II domenica di Quaresima ambrosiana.

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DON GIACOMO ROSSI dal Blog Riscritture di oggi:

Mi riconosco in alcuni tratti di questa donna e dei discepoli. Un po’ perché è sola al pozzo e capiamo presto che non si tratta solo di una solitudine occasionale. E’ sola come tanti di noi, magari con tanti mariti, tanti affetti, tante amicizie… eppure mai pienamente capiti, ascoltati. Uno dei mali più frequenti del nostro tempo.
Poi, ci sono due parole che mi identificano con questa donna. Qualcuno ha detto che oggi siamo tutti un po’ fragili e spavaldi. Non dico cattivi, malvagi o immorali… solamente un po’ più fragili e spavaldi.
Spavaldi come chi non ha bisogno di Continua a leggere

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Il “definitivo” di don Giacomo.

Libertà: più mi dibatto per… liberarmene, più mi imbatto in messaggi “contrari”. Volesse Iddio che queste bonacce fossero durature! Mi pungola qui Melville, citato da don Giacomo Rossi in un’omelia per la Prima di Quaresima. Ma…

Is 57,15-58,4a; Sal 50; 2Cor 4,16b-5,9; Mt 4, 1-11

Mi fermo su un aspetto di questo Vangelo, comune anche alla prima lettura e al tema di questo tempo forte che inizia.
Non mi sembra marginale il fatto che le tentazioni si ambientino nel deserto, che siano state anche fatica, che non sia stata – evidentemente – una passeggiata, ma qualcosa di rischioso che Gesù ha dovuto evidentemente attraversare. Perché? Perchè anche il Figlio ha dovuto rischiare per diventare  “adulto”, “uomo” definitivo nel suo essere il Figlio?

Vorrei citare a questo proposito un passaggio bellissimo di Moby Dick. La barca è finalmente calma in una bonaccia, a un vento tranquillo, tuttavia scrive Melville:

Volesse Iddio che queste felici bonacce fossero durature! Ma nel loro mutuo aggrovigliarsi, i fili della vita sono intessuti a trama e ordito: bonacce attraversate da tempeste, una tempesta per ogni bonaccia. Non esiste progresso fermo e irreversibile in questa vita; non avanziamo per gradi fissi verso l’ultima pausa finale: attraverso l’incanto inconsapevole dell’infanzia, la fede spensierata della fanciullezza, il dubbio dell’adolescenza (destino comune), poi lo scetticismo, poi l’incredulità, per posare infine, da esseri adulti, nella pace pensosa del Se.

Ogni processo di iniziazione – anche quello della fede, anche quello del Figlio (!) – ha bisogno di Continua a leggere

La Provvidenza di don Giacomo Rossi.

Pubblichiamo un brano dall’Omelia dell’Immacolata, dal Blog Riscritture. Ci parla ovviamente di Maria. E del Suo sì: frutto di un’opera della Misericordia di Dio e non solo il merito di una donna.

«…La provvidenza non è il fatalismo, ma la costatazione che già tante volte siamo stati aiutati e salvati gratuitamente. Questo disegno di Dio è già stato presente e vero nella nostra storia. “La Provvidenza mi ha aiutato finora; m’aiuterà anche per l’avvenire” dice Renzo nei Promessi Sposi, insegnando così a guardare la storia e a ricordarci di ciò che abbiamo già affrontato. Ma l’immagine più bella di questa Provvidenza che non abbandona gli uomini è per me nel capitolo XVII di quel quel romanzo, quando Renzo, uscito dall’osteria dove si è fermato per rifocillarsi, vede una famiglia che chiede l’elemosina, così malmessa che neanche riesce a parlare, ma solo tende la mano. Allora, scrive Manzoni:

“La c’è la Provvidenza!” disse Renzo; e, Continua a leggere

Omelia don Giacomo. IV d’Avvento Ambrosiano.

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Gran parte di questo episodio narra l’incarico dato dal Signore ai discepoli di andare a prendere un puledro. Il Signore ha bisogno di un puledro, lo userà e lo riconsegnerà, ma ha anche bisogno dei discepoli che vadano a fare questo per Lui. Così accade anche nei preparativi per l’ultima Pasqua della sua vita: i discepoli dovranno andare nella sala e preparala. E così anche in molte altre vicende del Vangelo dove il Signore appare tutt’altro che autonomo: usa la barca di Pietro e si ferma nella sua casa, occupa il terreno di un amico al Getsemani, viene ospitato da Lazzaro e Marta… Di tutto sembra avere bisogno, poche cose sono davvero solo sue –forse solo la tunica che indossa. Molto chiede in prestito, molto si fa ospitare e spesso ricorre alla buona volontà dei suoi: li manda a fare provviste mentre parla con la Samaritana, li invita a distribuire i pani che moltiplica… Insomma, da solo non avrebbe fatto quello che ha fatto e forse non sarebbe stato Gesù.

