Quotidiano mistero.

…ormai Fausto lo conosciamo bene: se parla di profondo affetto intende proprio profondo affetto…

Che ricambiamo!

Un caro abbraccio a Voi tutti con profondo affetto.
FAUSTO CORSETTI

Un foglio bianco, non scritto, pronto; un tavolo che guarda lontano; una finestra che svela e nasconde: un mondo carico di messaggi, domande, interrogazioni, suggestioni per chi sa leggere e ascoltare. E accanto una sedia vuota, pronta, libera che attende.
Mille cose affollano questi spazi capaci di creatività, di parola, di suono, di luce, di colore. Molte più cose di quelle che servono.
Ma è sempre così: ogni capolavoro offre piccoli dettagli, è fatto Continua a leggere

Scomoda responsabilità e permanente distrazione

… qualcosa incagliato nell’anima di Raymond Carver, in quella maledetta lavanderia a gettoni:

“pensando a quel momento, però, ricordo che anche in quel senso di confusa frustrazione che quasi mi portava alle lacrime, nulla – e dico davvero – nulla di quanto mi era mai successo nella vita, poteva anche solo avvicinarsi, poteva essere così importante per me, poteva essere di un rilievo pari al fatto che avevo due figli. E che li avrei sempre avuti e sempre mi sarei trovato in questa posizione di scomoda responsabilità e permanente distrazione.”

Pagine da rileggere.. dopo l’ennesimo articolo sull’inverno demografico italiano.

 

Ascensione del Signore per don Giacomo Rossi.

Link alle Letture

Nel 1961 i sovietici riuscirono per la prima volta a mandare un uomo nello spazio. Forse il primo cosmonauta Gagarin o forse la propaganda anti-religiosa sovietica fece dire: “non vedo nessun Dio quassù”. Si voleva così dire che i cieli che preghiamo e dove il Signore è asceso fossero in realtà vuoti. L’altezza a cui tende la nostra vita, ciò che ci sta davanti oltre le nuvole, è solo spazio vuoto e freddo: non c’è un abbraccio che ci attende, non c’è un uomo (con tutte le sofferenze di un uomo vero) ad aspettarci. Assurdo: come se avessimo bisogno di andare nello spazio per confutare o dimostrare Dio? Come se i cieli fossero soltanto il “sopra le nuvole”.
Eppure, nella realtà, neanche per gli astronauti “i cieli” sono solo spazi freddi e vuoti sopra le nuvole, ma hanno un loro significato simbolico, metaforico e reale al tempo stesso. Insomma, questo spazio sopra di noi significa qualcosa? Certamente simbolicamente ci affascina e ci incanta, ben oltre lo spazio fisico.

Ora pare che lo conosciamo benissimo: ci mandiamo satelliti e lo esploriamo, eppure “i cieli” restano sempre “oltre” e “al di sopra”, continuando a farci spostare sempre più in là il nostro desiderio di vedere. E non sarà un caso che nel 1969, quando Buzz Aldrin metteva piede sulla Luna per la prima volta, dopo il suo compagno, durante un momento di silenzio decise di fare la comunione e bere il vino consacrato e l’ostia che dalla terra si era portato: “ho versato il vino nel calice che la chiesa mi aveva consegnato. Con la gravità pari ad 1/6 di quella terrestre il vino Continua a leggere

Tolti i rami secchi si vede di nuovo il cielo.

Riportiamo questo bel commento di don Marco Pozza, un prete appassionato, al Vangelo di domenica scorsa per il Rito Romano.

E’ perché apre il cuore, perché ci parla di potatura, di ferite provocate dalla potatura. E  richiama alla mente Michelangelo, scultore, che affermava che la scultura, un capolavoro, si fa” per via di levare “ e non per via di porre“.

Il primo uomo, nella Scrittura, fu un agricoltore. D’allora, finora, l’agricoltura è mestiere sacro: la nobiltà riposa sulla terra. Una vigna che si snoda sul dorso di una collina, tra tutti i panorami possibili, è uno spettacolo della natura. La vigna, saccheggiata dalla vendemmia, appare ancora più intrigante: «Amo la stanca stagione che ha già vendemmiato – scrive Vincenzo Cardarelli -. Niente più mi somiglia, nulla più mi consola, di Continua a leggere

I lupi sono più numerosi degli agnelli, ma non più forti.

W.A. Bouguereau

Il Vangelo. Anche per la terribile vicenda di Alfie Evans le uniche parole dirimenti sono quelle di Gesù Cristo. Ci rassicura comprendere, grazie a don ERMES RONCHI, da Avvenire del 19 aprile, che i lupi sono numerosi ma non prevarranno:  il Signore è con gli agnelli…

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono Continua a leggere

Preghiera di Pasqua 2018 di mons. Delpini.

Caravaggio “Cena di Emmaus” 1602 (part.)

Sorpresi per la rivelazione

Sono abili, volonterosi, esperti,
ma li scoraggia l’inutile fatica, li umilia il fallimento,
li insulta e irride lo sguardo maligno e la parola ostile.

Ed ecco: li sorprende, li rianima, li commuove
la voce amica eppur confusa
che dalla spiaggia comanda nuova impresa.
Come ritroveranno ardire,
se non perché “è il Signore!” (Gv 21,7)?

L’entusiasmo è finito, pare che l’attesa sia smentita
e la speranza solo una ingenuità.
Che cosa rimane se non la tristezza e la nostalgia?

Ed ecco: si avvicina il viandante amico eppure sconosciuto
e domanda e confida e fa ardere il cuore
e nell’ombra della sera si consegna come pane spezzato.
Come ritroveranno gioia,
se non perché hanno riconosciuto il Signore (cfr Lc 24,31)?

Li raccoglie la paura per una frequentazione sospetta,
li raccoglie l’inerzia e l’abitudine per anni condivisi
per imprese memorabili e clamorosi fallimenti;
li raccoglie l’incertezza come gente che s’è perduta
in una vita troppo complicata,
tra umori troppo inaffidabili e pensieri troppo prevenuti.

Ma le porte chiuse e la desolazione dei cuori spaventati
non trattiene la visita amica eppure inquietante.
Come riprendere la missione,
se non perché li manda il Signore (cfr Lc 24,48)?

Ecco il tempo di Pasqua, perché l’incontro dissolva il dubbio
e la presenza amica si riveli volto e corpo e gloria.

+ Mario

arcivescovo di Milano