Preti scomodi e profetici

E’ questo il titolo che l’Osservatore Romano ha utilizzato per raccontare la visita di papa Francesco a Barbiana e a Bozzolo, dove ha pregato sulle tombe di don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari.

Scomodi perché hanno avuto il coraggio di andare anche contro corrente per cercare di vivere fedeli al Vangelo di Cristo senza compromessi, senza  se e senza ma …

Profetici perché vivendo in pieno il loro tempo facendosi prossimi alla gente che incontravano sono stati presenza e testimonianza del Crocifisso risorto e vivo nella Chiesa …

 

Scomodi e profetici perché ebbero a dire …

don Lorenzo Milani:

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri

don Primo Mazzolari:

È finito il tempo di fare da spettatore sotto il pretesto che si è onesti e cristiani. Troppi ancora hanno le mani pulite perché non hanno mai fatto niente. Un cristiano che non accetta il rischio di perdersi per mantenersi fedele a un impegno di salvezza, non è degno d’impegnarsi col Cristo

 

Corpus Domini. Monsignor Delpini.

Don Mario, come ama farsi chiamare, in visita a Regina Pacis – Saronno

Monsignor Delpini è un teologo ma consideriamo anche come scrive. Diplomato al liceo classico e laureato in lettere, è autore di diversi libri che comunicano di Cristo in modo diretto e con un fine umorismo che non può non raggiungere il cuore. 

Leggiamo qui come parla di noi cristiani alla Festa del Corpus Domini:

Non abbiamo che questo

1.I cristiani, gente per bene.

I cristiani sono gente per bene. Parcheggiano con criterio, se sbagliano una manovra chiedono scusa. Sono gente per bene: parlano senza troppe parolacce, discutono senza gridare troppo, parlano di calcio e di politica, un po’ come fanno tutti, lamentano dei mali presenti, un po’ come fanno tutti. Sono gente per bene: se c’è da dare una mano, non si fanno pregare; se capita una disgrazia sono tra i primi a commuoversi e a soccorrere, per la festa del paese ci prendono gusto a organizzare il pranzo comunitario e la pesca di beneficenza.

2.I cristiani e il loro cruccio.

Tuttavia i cristiani sentono dentro una inquietudine e c’è un cruccio che non li lascia tranquilli. Guardano i loro bambini e sospirano: “Come sono belli e cari! Ma che sarà di loro? Non siamo in grado di assicurare loro la gioia!”. Applaudono gli sposi novelli, hanno ma come un retropensiero: “Come sono contenti! Ma durerà? Non siamo in grado di assicurare la fedeltà!”. Attraversano con un senso di colpa i giardinetti in cui bivaccano adolescenti inconcludenti: “Quanto tempo sciupato! Quanti talenti sotterrati! Non siamo in grado di aiutarli a rispondere alla loro vocazione!”.
Ecco come sono i cristiani: sono inadeguati e sanno di non essere all’altezza della loro missione. Sono là per essere sale e non riescono a dare sapore! Sono là per essere luce e anche loro talora sono avvolti da un grigiore confuso.
Ecco come sono i cristiani: gente per bene, che non è all’altezza delle sfide di questo tempo complicato.

3.Né argento né oro: solo il Nome.

C’è però da dire che l’essere inadeguati al compito non è, per i cristiani, motivo di scoraggiamento. Non si sentono complessati. Continuano a ripetere le parole di Pietro: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo…!”(At 3,6)
Per questo, ogni anno, i cristiani percorrono le vie della vita quotidiana celebrando la processione del Corpus Domini, per dire a tutti: “Siamo gente per bene, abbiamo tutte le buone intenzioni, non siamo all’altezza. Però questo sì possiamo offrirlo: il Pane della vita eterna. Siamo cristiani!”

+ Mario Delpini
Vescovo e Vicario Generale, Arcidiocesi di Milano

Imparare a credere

Il teologo luterano Bonhoeffer ricordava, pochi mesi prima della sua impiccagione ad opera dei nazisti, un colloquio avuto in America con un pastore protestante francese.

Egli, il pastore francese, affermava che il desiderio suo più grande fosse di “essere santo”.

Bonhoeffer gli aveva risposto: “Io invece vorrei imparare a credere“.

