TEMPO “PERSO” … E “CONTROTEMPO”

Dopo un po’ che non cantava al bar, stasera l’esperto della canzone del Betania’s s’è lanciato con un canto alpino allegro, travolgente, uno di quelli che canta col suo coro: “San Matio”!

“Ce l’ho in testa da qualche giorno, perché ad un incontro dell’Azione Cattolica diocesana (“Perdere tempo con i propri figli. Davvero tempo perso?”) m’ha colpito una slide che suggeriva “scelte a cui educarsi”, indicando di “andare controtempo”. Così io pensavo a “San Matio”, in cui una sezione del coro ad un certo punto canta “controtempo” (anche se poi ho saputo che tecnicamente è un “tempo spostato”).

Spostato o controtempo che sia … in un periodo in cui si parla di “andare controcorrente”, che sottintende la fatica di dover capire la “corrente” e l’idea di “andarci contro” per affermare i tuoi valori … guardiamo positivamente al tempo da dedicare alle scelte educative. Guardiamo il “controtempo”!

Non è facile cantare a fianco di persone che cantano con un “tempo spostato” rispetto al tuo … ma quando tutti insieme ci riuscite, sai che soddisfazione per te, per voi e per chi ti ascolta!

Come in “San Matio”, e come in una famiglia! Ciascuno “canta” col suo tempo, da rispettare; devi conoscere bene la tua parte così da non farti trascinare e, senza presunzione o fretta, devi aspettare che gli altri conoscano bene la loro. Poi provi … e poi cantate .. e poi via con un altro canto da imparare! E poi ancora, perché un coro ha i suoi cavalli di battaglia, ma non mantiene in eterno lo stesso repertorio, vero?

E poi un coro si esibisce, cogli il riscontro del pubblico e scopri i repertori altrui! Interagisci con gli altri..

come suggeriva Ottaviano Pirovano, che invitava a “fare rete”con gli altri adulti che vedono i nostri figli, perché l’educazione e le loro scelte non derivano solo dalla nostra famiglia.

E soprattutto, non dimentichiamo che un coro ha un direttore da seguire ….

e noi cristiani ne abbiamo una con la D maiuscola!!

Stefano

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Don Carlo Gnocchi … il papà di alpini e mutilatini

Oggi, 25 ottobre, la Chiesa ricorda il beato don Carlo Gnocchi … educatore instancabile, egli dedicò tutta la vita ai giovani e, insegnando loro a dedicarsi senza riserve, li guidò sulla via della santità perfetta (dal Prefazio)

Carlo Gnocchi nasce a San Colombano al Lambro il 25 ottobre 1902. Nel 1925 viene ordinato sacerdote. Dopo un primo impegno come assistente d’oratorio, negli anni Trenta don Carlo viene nominato direttore spirituale degli studenti dell’Istituto Gonzaga di Milano, prima, e dell’Università Cattolica, in seguito. Nel 1940 l’Italia entra in guerra e molti giovani studenti vengono chiamati al fronte. Don Carlo, coerente alla passione educativa che lo vuole sempre presente con i suoi giovani anche nel pericolo, nel ’41 parte come cappellano militare per il fronte greco e nel ’42 partecipa alla campagna di Russia. Nel gennaio del ’43 durante la tragica ritirata degli alpini della Tridentina, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, nasce in lui il sogno …

Sogno, dopo la guerra, di potermi dedicare a un’opera di Carità, quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare. Desidero e prego dal Signore una cosa sola: servire per tutta la vita i suoi poveri. Ecco la mia “carriera”… Purtroppo non so se di questa grande grazia sono degno, perché si tratta di un privilegio.

Nascerà così la “Fondazione Pro Infanzia Mutilata”, che verrà poi sostituita dalla “Fondazione Pro Juventute …

Se bisogna ricostruire, la prima e più importante si tutte le ricostruzioni è quella dell’uomo. Bisogna ridare agli uomini non solo la elementare possibilità di pensare e di volere, ma bisognerà restituirgli anche la dignità, la dolcezza e la varietà del vivere, voglio dire quel rispetto della personalità individuale e quella possibilità di esplicare completamente il potenziale della propria ricchezza personale.

Il 25 ottobre 2009 don Carlo Gnocchi viene proclamato Beato.

Giusto un passo da quello che probabilmente è il suo libro più famoso “Cristo con gli alpini” per cercare di capire chi fosse il sacerdote, il cristiano, l’uomo don Carlo Gnocchi …

Passa ultimo e frettoloso un giovane ufficiale. Riconosce il cappellano. “Ciao, gli dice sottovoce, hai il Signore?”. “Sì”. “Dammelo da baciare”. Un balenio metallico della piccola teca tratta di sotto la divisa; un bacio intenso e poi via animosamente. Verso la battaglia. Ricomincia il colloquio e il cammino “a due”. Il cappellano parla al suo grande Compagno. Parole sommesse salgono disancorate dal fondo indistinto del cuore e qualche volta sfuggono inavvertite alle labbra. Sono le preghiere e i voti di tutte le mamme per i figli in armi, sono benedizioni e domande per ciascuno di quei generosi e umili combattenti incolonnati verso la linea del fuoco. E quando la domanda si fa più pressante, la gioia più intensa, il dolore più fondo, la mano corre istintivamente alla piccola teca che racchiude il Cristo. Come per un gesto di possesso e una riaffermazione di diritto, come per un bisogno di conferma e una rinnovazione di una ricchezza così augusta e troppo felice. Così vai e non sai bene se sia Egli che ti porta o tu che porti Lui.

