Preti scomodi e profetici

E’ questo il titolo che l’Osservatore Romano ha utilizzato per raccontare la visita di papa Francesco a Barbiana e a Bozzolo, dove ha pregato sulle tombe di don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari.

Scomodi perché hanno avuto il coraggio di andare anche contro corrente per cercare di vivere fedeli al Vangelo di Cristo senza compromessi, senza  se e senza ma …

Profetici perché vivendo in pieno il loro tempo facendosi prossimi alla gente che incontravano sono stati presenza e testimonianza del Crocifisso risorto e vivo nella Chiesa …

 

Scomodi e profetici perché ebbero a dire …

don Lorenzo Milani:

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri

don Primo Mazzolari:

È finito il tempo di fare da spettatore sotto il pretesto che si è onesti e cristiani. Troppi ancora hanno le mani pulite perché non hanno mai fatto niente. Un cristiano che non accetta il rischio di perdersi per mantenersi fedele a un impegno di salvezza, non è degno d’impegnarsi col Cristo

 

… sapere di appartenere a …

Dal discorso di Papa Francesco all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma sul tema “Non lasciamoli soli! Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti”

Oggi le reti sociali sembrerebbero offrirci questo spazio di rete, di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo. Ma il problema che comportano, per la loro stessa virtualità, è che ci lasciano come per aria e perciò molto volatili. Non c’è peggior alienazione per una persona di sentire che non ha radici, che non appartiene a nessuno

 

Se sai di appartenere a qualcosa o a qualcuno, anche nella solitudine più cupa, ci sarà sempre qualcosa a cui tornare o qualcuno a cui aggrapparti … e lo scrivo per esperienza …

2 Cor 2,15

… noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo …

 

Essere profumo … ma cosa vuol dire per me?

♦ diffondere odore “buono” senza preoccuparsi che si sappia da dove provenga … esercitati nella virtù dell’umiltà

♦ preoccuparsi di essere e mantenersi “puliti” soprattutto dentro … accostati frequentemente alla  confessione

♦ non dimenticarsi di usare ogni giorno un buon deodorante … quale miglior aiuto della preghiera quotidiana

Forse saranno osservazioni banali, ingenue e superficiali, ma perchè complicarsi la vita?

Buona giornata a tutti!

“AIUTAMI A CAPIRE ….”

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“Le migliori”: il successo discografico del 2016; ed al bar non poteva mancare ovviamente il commento dell’esperto della canzone del Betania’s … visto che si tratta di Celentano (senza nulla togliere a Mina, ovviamente). Però stavolta l’esperto non canta: “ti lascio amore” proprio non gli riesce. Gli piace, l’ha colpito tantissimo, è un turbinio di emozioni.

Ma è difficile. Da cantare: solo Celentano può interpretarla così. E da ascoltare.

Difficile perché c’è qualcosa che non torna: per la prima volta in vita tua senti Celentano cantare che vuole chiudere un matrimonio. Non l’ha mai fatto: era arrivato a tradire, ma nella stessa notte già sceglieva per il matrimonio (la  storica “sotto le lenzuola”, cantata a Sanremo nel 1971 in coppia con il Coro Alpino Milanese).

Stavolta c’è un parlato iniziale che ti spiazza, poi ribadito dal canto: “io non so che mi succede dentro l’anima, ogni decisione presa è discutibile, e l’angoscia di sbagliare è insopportabile, quanto la certezza che devo andare via”. Adriano canta “devo andare via”?

Da lì in poi sentirai il disagio della coppia.. ma continuano a dirsi “amore”; Celentano intanto è passato a chiedere “lasciami amore” (il “devo andare via” non era così certo? Serve un “aiuto” per chiudere?), e senti la coppia accennare a tanti motivi, nessuno dei quali speri sia determinante. Però, in un crescendo, c’è Mina, che gli canta “ti lascio amore”, e passa da un “faccio posto ad emozioni nuove” ed un “forse adesso tra di noi…” ad un “non far si che i nostri giorni siano stati inutili”..  fino alla scena finale, quella che tu proprio non volevi: “io ti ho tradito, ma a modo mio ti ho sempre amato … ti lascio amore..no..non odiarmi amore..ti lascio amore..ti lascio”. Pum!

Ormai lo senti che è andata, non c’è più niente cui aggrapparsi: se anche la “certezza che devo andare via” non fosse stata tale, anche se Adriano era passato a “lasciami amore”, Mina, pur continuando a chiamarlo “amore”, lo lascia! La richiesta è stata esaudita.

Il canto è finito. C’è solo un drammatico parlato di Adriano; non c’è nemmeno quella sorta di consolazione del “non far si che i nostri giorni siano stati inutili” di Mina, perchè c’è il buio più totale di “tra un anno avremo già dimenticatooppure”. Come? C’è un “oppure”?

oppure aiutami a capire, dimmi, che tutto quanto è sbagliato”.

C’è il colpo di scena? C’è la richiesta di un aiuto perché, insieme, possa prevalere la coppia, con le sue difficoltà e risorse? Si può riprendere il testo dall’inizio, e rivedere quel “tutto sbagliato”, incominciando dall’ “ogni decisione presa discutibile”? In fondo, sono ancora capaci di arrivare a prendere decisioni (anche se poi le ridiscutono…).

Stefano

Siamo pecorelle

Oggi al Betania’s bar si sta cantando nientemeno che “la pecora è nel bosco … pum!”.

