Pillole di misericordia: Mia Martini.

lavavetriSì: credo che in questa canzone del ’92, dallo stesso album de Gli uomini non cambiano, seconda al Festival di San Remo dello stesso anno, ci siano davvero pillole di misericordia… E ascoltiamo quante volte Mia Martini afferma decisa che Dio c’è. Clicca qui.

Chi l’ha mai ascoltata prima?

Dio c’è (Mimmo Cavallo)

Non ci sono più valori nella vita – no!
non ci sono più.
è il desiderio del denaro che ci guida
come un gas – ci spinge su.
Dio – Dio – Dio – chi ci crede più
fra poco avrai vent’anni
e ci rimetterai le penne – anche tu. Continua a leggere

Bruno Martino “Odio l’estate” (5)

dolore di donna“Estate

Sei calda come i baci che ho perduto

Sei piena di un amore che è passato

Che il cuore mio vorrebbe cancellare

(Odio l’) Estate

Il sole che ogni giorno ci scaldava

Che splendidi tramonti dipingeva

Adesso brucia solo con furore

Tornerà un altro inverno

Cadranno mille pètali di rose

La neve coprirà tutte le cose

E forse un po’ di pace tornerà

(Odio l’) Estate

Che ha dato il suo profumo ad ogni fiore

L’ estate che ha creato il nostro amore

Per farmi poi morire di dolore

(Odio l’) Estate…”

(Estate – Bruno Martino)

Ascolta il sublime strumentale  di Michel Petrucciani!

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Passano le mode e i tempi

bill_haley_and_his_comets-mambo_rock_s_2Al bar è piuttosto chiaro che l’esperto della canzone del Betania’s a volte pesca dal magico cilindro una canzone che non ti aspetti (e a volte forse non se l’aspetta nemmeno lui…). Tipo stasera: entra canticchiando “passano passano le mode e i tempi, cambiano cambiano canzoni e ritmi, nascono nascono cantanti nuovi, come farò a stare a galla non so”. Sguardi basiti !

“Eh ragazzi, stasera canto una canzone allegra, “torno sui miei passi”, è una canzone di Celentano che va verso i cinquant’anni di età…ma non li dimostra! Sono rimasto fulminato quando l’ho riascoltata dopo anni; prima di tutto l’introduzione che richiama “Mambo Rock”, celebre brano di Bill Haley & his Comets. E poi il coro “passano le mode e i tempi…” finchè Adriano esordisce cantando ponendosi il dubbio “come farò a stare a galla non so”. E da lì parte una canzoncina gradevole e molto orecchiabile, dove Celentano (autori i fidi Beretta, Del Prete e Mariano) narra la prima parte della sua carriera all’insegna del rock and roll ed ora si ritrova a confrontarsi con i cantanti beat (“tutte marionette col cuore di stracci senza amore e pietà”). Continua a leggere

E gli anni passano…

IMG-20160709-WA0000Ecco una nuova serata al bar, l’esperto della canzone del Betania’s attacca con “E gli anni passano, i bimbi crescono..” , e già parte un commento all’insegna dell’età “avanzata” della canzone. Commento fulminato dall’esperto : “ Si, è una canzone del 1954; e allora ? punto primo: quell’anno ha vinto al festival di Sanremo; punto secondo: arrivate alle ultime parole che ci cantano Gino Latilla e Giorgio Consolini, e troverete forse la più grande poesia (autori Bertini / Falcocchio) che un marito potrebbe dedicare a sua moglie “son tutte belle le mamme del mondo, ma sopra tutte più bella tu sei, tu che m’hai dato il tuo bene profondo e sei la mamma dei bimbi miei” !  Continua a leggere

BALTHUS, “LA MONTAGNA” (ossia “Sanremo 1960, il giorno dopo”? ….)

Working Title/Artist: The Mountain Department: Modern Art Culture/Period/Location: HB/TOA Date Code: Working Date: 1937 photography by mma, DP1308.tif touched by film and media (kah) 04_04_14

da Stefano Vanoli:

Certo ricordate quando Norma conversava al bar descrivendo sette personaggi ritratti da Balthus nel 1937 “di fronte alla vita”; l’esperto della canzone del Betania’s era interessato: non è un critico d’arte ma, condividendo con lei anche i sentieri di montagna, ascoltava interessato…e guardava e riguardava il quadro al bar, finchè “ ragazzi !! Vedo anch’io qualcosa nel quadro ! Guardate i contorni e gli effetti netti dell’alba…” ed incomincia a cantare “ E’ l’alba ! Nel mare già respirano le bianche vele! Ascolto un’eco dolce che mi chiama! E’ la vita che chiama me !!!!” . Ma subito lo prendono in giro : “Esperto! Ma come? c’è una montagna e tu canti di vele?”