La bellezza ferita

La bellezza da sola non basta. È l’agire umano che la rende dialogo e testimonianza; la mostra ospitata a Siena in questi mesi raccoglie le opere d’arte recuperate dai luoghi del sisma del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre 2016 nel Centro Italia.

Ed è un messaggio anche solo il fatto che sia stato scelto come luogo espositivo l’antico Spedale (ora museo) di Santa Maria della Scala.

Luogo simbolo che dal medioevo si ‘prendeva cura’ di pellegrini e bisognosi.

Anche Cristo qui ha trovato misericordia!

Siamo pecorelle

Oggi al Betania’s bar si sta cantando nientemeno che “la pecora è nel bosco … pum!”.

Il gestore non crede alle sue orecchie: anche se sa che il “suo” esperto se lo deve coccolare, perché uno così non lo trovi da un’altra parte… a volte rimane un po’ perplesso!

Sguardi attoniti ed incuriositi: “Esperto, cosa c’è? sei tornato bambino?” “Macchè .. sono passato dalla biblioteca, e ho visto la famosa scritta”. Già, perché ormai al bar ogni tanto si parla di scritte sui muri (i clienti sono attenti alla comunità ed città, che a sua volta fornisce materiale).. vabbè, a dire il vero ne hanno parlato pure i giornali, perché martedì 30 c’era l’articolo sulla Prealpina: si raccontava che in via Legnani qualcuno ha preso di mira la madonnina che si trova nella nicchia all’angolo con il parco (ma il vetro antisfondamento ha retto all’urto); e poi c’era una foto e la descrizione di quanto è successo al Santuario (ma l’esperto al bar si è portato la foto che ha scattato lui, la trova più “artistica”).

“Siete pecorelle” …

siete-pecorelle

ma siamo pecorelle?”

Se per pecorelle si intende che ci fidiamo del Pastore e lo seguiamo, direi proprio di sì.

E della pecora della canzone cosa possiamo dire? Che stava in un posto piuttosto pericoloso, visto che poi è arrivato il fuoco! E questo perché era da sola!

Al di là che noi sappiamo che c’è un Pastore che lascia le altre 99 pecore per cercarla, è indubbio che se fosse stata con il gregge e con il pastore non avrebbe corso pericoli.

Ma per stare nel gregge occorre essere pecore “inermi”? Assolutamente no! Occorre essere “attivi”, allora? Non necessariamente, direi …ma “vigili”, per essere “pronti”, si!

C’è una grande risorsa che ciascun cristiano ha a disposizione, per vivere alla grande come singolo e nel “gregge”: e si chiama “testimonianza”!

E può originarsi con le occasioni più impensabili. Ad esempio, partendo da una scritta sui muri…

Stefano

L’Eterno benedica il vostro 2017.

“Riblogghiamo” il post odierno dell’amico e fratello Luca Zacchi ricambiando gli auspici di Bene!

A tutti i fratelli, gli amici, i lettori del blog.

L’Eterno benedica il vostro 2017.

L’Eterno benedica ogni vostro passo.

L’Eterno vi guidi sul sentiero antico e sempre nuova dcella fedeltà assoluta alla Sua Parola.

L’Eterno vi riscaldi e vi dia frescura, vi procuri il cibo e vi disseti, secondo la Sua volontà e la Sua infinita misericordia.

Amen.

Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto?
Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto?

2 Il mio aiuto viene dall’Eterno, che ha fatto i cieli e la terra.

3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli,
colui che ti protegge non sonnecchierà.

4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme.

5 L’Eterno è colui che ti protegge, l’Eterno è la tua ombra,
egli è alla tua destra.

6 Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte.

7 L’Eterno ti custodirà da ogni male; egli custodirà la tua vita.

8 L’Eterno custodirà il tuo uscire e il tuo entrare, ora e sempre.

(Salmo 121)

I tre setacci

setacciNell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:
Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?
Un momento – rispose Socrate. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.
– I tre setacci?
– Ma sì,
– continuò Socrate. – Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
– No… ne ho solo sentito parlare…
– Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
– Ah no! Al contrario
– Dunque,
– continuò Socrate, – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?
– No, davvero.
– Allora
, – concluse Socrate, – quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

3. Officina: “Quanto è corretto il politicamente corretto?”

vignettaIl politicamente corretto primariamente interviene sulla forma delle cose anziché sulla sostanza. Non snatura la radice dell’ oggetto in questione ma lo presenta confezionato con della bella carta colorata ed un fiocco invitante.

Per cui se bisogna aggredire militarmente un altro paese si parla di guerra preventiva, e se durante un bombardamento muoiono dei civili si parla di danni collaterali o di fuoco amico nel caso che a morire siano dei soldati della stessa fazione.

Nel politicamente corretto non si cerca la verità ma la posizione che non offende o non scontenta. Continua a leggere