VI domenica dopo il martirio.

Pieter Bruegel il
Vecchio Caduta di Icaro-
1558 ca Musées Royaux des Beaux Arts Bruxelles

Anche oggi don Giacomo Rossi ci offre la sua Omelia. E ci propone una domanda “cruciale” per la sera: “Oggi chi ho incontrato davvero?” L’avverbio, comprenderemo, orienta su umiltà e ricchezza. Niente di meno!

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Mi viene in mente quel foglietto che Martin Lutero aveva lasciato sul suo scrittoio poche ore prima di morire: “Siamo mendicanti. Siamo mendicanti, ecco la verità”.

Questa verità fa eco al testo del Vangelo, come alla scoperta di Giobbe: rimaniamo “semplici servi”, così sarebbe meglio tradurre l’aggettivo greco “acreios”. Il servo che ha lavorato tutta la giornata non è inutile al suo padrone. Così la nonna o il nonno che hanno messo al mondo figli, con fatica, non sono inutili –il mondo è andato avanti anche grazie a loro. Sanno che ora non possono più fare nulla e devono “lasciare andare” ciò per il quale si erano tanto spesi. Non sono loro i padroni di ciò per il quale hanno faticato, come non lo erano per le tante cose che hanno loro stessi ricevuto. Noi adulti, malgrado lamentiamo sempre una prossima “fine del mondo”, dobbiamo invece Continua a leggere

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Plena est terra gloria Eius!

Ecco le parole. Macché parole: la testimonianza che la Terra è -SI’- ricolma e traboccante dell’amore di Dio. “Non c’è nessun luogo della terra, non c’è nessun tempo della storia, non c’è nessuna casa e nessuna strada dove non ci sia l’amore di Dio. La gloria di Dio riempie la terra perché ogni essere vivente è amato da Dio.” Prego gli amici del Bar di leggere la promessa del nuovo Arcivescovo di Milano; si tratta della scoperta di un Bene per tutti in termini alla portata di tutti. Non è poco!…

Ingresso in Diocesi di Sua Eccellenza Mons. Mario Enrico Delpini
CELEBRAZIONE EUCARISTICA – OMELIA
Milano, Duomo – 24 settembre 2017

Per annunciare che la terra è piena della gloria di Dio

QUI il video

Fratelli, sorelle!
Permettetemi di rivolgermi a tutti così, chiamandovi fratelli, sorelle, “parola tremante
nella notte/ Foglia appena nata/ Nell’aria spasimante/ involontaria rivolta/ dell’uomo presente alla sua/ fragilità/ Fratelli (G. Ungaretti).
Fratelli, sorelle: non è per pretendere una familiarità, piuttosto per offrire una intenzione di frequentazione quotidiana, di disponibilità ordinaria, di premurosa, discreta trepidazione per il destino di tutti. Fratelli, sorelle!

Riconosco qui convenuti i fedeli del popolo santo di Dio e so che molti seguono questo evento mediante radio e tv: ecco, la gente, la mia gente! Siete le pietre vive della Chiesa cattolica in questa terra benedetta da Dio, in questa diocesi ambrosiana, e in Chiese sorelle di altri paesi e continenti, uomini e donne, laici e consacrati, famiglie che portano le loro gioie e le loro ferite, i Cardinali che la nostra Chiesa ha l’onore di riconoscere come suoi, vescovi e preti. Permettetemi di rivolgermi Continua a leggere

Omelia di don Giacomo Rossi: la luna e il dito.

 

Partecipazione all’ordinazione sacerdotale di mons. Delpini

IV domenica dopo il martirio di S. Giovanni il Precursore

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C’è un proverbio popolare che dice grosso modo: “quando il saggio indica la luna, tutti guardano il dito”. Non so se è un’immagine all’altezza dell’espressione usata da Gesù: “voi mi avete seguito non perché avete visto dei segni ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Tuttavia, dice bene una difficoltà comune: è più facile concentrarci su quello che facciamo (il nostro lavoro, la nostra famiglia, i nostri problemi) che capire il senso di quello che stiamo vivendo, capire dove stiamo andando e chi stiamo diventando. E’ più facile inchinarsi ciecamente davanti a qualcosa, che vedere cosa stiamo diventando.

Gesù non ha mai messo in alternativa il “cibo che non dura” con il “cibo che è Lui”. Non si sarebbe lasciato commuovere dalla Continua a leggere

La Croce.

