Il corpo di Cristo nelle tue mani.

Ecco il ritorno della nostra Antonietta Porro. E’ il suo prezioso articolo che esce anche sul bollettino parrocchiale della Chiesa di san Giulio in Barlassina, nella rubrica “Tu lo hai fatto come un segno”.

Non ci sono molte istituzioni nelle quali la tradizione valga più che nella Chiesa Cattolica Romana. È talmente importante che si è usi scriverla con la lettera maiuscola: ‘Tradizione’, perché essa è uno dei pilastri sui quali si fonda la Chiesa. Purché si intenda il termine nel modo giusto. Tradizione indica infatti la ‘consegna’ a chi viene dopo di noi di ciò che abbiamo ricevuto da coloro che sono venuti prima di noi, ma non si tratta di un semplice passaggio di testimone, bensì del passaggio attraverso il tempo, attraverso la storia, di ciò che ci è stato consegnato, in modo tale che nulla della verità che contiene sia alterato ma che al tempo stesso questa Verità continui a parlare agli uomini cui si è rivelata, dentro il momento storico nel quale essi si trovano a vivere.
Perché la Verità, che è Cristo, è per tutti gli uomini, di ogni luogo e di ogni tempo. Perché Cristo non è un insieme di regole e di principi, ma è vivo, oggi, nella sua Chiesa.
È per questa ragione che a volte può sembrare che le cose nella Chiesa cambino, quasi che la tradizione non sia più la stessa. E invece è giusto che sia così, perché la Chiesa cammina nella storia e – senza tradire la Verità di cui è portatrice – la trasmette agli uomini di ogni tempo così come essi sono in grado di capirla.

Tra le ‘novità’ alle quali la generazione presente si è abituata, ma che certo sarebbero sembrate insolite ai nostri nonni e bisnonni, c’è il modo in cui ci si accosta all’Eucarestia. Le generazioni passate ricevevano la Comunione in ginocchio, alla balaustra, davanti all’altare; il sacerdote deponeva sulla lingua dei fedeli l’ostia consacrata, prendendola – lui solo – tra le sue mani. Non era lecito toccare il corpo di Cristo a nessuno che non fosse il sacerdote. Oggi abbiamo imparato un gesto nuovo, che è quello di protendere le nostre mani per ricevere direttamente il corpo di Cristo: a noi, semplici fedeli, è consentito di toccare l’ostia consacrata e di portarla alle labbra.
Forse qualcuno della generazione precedente non sarà riuscito ad adattarsi al nuovo gesto (peraltro è possibile continuare a ricevere tra le proprie labbra l’Eucarestia direttamente dalle mani del sacerdote), memore di ciò che gli era stato insegnato in passato: il rispetto – di più, la venerazione – per il corpo di Gesù non permetteva di toccarlo con mani non consacrate. In realtà il nuovo gesto non toglie nulla al rispetto e alla venerazione, ma aggiunge un segno importante per l’uomo d’oggi, per il quale il rispetto non esclude la confidenza, l’intimità: anche oggi i figli devono avere rispetto per i genitori, ma questo non significa che, come accadeva in passato, si debbano necessariamente rivolgere loro con il ‘voi’.
Così il protendere le mani – con dignità, non con trascuratezza – davanti al sacerdote è segno del mendicare dell’uomo, il quale, come un povero che ha bisogno di tutto, chiede a Dio che gli si conceda, che gli doni sé stesso, perché lo possa accogliere dentro di sé, forza e sostegno per la propria vita. E Dio, attraverso il sacerdote, si mette nelle mani dell’uomo, si affida a lui, assegnandogli una grande responsabilità: quella di portarlo con sé, dentro di sé, anche fuori dalla Chiesa.
Attraverso questo nuovo gesto la Chiesa ci indica che portare Cristo nelle nostre mani è una forza e un compito. Fa capire all’uomo del Duemila che non sono solo i preti i sacerdoti di Cristo, ma tutti gli uomini partecipano in certo modo del sacerdozio. La Tradizione ci ha consegnato il Mistero dell’Eucarestia, immutato e immutabile, ma lo ha fatto parlando alla nostra sensibilità e al nostro tempo, in un modo che forse sarebbe stato incomprensibile ai nostri progenitori.

La Chiesa, che ci è Madre, è andata anche oltre: non solo possiamo – come il sacerdote – ricevere Cristo nelle nostre mani, ma alcuni di noi – i ministri dell’Eucarestia – possono anche porlo nelle mani dei loro fratelli, dei fedeli che partecipano alla S. Messa e di coloro che non possono raggiungere la chiesa, perché ammalati. In un momento storico nel quale il numero dei preti è tale da non permettere loro di arrivare dappertutto, la Chiesa valorizza anche in questo modo il fatto che tutti i fedeli sono, a modo loro, partecipi del sacerdozio di Cristo. A qualcuno potrà ancora apparire strano ricevere la Comunione nelle proprie mani dalle mani di un fratello (e certo non gli è chiesto di rinnegare la propria sensibilità), ma non si può non notare la bellezza del segno: Cristo è portato dalle mani di un uomo nelle mani di un altro uomo, perché alla debolezza delle nostre mani egli si affida, per essere portato nelle nostre vite e a quelle di tutto il mondo, come ci ricorda un’antica preghiera: «Cristo non ha mani: ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi».

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