“Voi non capite! L’arte e la bellezza ci elevano, trascendono, vanno oltre !! E io vi dico che ci vedo tanto, accostando, con fantasia, questa scena alpina al memorabile Festival di Sanremo del 1960! Immaginiamoci il giorno dopo la serata finale del Festival, ed ecco la ragazza che si stiracchia, con “la vita che chiama me”! E’ Mina, al suo esordio quell’anno e pronta a gustarsi quanto le riserverà il destino. Ed al suo fianco l’altra ragazza che dorme, ancora un pizzico di riposo e sarà pronta a svegliarsi e a lanciarsi alla giornata ed alla vita…come Celentano, che già era un “urlatore” come Mina e che l’anno successivo canterà con successo “24.000 baci” arrivando al secondo posto.

Poi c’è il ragazzo con lo zaino pieno, seduto con lo sguardo un po’ diffidente, rabbuiato come lo scuro dell’alba che ancora non lo illumina. Rappresenta il brusco risveglio di qualcuno scottato da una delusione, come se fosse la fine di un’epoca? Uno zaino improvvisamente pesante per lo sconforto, ma comunque con delle certezze che ti aiutano nel cammino che sembra più impervio? Grandi cantanti melodici degli anni ’50, con uno zaino carico di successi, come Nilla Pizzi (quarta con Tonina Torielli ma non finalista in coppia con un altro big come Achille Togliani) o di Gino Latilla, scottati tanto da poter pensare forse ad una crisi del genere melodico? Lo zaino di successi permetterà loro di percorrere un cammino, una carriera avara di nuovi successi ma ancora lunga.

E quell’uomo dietro , poco lontano che guarda al gruppo? S’è svegliato un po’ prima, forse a loro estraneo ma quasi vicino, osserva l’alba e scruta il gruppetto perché ha capito che con loro potrebbe vivere una bella giornata, certo di che strada intraprendere ma alla ricerca di un compagno di viaggio con cui avviarsi a percorrere il sentiero? Un po’ come Tayoli e Claudio Villa, assenti quell’anno, che hanno visto i titolati colleghi non qualificarsi e che forse hanno colto l’opportunità di scrutare il panorama musicale, senza però cambiare strada ma semmai continuare arricchendola?

E così Luciano Tayoli vincerà l’anno successivo cantando in coppia con la giovane Betty Curtis, e Claudio Villa nel 1967 con Iva Zanicchi , e nel 1962 “addirittura” con Domenico Modugno.

E poi la coppia che guarda l’alba, che si gode l’intimità a poca distanza dal gruppo, forte dei propri pregi e che, magari, sa anche valorizzare le diversità di ciascuno trovando soluzioni che sono tutt’altro che un compromesso! Come i vincitori del festival, un attore ed un cantante urlatore, che cantano “Romantica” con la versione classica di Rascel e con l’energia di Tony Dallara!

E infine il settimo uomo, lontano che sale: è Domenico Modugno, che cantava appunto “Libero voglio vivere come rondine che non vuol tornare al nido, libero voglio andarmene.. corre la vela mia, corre per il suo mare chi la può mai fermare, naviga, scivola col vento va verso la libertà”!

Ma facciamo attenzione a questa libertà, come ci dice il Quartetto Cetra nella parodia: “ma come, una rondine torna sempre al proprio nido!”

Insomma, c’è tanto materiale che fa pensare, cantare e scegliere di vivere ogni alba!

Con l’arte, la bellezza (e la montagna) che ti elevano. Anche a Dio. Buon sentiero!

A farla insieme men lunga sarìa

Sappiamo che il gestore del Betania’s conosce il suo esperto della canzone… ma probabilmente mai avrebbe pensato che arrivasse ad una “perfomance” così “d’annata”: eccolo che sta canticchiando “son fili d’oro i suoi capelli biondi e la boccuccia odora..”. Come spiega l’esperto, “tutto nasce dalla predica di Don Fabio: ci ha parlato di vagabondi e di pellegrini, dell’importanza della meta e dell’oratorio feriale 2016 con quel suo “L’amore si fa strada”….ed allora io ho pensato alla strada”. Continua a leggere

La colpa fu …

LA COLPA FU (spartito)from Stefano Vanoli:

Capita che il gestore del Betania’s constati come solo il suo bar possa avere un “esperto della canzone” di questo tipo. Non è dato sapere, in quelle volte, quanto sia contento di questa presenza…

comunque questa sera è una di quelle occasioni: ecco l’esperto che entra cantando “la colpa fu del rosso fiorellin che per la bella del Cadore segnò il destin”.

“Cosa stai cantando stavolta?!?” (per la serie, ma come fa un poco più che quarantenne ad intonare in un bar una canzone del Festival di Sanremo del 1956?). “La colpa fu”, la cantava Claudio Villa, orecchiabile…mi ricordo che quando ero bambino qualcuno cantava ancora “Portava un fiore rosso nei capelli…” ; e poi, quel “la colpa fu del rosso fiorellin”, che m’è tornato in mente, incredibile l’aggancio, l’altro giorno, dopo la predica di Don Federico perché, pensando al brano del peccato originale ed al Vangelo di domenica (Mt, 1,20-24), m’è venuto in mente come difficilmente diciamo “è colpa mia”. Anzi, spostiamo tutto su qualcun altro : Dio chiede ad Adamo e lui risponde “la donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero..” (e non che sia stato obbligato, l’ha scelto lui..), e Dio chiede ad Eva e lei “il serpente mi ha ingannata”. La responsabilità è di un altro..