Il gestore non crede alle sue orecchie: anche se sa che il “suo” esperto se lo deve coccolare, perché uno così non lo trovi da un’altra parte… a volte rimane un po’ perplesso!

Sguardi attoniti ed incuriositi: “Esperto, cosa c’è? sei tornato bambino?” “Macchè .. sono passato dalla biblioteca, e ho visto la famosa scritta”. Già, perché ormai al bar ogni tanto si parla di scritte sui muri (i clienti sono attenti alla comunità ed città, che a sua volta fornisce materiale).. vabbè, a dire il vero ne hanno parlato pure i giornali, perché martedì 30 c’era l’articolo sulla Prealpina: si raccontava che in via Legnani qualcuno ha preso di mira la madonnina che si trova nella nicchia all’angolo con il parco (ma il vetro antisfondamento ha retto all’urto); e poi c’era una foto e la descrizione di quanto è successo al Santuario (ma l’esperto al bar si è portato la foto che ha scattato lui, la trova più “artistica”).

“Siete pecorelle” …

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ma siamo pecorelle?”

Se per pecorelle si intende che ci fidiamo del Pastore e lo seguiamo, direi proprio di sì.

E della pecora della canzone cosa possiamo dire? Che stava in un posto piuttosto pericoloso, visto che poi è arrivato il fuoco! E questo perché era da sola!

Al di là che noi sappiamo che c’è un Pastore che lascia le altre 99 pecore per cercarla, è indubbio che se fosse stata con il gregge e con il pastore non avrebbe corso pericoli.

Ma per stare nel gregge occorre essere pecore “inermi”? Assolutamente no! Occorre essere “attivi”, allora? Non necessariamente, direi …ma “vigili”, per essere “pronti”, si!

C’è una grande risorsa che ciascun cristiano ha a disposizione, per vivere alla grande come singolo e nel “gregge”: e si chiama “testimonianza”!

E può originarsi con le occasioni più impensabili. Ad esempio, partendo da una scritta sui muri…

Stefano

LO SPAZIO VITALE DELLA CHIESA

“Se Napoleone non fece cavare queste colonne non le può certo far cavare lei che, mi permetta, è assai meno importante di Napoleone”.

Poco prima alcuni uomini del comune hanno tentato di cominciare a scalzare col piccone uno dei colonnotti, su cui adesso sta tranquillamente seduto un parroco, anche se il sindaco l’ha imbrigliato dichiarando che se non si possono “ostacolare lavori di pubblica utilità decretati dal comune”.

Di quali colonne stanno discutendo animatamente Don Camillo e Peppone? Di quelle “piantate sul terreno della chiesa dal molto reverendo parroco Don Antonio Bruschini nel 1785”, “territorio” che “ nel 1796” “entrò a far parte della Repubblica Cispadana” e che, “difeso su tre lati da tozzi colonnotti di pietra, era considerato spazio vitale della chiesa”.

Ora la piazza si è riempita di gente e … “Questo è il sagrato e non si tocca”.

Nella premessa del racconto “i vecchi parroci hanno le ossa dure”, in “Don Camillo e i giovani d’oggi”, Guareschi definisce il sagrato come “spazio vitale della chiesa”; bello, vero?

Ora, mentre Voi pensate al sagrato della Vostra chiesa, colgo l’occasione per raccontarVi un fatto recentissimo accaduto nella città di Somma Lombardo, nella mattina del 17 gennaio.

Piazza Vittorio Veneto in fondo non è molto diversa da quella che Guareschi descriveva in quel brano: a un lato il comune, dall’altro la chiesa di Sant’Agnese, ed in mezzo il Sempione.

E in quella mattina il sagrato e la piazza si sono riempiti di gente. Sono arrivati il parroco, il sindaco ed altre cariche istituzionali; c’è lo sguardo attento della Polizia Locale, ci sono passanti curiosi, esponenti di associazioni e persone accorse apposta per l’evento: sono ritornate le campane!  Ancora pochi giorni e, dopo la benedizione del Cardinal Scola, il concerto e la festa patronale, le campane torneranno al loro posto.

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E’ uno spettacolo osservarle da vicino: riportano l’anno di produzione (il 1949), e sono splendide!

E in tutto questo scopri anche una signora visibilmente emozionata che individua la “sua” campana, quella che proprio lei aveva inaugurato. Bello, vero? Quanta gioia, ricordi ed emozione sul sagrato!

Guardi la chiesa, che festosamente ti invita “cantate con giubilo al Signore”, ed il campanile, e già pensi che quando tornerai a guardarle, quelle campane ti sproneranno a guardare al più alto dei cieli.

Non c’è niente da scoprire, in fondo: sul sagrato c’è la vita della Chiesa; c’è la vita della comunità, che lì si incontra e che in chiesa si trova per quello che è l’Incontro con la I maiuscola!

Poi però pensi alla signora, e ti viene in mente che, mentre raccontava quella inaugurazione di oltre sessant’anni fa,  dietro a lei ed alla “sua” campana, c’era uno sfondo: il municipio!

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E cogli che Peppone ha usato una parola importante, pensando al sagrato e dandogli una collocazione “pubblica”; noi vedevamo la chiesa e le campane .. ma c’è anche altro da guardare su un sagrato: ecco il suo segreto “vitale” !

La vera forza sta nel nostro sguardo, ricaricato dall’Incontro in chiesa ed aperto alla comunità ed alla città, per vedere ogni volta quanto c’è oltre il sagrato.

Stefano

E Voi cosa vedete dal “Vostro” sagrato?