“Cristiano” non è solo un aggettivo.

Ci fa visita ancora la nostra Antonietta. Oggi ci dona un altro ninnolo che ha conservato per noi nel suo Scrigno della Memoria. Ci parla con passione di lavoro. Lavoro svolto “come Dio comanda”. E del vivere da Cristiani, come Dio domanda… Ricordiamo che le riflessioni di Antonietta sono pubblicate anche sul Bollettino della Parrocchia di san Giulio in Barlassina.

Mia madre mi raccontava spesso delle peripezie che avevano preceduto il momento della mia nascita, tanto che mi sono convinta che, se il buon Dio mi aveva fatta arrivare in questo mondo attraverso una serie di passaggi complicati, questo significava che mi ci voleva proprio…
Un episodio di questi mi è tornato in mente, non per caso, qualche giorno fa. Era la sera della domenica di Calendimaggio di un anno lontano, e mamma, che mi portava in grembo da pochi mesi, stette molto male. Mio padre corse a chiamare il medico, un giovane dottore barlassinese, il quale però si trovava – come era più che legittimo – alla fiera di Calendimaggio con l’allora fidanzata, che di lì a poco sarebbe diventata sua moglie. Mia madre fu accudita come si poteva, finché, dopo le 23, il medico arrivò a visitarla. Certo, erano altri tempi Continua a leggere

Antonietta Porro cittadina benemerita.

Cari amici del Bar, qualche giorno fa la nostra Antonietta Porro è stata fregiata della cittadinanza benemerita di Barlassina. Ho partecipato volentieri a quel momento che l’ha riguardata e ho raccolto il messaggio che vorrei mettere in comune con chi ci fa visita e apprezza Antonietta attraverso le sue riflessioni. E’ professore ordinario di Lingua e letteratura greca, insegna Grammatica greca e Filologia classica presso l’Università Cattolica di Milano. Ed è esperta in decine di altre cose che il rispetto per la sua riservatezza mi sconsiglia di rivelare. Ecco il ringraziamento letto dopo il conferimento della onorificenza. Ritengo sia utile per il suo contenuto in riferimento alla passione per il lavoro e l’educazione, la famiglia, il Signore e la Città. Davvero per tutto questo!

L’emozione mi impedisce di parlare a braccio. Vorrei tuttavia dire, insieme alla mia gratitudine, la mia sorpresa, quando mi è stato detto dell’intenzione dell’Amministrazione comunale di conferirmi questa importante onorificenza. La cittadinanza benemerita – lo dice la parola – va a chi abbia ben meritato nei confronti della comunità, e obiettivamente non vedo quali meriti io abbia nei confronti di questo mio paese.
Tra le parole, tanto semplici quanto belle (le cose più belle sono quelle più semplici, di solito), della motivazione leggo un riferimento alla mia professione. Ho la fortuna di fare un mestiere che mi piace e che mi gratifica, certo, e cerco di farlo per il meglio. Ma non credo di avere molti meriti in questo. Continua a leggere

Distanza dalla morale

Vengo da un convegno sulla Corporate Governance, tema d’azienda che è tra le mie passioni. Governo d’impresa, letteralmente; concetto ampio, oggi in parte anche abusato.

Una sorpresa me la riserva il primo relatore invitato a parlare: è Umberto Ambrosoli, figlio del grande Ambrosoli.

Cita il grande Bauman, di recente scomparso, e il suo “Modernità e Olocausto”: se “stacchiamo” la dimensione tecnica/operativa da quella morale, rischiamo di fare come i nazisti che scrivevano i manuali sulla ‘perfetta distribuzione del carico’ di un locomotore destinato a portare ebrei nelle camere a gas.

Ecco perchè il Governo d’impresa è tema vivo! Grafici e schemi descrivono l’andamento del lavoro, nulla ci dicono della sua bontà.

La distanza che poniamo tra dimensione morale e dimensione operativa dice il nostro metro di giudizio.

Una buona Governance è quella che ha sempre presenti le finalità anche etico-morali dell’esistenza di un’impresa.

Lavorare stanca…se manca un perché

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Saronno, lungo una strada

Un amico mi fa notare la scritta apparsa di recente sul muro di una nostra città. Dal ‘lavorare stanca’ di Pavese passiamo al rifiuto totale del fare qualcosa per cambiare le sorti dell’umanità.

