene, tutti i figli possono essere felici, perché il raggiungimento di una vita piena e felice dipende dalla giusta riconoscenza verso chi ci ha messo al mondo.

Pensiamo a quanto questa Parola può essere costruttiva per tanti giovani che vengono da storie di dolore e per tutti coloro che hanno patito nella propria giovinezza. Molti santi – e moltissimi cristiani – dopo un’infanzia dolorosa hanno vissuto una vita luminosa, perché, grazie a Gesù Cristo, si sono riconciliati con la vita. Pensiamo a quel giovane oggi beato, e il prossimo mese santo, Sulprizio, che a 19 anni ha finito la sua vita riconciliato con tanti dolori, con tante cose, perché il suo cuore era sereno e mai aveva rinnegato i suoi genitori. Pensiamo a san Camillo de Lellis, che da un’infanzia disordinata costruì una vita d’amore e di servizio; a santa Giuseppina Bakhita, cresciuta in una orribile schiavitù; o al beato Carlo Gnocchi, orfano e povero; e allo stesso san Giovanni Paolo II, segnato dalla perdita della madre in tenera età.”

(Papa Francesco, ibid)

 

COMMENTO

Il rendere onore è un atto del figlio. Unilaterale.

Non richiede la perfezione del genitore. Neanche un contraccambio. Nemmeno l’affetto che lecitamente, naturalmente ci si attenderebbe.

E’ un gesto struggente, che nasce dall’intima, evangelica volontà di salvare il positivo della più antica e difficile relazione del mondo.

 

ASCOLTO

(ascolto di Caro Babbo, di Marco Masini – CLICCA QUI PER ASCOLTARE)

Mi sembravi alto altissimo quando ero piccolino

Eri il mio gigante buono che giocava a nascondino

Mi batteva forte il cuore mentre stavo ad aspettare

Felice di nascondermi ma anche di farmi trovare.

Ti sentivo forte e a volte mi facevi un pò paura

Ma eri il mio cavallo docile e il tappeto la pianura

E scendevo e camminavo nelle tue scarpe pesanti

Fra colline di poltrone coi miei passi da gigante.

Era dolce era dolcissimo

Lo ricordo e te lo dico

Eri il mio più grande eroe

Eri il primo vero amico

Sei però rimpicciolito I primi anni della scuola

Ritornavi tardi a casa e la mamma sempre sola

Mi svegliavo d’improvviso e ti sentivo ancora urlare

Eri sempre più nervoso e non mi stavi ad ascoltare

Altre volte mi picchiavi e le tue parole dure

Spalancavano soltanto una vita di paure.

Eri assente e irraggiungibile

Io ti odiavo e te lo dico

Eri in sogno l’uomo nero

Eri a un tratto il mio nemico.

E ho portato come un lutto il tuo sangue nelle vene

Ma il mio cuore per dispetto ti voleva ancora bene

E ora babbo te lo scrivo come quando ero bambino

Come quando per trovarci giocavamo a nascondino.

E ora è freddo anzi freddissimo

Piango mentre te lo dico

Cosa aspetti ad arrivare

Babbo se mi sei amico.

Era dolce era dolcissimo

L’ho capito e te lo scrivo

Quante volte io dovrò morire

Per sentirmi ancora vivo?

 

PREGHIAMO INSIEME

Ritornerà al paese d’Egitto,

Assur sarà il suo re,

perché non hanno voluto convertirsi.

La spada farà strage nelle loro città,

sterminerà i loro figli,

demolirà le loro fortezze.

Il mio popolo è duro a convertirsi:

chiamato a guardare in alto

nessuno sa sollevare lo sguardo.

(Os 11, 5-7)

 

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  1. ONORARE: UN AMORE LIBERO E ADULTO

 

“L’uomo, da qualunque storia provenga, riceve da questo comandamento l’orientamento che conduce a Cristo: in Lui, infatti, si manifesta il vero Padre, che ci offre di “rinascere dall’alto” (cfr Gv 3,3-8). Gli enigmi delle nostre vite si illuminano quando si scopre che Dio da sempre ci prepara a una vita da figli suoi, dove ogni atto è una missione ricevuta da Lui.