Leggo in queste parole una possibile definizione del cristiano: egli è colui che impara a credere, giorno dopo giorno, fino al termine della sua vita.

La fede non è più qualcosa di ovvio e di scontato, anche se viviamo – qui in Italia – in un contesto in cui il popolo ancora, come ho sentito dire di recente dal direttore di Avvenire, ‘respira cristiano’ anche se non vive più ‘da cristiano’.

Ubriacati di Pane.

Un’osteria di Grazia  

MARCO POZZA
Vanno all’osteria per dimenticarselo, invece lo trovano: Lui non voleva dimenticarli, non voleva lo dimenticassero. Li ubriacò di Pane.

Il loro paese è quella strada: una strada battuta nell’ora dell’imbrunire. Una strada nella quale due viandanti sfiduciati spezzano tra loro un’ultima briciola di speranza: “Almeno incontrassimo qualcuno per strada”. Coi loro volti da venerdì santo, stanno ancora celebrando la loro via-crucis, quella più funerea: tornano a casa e, rincasando, ogni cosa parla loro di Lui, dell’Amico, di quella stranissima faccenda che aveva riacceso loro il cuore, la carne, l’intuizione.

Vogliono a tutti i costi staccare da quella giornata. S’impegnano, si sforzano, non ce la fanno: Continua a leggere

Sofferenza è non riconoscere il Signore.

Janrt Brooks-Gerloff “Emmaus” Aachen, Germania

Gesù, il compagno di viaggio che non riconosciamo

ERMES RONCHI

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». […]

La strada di Emmaus racconta di cammini di delusione, di sogni in cui avevano tanto investito e che hanno fatto naufragio. E di Dio, che ci incontra non in chiesa, ma nei luoghi della vita, nei volti, nei piccoli gesti quotidiani. I due discepoli hanno lasciato Gerusalemme: tutto finito, si chiude, si torna a casa. Ed ecco che un Altro si avvicina, uno sconosciuto che offre soltanto disponibilità all’ascolto e il tempo della compagnia lungo la stessa strada. Uno che non è presenza invadente Continua a leggere

Per la Gioia di san Filippo Neri.

La Croce sul Gran Sasso

Figli miei, non può essere diversamente, la si giri come si vuole: l’uomo deve portare una croce; se vuole diventare un uomo buono e giungere a Dio, deve sempre soffrire; deve sempre portare una croce, qualunque essa sia; se ne fugge una ne incontrerà un’altra. Nel mondo non è ancora nato colui che con belle parole potrà dire che non è così. Tu devi sempre soffrire, fuggi dove vuoi, fa’ ciò che vuoi; potrà accadere una volta che Dio metta le sue amabili spalle sotto la tua croce e ne porti il peso nel tratto più difficile; allora l’uomo si sente così libero e leggero che gli sembra di non aver mai sofferto e non è più conscio della sofferenza. Ma appena Dio si sottrae al fardello, questo grava sull’uomo, con tutto il suo peso insopportabile, tutta la sua amarezza. (Sermone 83 di Giovanni Taulero composto in occasione della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce)

Leggi QUI l’articolo completo, con riferimento a san Filippo, di Padre Maurizio Botta.

fonte: Blog amico Cinquepassi.org

Preghiera di Pasqua di Mons. Delpini.

Robeto Ferri “Gesù incontra sua Madre” 2011

Veramente umano e veramente virile l’augurio del nostro amico don Mario Delpini, Vicario Generale della Diocesi di Milano. Qui non si tratta di resistenza passiva. Ci esorta una ventina di volte col verbo RESISTERE usato come sinonimo di RIMANERE. In Gesù. E’ il procedere fino allo squarcio che ci raccomandava già QUI insieme allo “Stacce!” di Stefano Bataloni, insieme al Pianista di Polanski.  Grazie.

STAVANO

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria di Magdala (Gv 19,25)
Resistere. Anche quando sembra di rimanere soli: tutti se ne sono andati, spaventati, scoraggiati, disperati. Resistere anche nella solitudine, perché stare vicini al Signore, seguirlo sulla via dolorosa, continuare a tenere fisso lo sguardo su di lui è la grazia di una amicizia che non delude, è l’ingresso nella comunione che salva, è il rimanere che consente di portare molto frutto.
Resistere. Anche quando Continua a leggere