Sintomatico di un disagio, quello di chi è sempre più ai margini della società di massa. Dal contadino fattosi operaio urbano con l’industrializzazione italiana degli anni ’60, al mercato dei voucher e ai giovani (e meno giovani) risospinti nei lavoretti mal pagati dei nostri tempi: sempre più difficile appare conciliare il mondo dell’industria 4.0 con quello della flessibilità, che il più delle volte è solo precarietà.

Se è cruciale incoraggiare le aziende innovative, che riescono ad essere competitive a livello mondiale, che sanno pensare a sistemi di welfare moderni per i loro dipendenti, non bisogna tuttavia dimenticare chi resta indietro e rischia di finire sempre più indietro.

Si comincia (o si ricomincia)… dal trovare un perché al fare, riscoprendo in sè una potenzialità di bene che ha significato in sè e che merita di essere sostenuta dalla speranza.

Quella che dobbiamo a noi stessi, prima che aspettarcela da chicchessia.

Che armadio!

platinaIn un’affollatissima Sala San Domenico del Museo Civico di Cremona è stato presentato al pubblico, dopo un restauro durato quattro anni, lo splendido armadio costruito, alla fine del XV secolo, da Giovanni Maria Platina per la sagrestia del Duomo. Smontato e depositato dal 1955 presso il Museo “Ala Ponzone”, vi ritorna ora esposto , accanto alle opere pittoriche coeve, nella Sala del Quattrocento.

Le voci di dentro: stetoscopio.

stetoE’ stato inventato due secoli fa lo strumento che oggi chiamiamo fonendoscopio. Ha dato avvio alla tecnologia medica, ma ha segnato anche l’inizio dell’allontanamento fra medico e paziente. (Lidia)

VITTORIO A. SIRONI

Insieme al camice bianco è l’emblema della professione medica. Si tratta del fonendoscopio, lo strumento usato per ascoltare i ‘rumori interni’ del corpo (cardiaci, polmonari e viscerali in genere) e per raccogliere importanti informazioni relative al buon funzionamento o all’esistenza di condizioni patologiche di questi organi.  Oggi questo apparecchio è formato Continua a leggere

Il senso della vita è abitare il tempo che resta.

Steve McCurry:"Tailor in Monsoon", Porbandar, India, 1983
Steve McCurry:”Tailor in Monsoon”, Porbandar, India, 1983

Per il cristiano si afferma la necessità di incidere su un’attualità ossessionata da ritmi alienanti. La Resurrezione ha trasformato i “tempi” del vivere proiettandoli nella luce del ritorno di Cristo.  Grazie Lidia per la selezione di questo articolo: scritto in maniera un tantino cólta per i ritmi (appunto) e i modi del nostro bar… Ma arriviamo fino in fondo: aiuta a capire come siamo indotti a lavorare e come regolarci per fare Comunione.

VINCENZO ROSITO

La percezione del tempo nelle prime comunità cristiane era fortemente improntata dall’idea che la venuta del Signore sarebbe stata imminente e definitiva. Alla luce di questa consapevolezza uomini e donne si ritrovavano per spezzare il pane e per trasmettersi il dono dello Spirito mediante il bacio reciproco: «Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga» (1Cor 11,26). Non è semplicemente un tempo di attesa fiduciosa quello in cui i riti e i gesti vengono collocati e in funzione del quale assumono colori e significati peculiari. Quello della comunità dei credenti è un tempo che inizia a correre: Continua a leggere

Gianni Berengo Gardin, l’occhio etico della poesia.

BerengoIl fotoreporter che costruisce un ritratto del nostro Paese attraverso la magia e lo stupore della luce con un’intransigente lucidità dello sguardo. (Lidia)

LORENZO CANOVA

Una mostra che racconta l’Italia con il nitore di un saggio storico e con la lucidità di immagini potenti, un viaggio lungo più di sessant’anni attraverso i volti e i luoghi di un paese in trasformazione: una grande mostra romana presenta l’opera di uno dei maggiori fotografi viventi, Gianni Berengo Gardin. La mostra si struttura come un ampio racconto circolare, che parte dalla Venezia popolare, povera ma bella degli anni Cinquanta e si conclude con la nuova Venezia commercializzata delle titaniche navi da crociera che sembrano minacciarne la fragile meraviglia come enormi mostri arrivati dal mare. Tutta l’opera di Berengo Gardin è metaforicamente condensata in questo viaggio Continua a leggere