Le nostre ferite iniziano ad essere delle potenzialità quando per grazia scopriamo che il vero enigma non è più “perché?”, ma “per chi?”, per chi mi è successo questo. In vista di quale opera Dio mi ha forgiato attraverso la mia storia? Qui tutto si rovescia, tutto diventa prezioso, tutto diventa costruttivo. La mia esperienza, anche triste e dolorosa, alla luce dell’amore, come diventa per gli altri, per chi, fonte di salvezza? Allora possiamo iniziare a onorare i nostri genitori con libertà di figli adulti e con misericordiosa accoglienza dei loro limiti.”

(Papa Francesco, ibid)

 

COMMENTO

Dio stenta a chiedere amore, ma almeno onore. Non sottomissione.

Perchè anche l’onore, come l’amore, è libero. Adulto. Affrancato.

Così il Padre mi ama. Così vuole che io ami o, se proprio non ce la faccio, che io almeno renda onore.

E cosa è più bello per un padre ricevere l’amore libero dei suoi figli?

 

LETTURA

Chiedete a questo padre se il momento migliore

non è quando i suoi figli incominciano ad amarlo come degli uomini,

lui stesso come un uomo,

liberamente,

gratuitamente,

chiedete a questo padre i cui figli crescono.

Chiedete a questo padre se non c’è un’ora segreta,

un momento segreto,

e se non è

quando i suoi figli incominciano a diventare degli uomini,

liberi,

e lui stesso lo trattano come un uomo,

libero,

lo amano come un uomo,

libero,

chiedete a questo padre i cui figli crescono.

Chiedete a questo padre se non c’è un’elezione fra tutte

e se non è

quando la sottomissione precisamente cessa e quando i suoi figli divenuti uomini

lo amano, (lo trattano), per così dire da intenditori,

da uomo a uomo,

liberamente,

gratuitamente. Lo stimano così.

Chiedete a questo padre se non sa che niente vale

uno sguardo d’uomo che s’incrocia con uno sguardo d’uomo.

Ora io sono loro padre, dice Dio, e conosco la condizione dell’uomo.

Tutte le sottomissioni di schiavi del mondo non valgono un bello sguardo d’uomo libero.

O meglio, tutte le sottomissioni del mondo mi ripugnano e darei tutto

per un bello sguardo d’uomo libero

a questa libertà, a questa gratuità io ho sacrificato tutto, dice Dio,

a questo gusto che ho d’essere amato da uomini liberi,

liberamente,

gratuitamente,

da veri uomini, virili, adulti, saldi.

Nobili, teneri, ma di una tenerezza salda.

Per ottenere questa libertà, questa gratuità ho sacrificato tutto,

per creare questa libertà, questa gratuità, Per fare entrare in gioco questa libertà, questa gratuità.

Per insegnargli la libertà.

 

(Charles Péguy, Il mistero dei santi innocenti)

 

PREGHIAMO INSIEME

Come potrei abbandonarti, Èfraim,

come consegnarti ad altri, Israele?

Come potrei trattarti al pari di Adma,

ridurti allo stato di Seboìm?

Il mio cuore si commuove dentro di me,

il mio intimo freme di compassione.

(Os 11, 8)

 

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  1. ONORARE: PADRI, MADRI E FIGLI LEGATI INSIEME

 

“Onorare i genitori: ci hanno dato la vita! Se tu ti sei allontanato dai tuoi genitori, fa’ uno sforzo e torna, torna da loro; forse sono vecchi… Ti hanno dato la vita. E poi, fra noi c’è l’abitudine di dire cose brutte, anche parolacce… Per favore, mai, mai, mai insultare i genitori altrui. Mai! Mai si insulta la mamma, mai insultare il papà. Mai! Mai! Prendete voi stessi questa decisione interiore: da oggi in poi mai insulterò la mamma o il papà di qualcuno. Gli hanno dato la vita! Non devono essere insultati.

Questa vita meravigliosa ci è offerta, non imposta: rinascere in Cristo è una grazia da accogliere liberamente (cfr Gv 1,11-13), ed è il tesoro del nostro Battesimo, nel quale, per opera dello Spirito Santo, uno solo è il Padre nostro, quello del cielo (cfr Mt 23,9; 1 Cor 8,6; Ef 4,6). Grazie!”

