Leggere # 3

“Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace di aver finito.”

La verità sul caso Harry Quebert» di Joel Dicker – 2013

Così da sempre…se non abbiamo cura del linguaggio

Il recente post di Maurizio “…ma in fondo è così da sempre” mi arriva come provocazione e mi offre la possibilità di condividere un pensiero letto in questi giorni.

La citazione che farò è di Karl Otto Apel, filosofo tedesco del secolo scorso, scomparso il 15 maggio 2017. Rimasto un po’ nell’ombra, rispetto ai suoi più famosi contemporanei Russell e Habermas, ha molto riflettuto, a partire da Aristotele e da Kant, sul linguaggio, ponendo il problema dell’etica della comunicazione (soprattutto dagli anni novanta del Novecento con la trasformazione mediatica di tanti aspetti della vita).

“A che cosa serve in definitiva far crescere la scienza, cercare un governo giusto, promuovere la pace, fare arte, in una parola, vivere insieme ai propri simili, se non esiste tra noi una speciale cura del linguaggio che ci impedisca di manipolare, ingannare, trasformare mezze verità in totali menzogne?”