Catechesi d’Avvento: Dio

unnamedcatechesiavvento2017Carissimi,

qui di seguito trovate il testo della Catechesi di Avvento tenuta ieri nella Parrocchia Ss. Pietro e Paolo di Saronno e animata dal gruppo “storico” del Betania’s Bar.

Lasciandoci guidare e ispirare dal Catechismo della Chiesa Cattolica, abbiamo lavorato sulle tre lettere che da millenni scuotono il cuore di noi creature: Dio.

Attraverso il metodo dell’Officina di espressione, caro all’associazione Bombacarta, evitando le trappole di un inutile “fare accademia”, abbiamo messo in dialogo tra loro testi e brani musicali.

A noi il risultato piace molto. E ve lo proponiamo, sperando di ricevere numerosi riscontri.

Un grazie speciale a Silvia e Norma, Stefano e Maurizio, Giordano e l’impareggiabile Giannino che con il “coretto” della parrocchia Regina Pacis ha regalato bellezza alla parte musicale.

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Quiete d’autunno.

Silenzio! Oggi il nostro FAUSTO CORSETTI ci propone uno strumento per ritrovare se stessi con una possibilità in più di aprirsi agli altri. Ascoltiamo Fausto, in un silenzio desiderato

Quando ai bordi delle strade cominciano a rincorrersi, vivaci e disordinate, foglie dalle forme più diverse e dalle tinte calde di cui si rivestono solitamente i tramonti, a tutti è chiaro che si fa prossimo il momento dell’ultimo raccolto, degli ultimi colori prima che venga il tempo della spoliazione, dell’attesa, del gelo, del rigore.
I giorni si abbreviano e gradualmente si raffreddano, lasciando traccia di tale mutamento in umide nebbie che, a sera, avvolgono in un silenzio tipico che ovatta e nasconde, cose e persone.
Ognuno di noi ha una stagione che ama. Io preferisco Continua a leggere

Così vicini, così lontani.

Come ascolteremmo, meglio: come ascoltiamo Gesù? Io, spesso, nonostante vanti una discreta autostima, NON ASCOLTO IL MIO PROSSIMO COME FAREI CON ME STESSO… O CON GESU’! La proposta – di livello elevato – odierna dell’amico Fausto mi ha fatto riflettere in questo senso. Grazie! A presto! 

Quante sono le persone che incontriamo lungo la nostra giornata. Sono volti che guardiamo, storie che sfioriamo, mondi che non conosciamo. Ci si passa accanto, per tutta la vita: e ciascuno può restare se stesso, estraneo all’altro, sconosciuto all’altro.
Ci si può incontrare anche per una sola volta nella vita. Ma quale sarà il senso, il messaggio che ci viene, che può venire da quella persona che, molto probabilmente, non incontreremo mai più. Cosa resta? Cosa lasciamo? Quel passo frettoloso, quel sorriso distratto, quello sguardo interrogante, quella cortesia formale, quella estraneità che incuriosisce, quel mistero che attrae, quell’indifferenza che allontana, quella paura che mantiene le distanze, quella fatica che Continua a leggere

Ricordati di Gesù Cristo!

Vladimir Borovikovsky: san Giovanni Evangelista

Abbiamo ricevuto dalla nostra Gemma, per la verità più di qualche giorno fa, la segnalazione della bellezza dei contenuti annunciati all’Udienza generale di Papa Francesco di mercoledì 30 agosto.
“Erano circa le quattro del pomeriggio”. Giovanni scrisse il suo Vangelo ormai anziano ma ricordava il posto, la data, persino l’ora del suo incontro con Gesù! Capita allorché una Scintilla, “esse” maiuscola, incendia il cuore di un uomo. E capita che si mantenga giovane anche un pensionato!

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vorrei ritornare su un tema importante: il rapporto tra la speranza e la memoria, con particolare riferimento alla memoria della vocazione. E prendo come icona la chiamata dei primi discepoli di Gesù. Nella loro memoria rimase talmente impressa questa esperienza, che qualcuno ne registrò perfino l’ora: «Erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,39). L’evangelista Giovanni racconta l’episodio come un nitido ricordo di gioventù, rimasto intatto nella sua memoria di anziano: perché Giovanni scrisse queste cose quando era già anziano.

L’incontro era avvenuto vicino al fiume Giordano, dove Giovanni Battista battezzava; e quei giovani galilei avevano scelto il Battista come guida spirituale. Un giorno venne Gesù, e si fece battezzare nel fiume. Il giorno seguente passò di nuovo, e allora il Battezzatore – cioè, Giovanni il Battista – disse a due dei suoi discepoli: «Ecco l’agnello di Dio!» (v. 36).

E per quei due è la “scintilla”. Lasciano il loro primo maestro e si mettono alla sequela di Gesù. Sul cammino, Lui si gira verso di loro e pone la domanda decisiva: «Che cosa cercate?» Continua a leggere

Assetati di vita.

Edward Hopper “Morning sun”

“Soltanto la sete e il bisogno rendono possibile il cammino, la ricerca, la passione, il desiderio.” Vorremmo dare l’evidenza di un post al commento pubblicato amichevolmente da Fausto. Che torni da noi! 

L’attesa è l’abilità di riconoscere la completezza nel dettaglio e, stupiti, provarne intima riconoscenza. Accade, talvolta, di non vedere nulla o nessuno che desti attenzione, di non avvertire più alcun interesse, di non provare dentro più alcuna passione, di non coltivare più alcuna curiosità, di non assecondare più alcuna sfida, di non lasciarsi sedurre più da alcun sogno.
Tutto appare già sufficientemente noto, sperimentato, appreso, accaduto. Soltanto il “dovere” o un radicato “senso di responsabilità” sembra dare senso a giornate diventate troppo uguali o scontate.
La prova o anche, per altre ragioni, l’appagamento riescono, troppo spesso, a soffocare il desiderio di cercare, di inseguire, di costruire, di sognare, di incontrare, di imparare. Allora il desiderio diventa nostalgia, il sogno illusione, il futuro disincanto, il presente fatica, la vita sopravvivenza.
Senza attesa, senza trepidazione, senza incertezze, senza bisogni non solo non c’è futuro, ma nemmeno Continua a leggere

Rischio: mezzo con cui colonizziamo il futuro?

Il rischio è un piacere – dice Garland (noto studioso in materia) –  un brivido, una fonte di guadagno e libertà.

Il rischio è il mezzo col quale colonizziamo e controlliamo il futuro.

Da anni mi interessano le tematiche di gestione del rischio e, al di là delle definizioni, che attingono a teorie diverse, tutte hanno una prospettiva comune: riconoscono la distinzione tra realtà e possibilità.

Questo è il vero fascino per me: il rischio legato alla possibilità che il futuro cambi. Che sia modificato dall’intervento dell’uomo.

Se il futuro fosse tutto predeterminato, parlare di rischio …non avrebbe senso.

Ciò che è in gioco è la possibilità di immaginare il futuro, di aprire gli orizzonti, insomma di giocare nel campo sterminato della libertà.

Solo così, dopo tanto tempo, sono riuscita ad apprezzare quanto diceva don Fabio Verga, in varie occasioni:

“Il futuro non è un rischio, è una promessa.”