Cimabue, Crocifisso (dettaglio, dopo l’alluvione del 4 novembre 1966), 1280,
tempera su tavola, 390 cm, basilica di Santa Croce, Firenze

…Chi toglie la croce, chi non ricorda che la croce di Cristo è la fonte unica della salvezza e del perdono dei peccati, ancora oggi, è di ostacolo a Cristo. Deve mettersi dietro e non stare davanti a Gesù. Questo è il dramma di sempre della Chiesa, la tentazione di togliere la croce come fonte decisiva e insostituibile di guarigione e di perdono. …

Padre Maurizio Botta, commento al Vangelo del 3/9/2017

Spirito Santo, Gaber e la matematica.

Proponiamo per l’imminente festa della Pentecoste questa originale meditazione di don Giacomo Rossi sullo Spirito Santo. (Gv 1,29-34) Ci accompagna a cercare la nostra salvezza almeno fuori da noi. In particolare, evidentemente, in Gesù Cristo. Fino a sperimentare “il Battesimo dello Spirito”.

“Vorrei sottolineare solo un aspetto di questo Vangelo che trovo ricorrente anche nella mia vita: Giovanni vede la propria salvezza indicando qualcuno da seguire. Non indica sé stesso, non indica un modello di vita né confida nella forza di volontà dei singoli che possano sistemare i propri errori. La salvezza è qualcuno che si incontra fuori da sé. Non ci si salva facendo bene, ma riconoscendo qualcuno che ci sta davanti, che è fuori da noi. Come il dito di Grunewald (dito di Giovanni Battista, appunto. “Egli deve crescere, io, invece, diminuire”. n.d.r.) nella pala di Colmar: punta non verso sé stessi, ma punta a un uomo che ti sta Continua a leggere

Don Giacomo Rossi. Ascensione del Signore.

Gebhard Fugel “Ascensione di Cristo 1893-4 Chiesa S. Giovanni Battista Obereschach (D)

At 1, 6-13a; Sal 46; Ef 4, 7-13; Lc 24, 36b-53

La Festa di oggi mi ricorda di non spiritualizzare la vita cristiana perché il cielo sarà fatto dei nostri affetti “carnali” e non da altro. Quello che qui il Signore ha legato, le sua amicizie come i suoi fraintendimenti, sarà ciò che ritroveremo –purificato nel nostro desiderio, ma non “altro”. Non è scontato che il volto di Dio porterà i tratti della nostra vita quotidiana e non altro. Non è scontato, anzi, all’inizio è difficile da credere.

Spontaneamente, noi facciamo l’esperienza che il nostro senso religioso, il senso di Dio, aumenta al diminuire della nostra piena forza e umanità. Spontaneamente, dove ci sentiamo nulla, dove andiamo in crisi, dove siamo presi della malattia… allora sentiamo la potenza o il desiderio di un “oltre”. Tanto più noi facciamo esperienza della nostra fragilità, del nostro essere nulla, quanto più sentiamo la presenza di un creatore, di un Dio al quale rivolgerci. Non è un caso che le esperienze religiose siano piene di segni della propria piccolezza: ci si inginocchia, si chiede perdono, si fanno rinunce… La vita ascetica è stata spesso pensata come una “fuga” (S. Francesco scrive “uscii dal mondo”). Spesso sentiamo l’incompatibilità tra Dio e le cose di ogni giorno, come se Dio fosse altrove rispetto ai nostri affetti più terreni e alle nostre passioni più quotidiane. Continua a leggere

VI domenica dopo Pentecoste. Don Giacomo Rossi.

Annibale Carracci "Cristo morto e strumenti della Passione" 1583-85, Staatsgalerie Stoccarda
Annibale Carracci “Cristo morto e strumenti della Passione” 1583-85, Staatsgalerie Stoccarda

Es 24,3-18; Sal 49; Eb 8,6-13a; Gv 19,30-35

Vorrei soffermarmi sulla parola alleanza che è centrale nelle letture di oggi. Può sembrare una parola strana ma è infondo qualcosa che molto semplicemente identifica la relazione che abbiamo con Dio. Come se ci chiedessimo: questo Dio per il quale sono qui oggi che rapporto ha con me e con la mia vita? Cosa mi chiede, cosa vuole da me, che relazione ha con me?
In questo senso parlare di “alleanza” non è nulla di strano. Tuttavia, la cultura biblica non era individualista come la nostra e questa domanda non risuonava solo in senso personalistico e individuale: che relazione ho io con Dio. Si trattava invece Continua a leggere