(Papa Francesco, ibid)

 

COMMENTO

Genitori che devono affrontare le povertà della vita. Che a volte ne rimangono vittime.

Bimbi che guardano ai genitori come giganti. Da amare e imitare. Qualsiasi cosa facciano.

In questa vita che attraversiamo di frodo, siamo legati, padri e figli, al Padre e Figlio che vorremmo avere ed essere.

 

ASCOLTO

(ascolto di “Ninna nanna del contrabbandiere”, di Davide Van De Sfroos – CLICCA QUI PER ASCOLTARE)

Ninna nanna ninna ooh

ninna ooh, ninna ooh ninna ooh (2v.)

 

Ninna nanna dormi piccino…

Tuo papà ha un sacco in spalla

e si arrampica nella notte…

Tu prega la Luna di non farlo mai catturare

prega la stella che guardi dove vada

prega il sentiero di riportarmelo a casa.

 

Ninna nanna ninna ooh

ninna ooh, ninna ooh ninna ooh (2v.)

 

Ninna nanna dormi piccino…

Tuo papà ha un sacco in spalla

che è pieno di tante cose:

c’è dentro il suo coraggio

c’è dentro la sua paura

e le parole che non può pronunciare

 

Ninna nanna ninna ooh

ninna ooh, ninna ooh ninna ooh (2v.)

 

Ninna nanna dormi piccino…

che sogni un sacco in spalla

per arrampicarti insieme al tuo papà

in questa vita che viviamo di frodo

in questa vita che sogniamo di frodo

in questa notte che preghiamo di frodo

 

Ninna nanna ninna ooh

ninna ooh, ninna ooh ninna ooh (2v.)

 

Tu prega il Signore a bassa voce…

con la Sua bricolla a forma di croce… (2v.)

 

Ninna nanna ninna ooh

ninna ooh, ninna ooh ninna ooh (2v.)

 

PREGHIAMO INSIEME

Non darò sfogo all’ardore della mia ira,

non tornerò a distruggere Èfraim,

perché sono Dio e non uomo;

sono il Santo in mezzo a te

e non verrò da te nella mia ira.

Seguiranno il Signore

ed egli ruggirà come un leone:

quando ruggirà, accorreranno

i suoi figli dall’occidente,

accorreranno come uccelli dall’Egitto,

come colombe dall’Assiria

e li farò abitare nelle loro case.

(Os 11, 9-11)

 

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  1. ONORA IL PADRE E LA MADRE

 

Divento vecchio, mi mancano le forze, guardo i miei figli e mi viene in mente mio padre.

Mio padre, mio padre, quante volte ho pensato a lui, che non c’era mai ma ha fatto cose importanti per noi, per me, per la sua famiglia. Mio padre. 

Sarò stato un buon padre per i miei figli? 

Mio padre, mio padre.

E’ stato importante il rapporto con mio padre.

No, non è stato importante il rapporto con mio padre.

E’ importante pregare, credere.

 

No, non è importante pregare, credere.

 

VISIONE

(visione di “THE FISH AND I”, di Babak Habibifar – CLICCA QUI PER GUARDARE)

PREGHIAMO INSIEME

 

Giubilate, o cieli,

rallégrati, o terra,

gridate di gioia, o monti,

perché il Signore consola il suo popolo

e ha misericordia dei suoi poveri.

Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato,

il Signore mi ha dimenticato».

Si dimentica forse una donna del suo bambino,

così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?

Anche se costoro si dimenticassero,

io invece non ti dimenticherò mai.

Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato,

le tue mura sono sempre davanti a me.

 

(Is 49, 13-16)

 

PADRE NOSTRO…

 

 

2 pensieri su “Onora tuo padre e tua madre

  1. Ho i miei tempo…grazie ai promotori della bellissima catechesi di Avvento…letture…riflessioni…citazioni…testimonianze….ascolto di canzoni INTENSE! Grazie davvero di cuore ! Catechesi di alta qualita’ !

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