Perché soffriamo?

Mi scuso, non riapriamo da un po’. In controtendenza: in questo periodo i bar sono più disponibili di una chiesa…

Anche Fausto ci ha scritto qualche settimana fa. Penso che anche questa volta un suo commento meriti la dignità di un articolo. Questa volta ancora di più.

Ogni volta che si entra in un ospedale, il pensiero va naturalmente al mistero della malattia e del dolore, alla speranza della guarigione e al valore inestimabile della salute, di cui ci si rende conto spesso soltanto allorché essa viene a mancare.
Negli ospedali si tocca con mano la preziosità della nostra esistenza, ma anche la sua fragilità. Seguendo l’esempio di Gesù, che percorreva tutta la Galilea, curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo, la Chiesa, fin dalle sue origini, mossa dallo Spirito santo, ha considerato un proprio dovere e privilegio stare accanto a chi soffre, coltivando un’attenzione preferenziale per i malati.
La malattia che si manifesta in tante forme e colpisce in modi diversi suscita inquietanti domande: perché soffriamo? Può ritenersi positiva l’esperienza del dolore? Chi ci può liberare dalla sofferenza e dalla morte? Interrogativi esistenziali, che restano umanamente il più delle volte senza risposta, dato che soffrire costituisce un enigma imperscrutabile alla ragione. La sofferenza fa parte del mistero stesso della persona umana.
Chi può eliminare il potere del male è solo Dio. Proprio per il fatto che Gesù Cristo è venuto nel mondo per rivelarci il disegno divino della nostra salvezza, la fede ci aiuta a penetrare il senso di tutto l’umano e quindi anche del soffrire.
Esiste, quindi, un’intima relazione fra la Croce di Gesù – simbolo del supremo dolore e prezzo della nostra vera libertà – e il nostro dolore, che si trasforma e si sublima quando è vissuto nella consapevolezza della vicinanza e della solidarietà di Dio.

Un abbraccio,

Fausto

Custodire la Vita(?)

CHE ALTRO CI POTRA’ ACCOMUNARE?

Boh! Giorno triste per me oggi…
Come la sensazione che il diritto alla vita venga dopo quello di precedenza, di cittadinanza (mioddio che ho detto!) all’amore-perché-tutto-è-amore… E PURCHE’ IL NASCITURO SIA SANO, con buona pace di Chiara Corbella.
Giorno triste per me oggi: ho parlato di Vita con i miei compagni di panca, in Chiesa.
In fondo, niente di nuovo.
Ma Chiara presto sarà santa. Questo è tutto.
Maurizio

il blog di Costanza Miriano

di Noemi Ferrari

È cominciato il periodo di Avvento e mai, come quest’anno, sperimento cosa significhi attendere qualcuno, aspettare con trepidazione che si manifesti nel mondo. A dicembre, oltre alla nascita del Salvatore, è prevista anche la venuta al mondo di Pietro, nostro figlio.

View original post 459 altre parole

Facce da italiani. Manuel Bortuzzo.

La testimonianza di un Uomo attaccato alla vita.

Quanto gli rimane è infinitamente più grande di ciò che gli hanno preso. La fede su cui evidentemente ma senza ostentazione poggia la sua famiglia è qualcosa di cui non  può essere defraudato.

Perché posso dire “mio” solo di Colui a cui appartengo…

 

Bellezza che salva il mondo.

Ecco, di Gian Lorenzo Bernini, il Busto del Salvatore (1679). E’ conservato nella Basilica di san Sebastiano fuori le Mura a Roma.  La fotografa Daniela di Sarra aveva notato una sorprendente somiglianza fra il viso del Salvatore, del Bernini, e il volto dell’Uomo della Sindone. Sovrapponendo le due foto, ha dimostrato che le due immagini collimavano quasi perfettamente. Bernini si è ispirato alla Sindone per la sua ultima scultura, per prepararsi a una buona morte. L’Uomo dei Dolori (Isaia 53, 3-8), l’Uomo della Sindone, che si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori per salvarci, per l’arte geniale del Bernini risorge nella gloria, con i suoi lineamenti, ma trasfigurato nel Più Bello dei Figli d’Uomo (Salmo 44), il “bel pastore” (Giovanni 10, 14), kalòs, cioè agathos: buono. Il Risorto, il Salvatore, punto focale di tutta quella bellezza, che salverà il mondo.  QUI l’articolo completo di Emanuela Martinelli su “La nuova bussola quotidiana”.

 

L’altro paio.

Premiato al Cairo, al Festival del Cinema 2014, quale migliore cortometraggio egiziano, in poco più di quattro minuti, “L’altro paio” ispirato a un episodio della vita di Gandhi,  racconta la vicenda di due bambini, l’uno povero, l’altro ricco, ma entrambi ricchi di generosità. Non si scade mai nel banale o nella commozione troppo facile. La regista, Sarah Rozik, ha solo 20 anni. Imperdibile! Grazie al nostro don Fabio Verga per la segnalazione.

 

Vivere volentieri.

L’Autore è Luigi Patrini, un amico di Gallarate (Varese) ora scrittore. L’articolo è pubblicato oggi su La Prealpina. Il Titolo è “Libertà o capriccio”. Abbiamo lasciato le colonne come appaiono sul giornale perché secondo me queste parole sono poesia. Ho rinominato questo brano “Vivere volentieri” perché, secondo Luigi, è la prerogativa, o dovrebbe proprio esserlo, del cristiano che cerca la Verità che lo libera. Grazie!

Più frequento il pensiero cristiano
e più capisco la sua valenza
“laica”! Sembra un paradosso,
ma è proprio così,
perché sempre più mi appare
evidente la “ragionevolezza”
degli insegnamenti di Gesù e, Continua a leggere

Insieme: variante della parola “amore”…

C’era una volta un contadino che aveva quattro figli: belli, forti e coraggiosi ma purtroppo in perenne disaccordo tra loro, a motivo del loro eccessivo orgoglio.
Il padre ne soffriva e studiava il modo per creare un po’ di armonia tra loro, ma senza alcun risultato.
Un giorno li chiamò tutti attorno a sé e si fece portare quattro verghe di frassino, le legò insieme, poi disse ai suoi figli: “Vediamo chi di voi è capace di spezzare questa manciata di asticelle”. Ognuno dei suoi figli provò e riprovò ma nessuno riuscì non solo a rompere, ma nemmeno a piegare il fastello di verghe. allora il padre sciolse le verghe e ne consegnò una a ciascuno dicendo: “Provate adesso”. All’istante ogni giovane spezzò senza sforzo alcuno la sua asticella. “Ecco, figli miei”, disse il padre, “anche voi, se riuscirete a stare uniti, sarete capaci di superare ogni pericolo ed ogni avversità. Se invece rimarrete discordi e in conflitto tra voi, diventerete preda e oggetto di scherno per i vostri nemici.”
E’ proprio così, cari amici: se vogliamo ritrovare un po’ di pace, di serenità e di gioia di vivere, dobbiamo deporre il nostro orgoglio e ritornare ad essere uniti e collaborativi. Facciamoci guidare dalla parola “insieme” che è una delle innumerevoli varianti della parola “amore”.

da Frate Indovino