Questo Vangelo lo ricorda: “il Signore ne ha bisogno”. Ha bisogno del puledro come dell’aiuto dei discepoli perché il Regno che annuncia non avviene senza gli uomini, non accade senza che noi “prestiamo” qualcosa al Continua a leggere

Il talento è solo l’amore.

L’amore è così: più ti doni e prendi il peso degli altri e più la tua vita sarà leggera, perché piena di senso. E’ la “chiave” del post che rilanciamo dal Blog amico Matrimonio cristiano. Donarsi senza risparmio realizza il vero Guadagno: sembrerebbe proprio una formula di Economia…

Matrimonio Cristiano

Oggi prendo spunto dall’omelia preparata dal mio parroco. Un’omelia che mi ha fatto riflettere molto e che. come sempre, cerco di fare mia, che sento rivolta a me, e che mi provoca pensieri e riflessioni personali che mi piace però condividere.

La parabola è quella dei talenti. Una tra le più conosciute e approfondite. Il mio don parte da una domanda: perchè Gesù ha sentito la necessità di proporre questa parabola?

La società in cui viveva Gesù era caratterizzata da una forte idea legalistica di Dio. Chi rispettava la legge, offriva sacrifici e la decima e partecipava alla vita religiosa del tempio era apposto. Non serviva altro. Questo era il più grosso peccato che Gesù rinfacciava a farisei e dottori della legge. Gesù va oltre questa mentalità malata e superficiale. Gesù ci dice altro. Ognuno di noi viene dotato di talenti. Tutti abbiamo questi talenti. I talenti sono l’amore di…

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Omelia della Festa del Cristo Re.

(Photo credit should read ANTHONY WALLACE/AFP/Getty Images)

“Tra i primi Autori del Betania’s con le sue Omelie”. Lo scrivevamo solo ieri riferendoci a don Fabio Verga. Che oggi torna a condividere con gli amici del Bar la predica per la solennità del Cristo Re. Grazie! E confidiamo rimarrà…

I segni indelebili di uno sconfinamento.

Due Uomini incompatibili. Due poteri opposti. Due regalità diversamente orientate.

Pilato. Il potere politico. L’eleganza dei vestiti. L’oro sulla testa.
Una regalità ricca e sfarzosa.
Ma soprattutto la paura di perdere il prestigio e venire rinnegato dal suo popolo …

Gesù. Un potere senza apparenze.
Un uomo denudato degli abiti e della dignità.
E una condanna a morte già sentenziata; un uomo interiormente libero.

Perché?

La risposta è lì, Continua a leggere

VI domenica dopo il martirio.

Pieter Bruegel il
Vecchio Caduta di Icaro-
1558 ca Musées Royaux des Beaux Arts Bruxelles

Anche oggi don Giacomo Rossi ci offre la sua Omelia. E ci propone una domanda “cruciale” per la sera: “Oggi chi ho incontrato davvero?” L’avverbio, comprenderemo, orienta su umiltà e ricchezza. Niente di meno!

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Mi viene in mente quel foglietto che Martin Lutero aveva lasciato sul suo scrittoio poche ore prima di morire: “Siamo mendicanti. Siamo mendicanti, ecco la verità”.

Questa verità fa eco al testo del Vangelo, come alla scoperta di Giobbe: rimaniamo “semplici servi”, così sarebbe meglio tradurre l’aggettivo greco “acreios”. Il servo che ha lavorato tutta la giornata non è inutile al suo padrone. Così la nonna o il nonno che hanno messo al mondo figli, con fatica, non sono inutili –il mondo è andato avanti anche grazie a loro. Sanno che ora non possono più fare nulla e devono “lasciare andare” ciò per il quale si erano tanto spesi. Non sono loro i padroni di ciò per il quale hanno faticato, come non lo erano per le tante cose che hanno loro stessi ricevuto. Noi adulti, malgrado lamentiamo sempre una prossima “fine del mondo”, dobbiamo invece Continua a leggere