Ed anche nelle canzoni è così: siamo disposti a cantare che la colpa fu di un rosso fiorellin (anzi, c’è un coro che ribadisce “la colpa fu, la colpa fu”); ma c’è solo un altro titolo che parla di colpa, e guarda un po’, i Rokes, nel 1966, non se l’assumevano e ci cantavano “ma che colpa abbiamo noi?”

E ancora, apparentemente Paul Anka (“la verità”, 1965) sembra disposto ad addossarsi la parola “colpa” davanti al mondo intero, ma chissà per quale contorto ragionamento: “se mai qualcuno ti chiederà come è finita tra noi, digli pure che è stata colpa mia anche se non è la verità”

E se provassimo a cercare fra chi chiede perdono, troveremmo qualcuno che riconosce le proprie responsabilità “semplicemente” ammettendole?

Nella “Perdonami” di Luciano Tayoli il pentimento è sincero…ma se fate caso, premette subito “perdonami se obliando l’amore di un dì ” : una dimenticanza magari è in premessa per “diminuire” la responsabilità del gesto? E cosa dire di Caterina Caselli, che chiede “Perdono” (e già con una certa faccia tosta canta “io soffro più ancora di te …il male l’ho fatto più a me”) ma specificando bene che “mi avevi abbandonata”.

Ma non c’è soluzione al nostro peccare, ed oltretutto a questa mancanza nell’assumersi una colpa?

C’è, e ce l’ha indicata il Vangelo di domenica: nella lettura abbiamo sentito che “la Vergine darà alla luce un figlio: a Lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa “Dio con noi”.

Dio con noi: ecco “con”, la “parola chiave”. E non è solo l’Emmanuele “con noi” la “soluzione”: anche ciascuno di noi può essere “con”, stando accanto ad una persona che ha sbagliato, rimanendo con qualcuno di cui non approvi una scelta .. e quanto ce ne sarebbe da dire sull’argomento…..

ma l’esperto s’è rimesso a cantare “la colpa fu del rosso fiorellin….” (che potreste trovare su youtube cantata da Claudio Villa; ma, da corista alpino, aggiungo che vale la pena di ascoltare la versione cantata dal Coro Brigata Cadore -www.corobrigatacadore.it-: sia perché sono proprio bravi, sia perché il canto in coro ci mostra un altro modo di vivere la bella “parola chiave” “con”).

“Gracias a la vida” il dolore di Violeta e l’inno del Paradiso.

Parra01fIl binomio gioia-dolore è parte integrante della nostra umanità: non può esistere l’una senza l’altro. L’ultima frase di questo articolo mi ha sconvolto.

“Gracias a la Lidia”!

José Tolentino Mendonça

«C’è un verso di Khalil Gibran che spiega come prima il dolore debba scavare lo spazio che la gioia verrà poi a colmare. Unire dolore e gioia, collegare la pazienza al grido, cogliere come siano cucite con lo stesso delicato filo la notte più aspra e la lievità del riso (o viceversa), sono conoscenze che ci fanno accedere alla profondità della vita. Per dirla tutta, la sfida ci viene da ogni lato, anche se celata da una crosta che dobbiamo spezzare. Succede, per esempio, che associamo questa o quell’altra cosa a una visione giubilante, ma anche ingenua, di ciò che è vivere.
Quando però ci arrischiamo a guardarla da vicino, Continua a leggere

Chattanooga Choo Choo Train!

ChattanoogaIl 10 febbraio del 1942 Glenn Miller ricevette il primo Disco d’oro della Storia per il brano Chattanooga Choo Choo.

 

Gustiamoci questa clip  a tutto volume: una straordinaria performance di otto minuti con Glenn Miller in persona, la sua Orchestra spettacolo (e che orchestra!), jazz, canto, ballo (tip-tap) e recitazione.

 

 E’ obbligatorio “battere il tempo” con il piede!

Al bar si muore!

sentieriNelle rare occasioni in cui si trattiene al bar oltre mezzanotte, l’esperto della canzone del Betania’s, prima di andare, sottolinea l’ora cantando un’allegra canzone di Joe Sentieri; ma stasera no.

Stavolta intona “è mezzanotte, tutto va bene, tutto è tranquillo, dormite bene !”: non è una novità al Betania’s, perchè l’aveva già cantata Maurizio; però era passato subito a Battisti, mentre l’esperto della canzone del bar prosegue con uno dei successi di Gianni Morandi. “Eh si.. “al bar si muore” ci parla di amici al bar, e Morandi, con Mattone e Migliacci, ci invitano a pensare non solo a se stessi ma anche agli altri, e a non restare inerti verso i problemi del mondo”. Continua a leggere