Nostalgia canaglia

Pensieri di fine anno.

Spesso mi prende un po’ di nostalgia.

Leggo dal Corriere della Sera il fondo di Massimo Gramellini che mi rassicura:

non c’è nulla di sbagliato nell’essere nostalgici. La nostalgia scalda il cuore. È stato dimostrato che chi la prova sopporta meglio il freddo.”

Bene, allora posso star tranquilla. E invece…

la nostalgia funziona se è uno strumento, non un traguardo, un modello e non un rifugio. La nostalgia semplifica, restituendoti nel ricordo una realtà depurata dalle tensioni, quindi deformata.”

Non va respinta o schiacciata la nostalgia, ma forse ridimensionata, per meglio vivere il presente.

Infatti l’augurio di Gramellini si chiude così: “il contrario della nostalgia è la consapevolezza di vivere immersi nel presente.”

Nel presente!

Ecco, vado a vivere il presente.

La verità e l’uomo intero

L’uomo che veramente ascolta è l’uomo intero: testa, cuore, pancia.

Unità profonda di sentimento, affetto, intelletto, ragione. Non si deve ascoltare solo con uno di questi organi, ma con tutto noi stessi.

Occorre perciò prendersi cura del soggetto che ascolta, cioè di noi!

Solo tutto questo fa dell’uomo un ascoltatore che sa interloquire, non passivo ma consapevole e critico.

Altrimenti sarà un soggetto debole, facile da strumentalizzare.

Il vero ascoltatore non ha paura di provare emozioni forti, ma non confonde la sua reazione con la realtà stessa.

Riesce a valutare il proprio sentimento come ciò che gli avvicina la realtà al suo cuore, come una lente di ingrandimento che permette di mettere a fuoco il reale, di sentirlo realmente vicino ed interessante: ma non confonderà la lente di ingrandimento con la realtà stessa.

La conoscenza, l’ascolto ha bisogno di un uomo desiderante la verità.

La questione della verità ritorna sempre perché è il cuore dell’uomo ad essere fatto per essa.

Certo, si può lasciarsi volontariamente ingannare, ma il cuore nella sua origine contiene in sé una istanza critica.

Si ascolta veramente quando si ascolta con la totalità della persona.

Cosa sarà

 

Gita domenicale a Bergamo con un’amica.

Lungo il Sentierone c’è la manifestazione di Bergamo Incontra; ogni anno più interessante.

Oggi vi offro uno spunto musicale: quello di ascoltare la canzone di Lucio Dalla “Cosa sarà”.

Clicca qui per ascoltarla

Poi prendete in mano il testo:

“Cosa sarà che fa crescere gli alberi
la felicità
che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento
cosa sarà
a far muovere il vento a fermare il poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato
Cosa sarà
che ti svegli al mattino e sei serio che ti fa morire ridendo di notte
all’ombra di un desiderio
Cosa sarà
che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l’hai bevuta
Cosa sarà
che ti spinge a picchiare il tuo re che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è
Cosa sarà
che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà
che ti strappa dal sogno
Cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto ti getta nel mare e ti viene a salvare
Oh, oh, Cosa sarà che dobbiamo cercare che dobbiamo cercare
Cosa sarà
che ci fa lasciare la bicicletta sul muro e camminare a sera con un amico a parlare del futuro
Cosa sarà
questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende
Cosa sarà
quell’uomo e il suo cuore benedetto che sceso dalle scarpe e dal letto si è sentito solo
e come un uccello che in volo si ferma e guarda giù”

E vi lascio una domanda:

Cosa debbo cercare per esser felice davvero?

 

Scomoda responsabilità e permanente distrazione

… qualcosa incagliato nell’anima di Raymond Carver, in quella maledetta lavanderia a gettoni:

“pensando a quel momento, però, ricordo che anche in quel senso di confusa frustrazione che quasi mi portava alle lacrime, nulla – e dico davvero – nulla di quanto mi era mai successo nella vita, poteva anche solo avvicinarsi, poteva essere così importante per me, poteva essere di un rilievo pari al fatto che avevo due figli. E che li avrei sempre avuti e sempre mi sarei trovato in questa posizione di scomoda responsabilità e permanente distrazione.”

Pagine da rileggere.. dopo l’ennesimo articolo sull’inverno demografico italiano.

 

(Im)possibile

“Lo sai qual è la vera menzogna?”

“Che un uomo possa aiutare un altro uomo.”

(Sándor Márai, in ‘La sorella’)

No, non è menzogna, è possibilità di misericordia.

La si impara alla scuola di Colui che finì in croce al Venerdì Santo.

Nutrimento indispensabile all’anima umana è la libertà

Libertà non è uno spazio libero, cantava Giorgio Gaber, libertà è partecipazione.

Ma erano gli anni ‘70.

Vi sembrerò pessimista, ma a me pare che oggi, per i ragazzi, la libertà non solo è vista come il desiderio di fare ciò che vogliono, ma è declinata spesso in un’ottica individualistica.

Chiedono ai genitori di farsi da parte, di non intralciarli.

Libertà totale e illimitata: vogliono decidere loro quanto stare al computer, quanto studiare, a che ora della notte rientrare, cosa bere, come vestirsi. Beh, obietterà qualcuno, è sempre stato così.

La ‘novità’ del modo di concepire la libertà da parte dei nostri adolescenti sta nell’erosione dell’idea di limite.

I ragazzi, i giovani reclamano per sé non un po’ di libertà, ma la libertà tutta e subito. Ciò che esigono non è l’allentamento del legame con i propri genitori, ma la cancellazione dello stesso. E tutto ciò possibilmente in modo cortese, senza uscire di casa, senza sbattere la porta. Che la casa-albergo continui a funzionare, con vitto, alloggio e connessione a internet h24.

Cosa non ha funzionato ? Forse che la regola da sola non basta, se non è accompagnata dallo stare assieme.

In gioco non c’è l’obbedienza, ma la presenza.

 Che abbiamo smarrito il senso della presenza? Che siamo noi gli assenti?