La bellezza ferita

La bellezza da sola non basta. È l’agire umano che la rende dialogo e testimonianza; la mostra ospitata a Siena in questi mesi raccoglie le opere d’arte recuperate dai luoghi del sisma del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre 2016 nel Centro Italia.

Ed è un messaggio anche solo il fatto che sia stato scelto come luogo espositivo l’antico Spedale (ora museo) di Santa Maria della Scala.

Luogo simbolo che dal medioevo si ‘prendeva cura’ di pellegrini e bisognosi.

Anche Cristo qui ha trovato misericordia!

Siamo pecorelle

Oggi al Betania’s bar si sta cantando nientemeno che “la pecora è nel bosco … pum!”.

Il gestore non crede alle sue orecchie: anche se sa che il “suo” esperto se lo deve coccolare, perché uno così non lo trovi da un’altra parte… a volte rimane un po’ perplesso!

Sguardi attoniti ed incuriositi: “Esperto, cosa c’è? sei tornato bambino?” “Macchè .. sono passato dalla biblioteca, e ho visto la famosa scritta”. Già, perché ormai al bar ogni tanto si parla di scritte sui muri (i clienti sono attenti alla comunità ed città, che a sua volta fornisce materiale).. vabbè, a dire il vero ne hanno parlato pure i giornali, perché martedì 30 c’era l’articolo sulla Prealpina: si raccontava che in via Legnani qualcuno ha preso di mira la madonnina che si trova nella nicchia all’angolo con il parco (ma il vetro antisfondamento ha retto all’urto); e poi c’era una foto e la descrizione di quanto è successo al Santuario (ma l’esperto al bar si è portato la foto che ha scattato lui, la trova più “artistica”).

“Siete pecorelle” …

siete-pecorelle

ma siamo pecorelle?”

Se per pecorelle si intende che ci fidiamo del Pastore e lo seguiamo, direi proprio di sì.

E della pecora della canzone cosa possiamo dire? Che stava in un posto piuttosto pericoloso, visto che poi è arrivato il fuoco! E questo perché era da sola!

Al di là che noi sappiamo che c’è un Pastore che lascia le altre 99 pecore per cercarla, è indubbio che se fosse stata con il gregge e con il pastore non avrebbe corso pericoli.

Ma per stare nel gregge occorre essere pecore “inermi”? Assolutamente no! Occorre essere “attivi”, allora? Non necessariamente, direi …ma “vigili”, per essere “pronti”, si!

C’è una grande risorsa che ciascun cristiano ha a disposizione, per vivere alla grande come singolo e nel “gregge”: e si chiama “testimonianza”!

E può originarsi con le occasioni più impensabili. Ad esempio, partendo da una scritta sui muri…

Stefano

L’Eterno benedica il vostro 2017.

“Riblogghiamo” il post odierno dell’amico e fratello Luca Zacchi ricambiando gli auspici di Bene!

A tutti i fratelli, gli amici, i lettori del blog.

L’Eterno benedica il vostro 2017.

L’Eterno benedica ogni vostro passo.

L’Eterno vi guidi sul sentiero antico e sempre nuova dcella fedeltà assoluta alla Sua Parola.

L’Eterno vi riscaldi e vi dia frescura, vi procuri il cibo e vi disseti, secondo la Sua volontà e la Sua infinita misericordia.

Amen.

Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto?
Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto?

2 Il mio aiuto viene dall’Eterno, che ha fatto i cieli e la terra.

3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli,
colui che ti protegge non sonnecchierà.

4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme.

5 L’Eterno è colui che ti protegge, l’Eterno è la tua ombra,
egli è alla tua destra.

6 Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte.

7 L’Eterno ti custodirà da ogni male; egli custodirà la tua vita.

8 L’Eterno custodirà il tuo uscire e il tuo entrare, ora e sempre.

(Salmo 121)

«La scuola» del silenzio. Quando la vacanza nutre lo spirito.

monasteroL’estate può essere anche tempo di riflessione: molti i  laici che bussano ai monasteri. (Lidia)

VITO MAGNO

È un fenomeno che si ripete in tutte le estati e non solo in Italia. Laici e sposati bussano alle porte dei conventi per sottrarsi qualche giorno ai ritmi incalzanti della quotidianità e ricaricarsi spiritualmente in un clima di preghiera e di silenzio. Per rispondere alle richieste di chi cerca una quiete finalizzata alla pace dell’anima Continua a leggere

I tre setacci

setacciNell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:
Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?
Un momento – rispose Socrate. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.
– I tre setacci?
– Ma sì,
– continuò Socrate. – Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
– No… ne ho solo sentito parlare…
– Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
– Ah no! Al contrario
– Dunque,
– continuò Socrate, – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?
– No, davvero.
– Allora
, – concluse Socrate, – quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

3. Officina: “Quanto è corretto il politicamente corretto?”

vignettaIl politicamente corretto primariamente interviene sulla forma delle cose anziché sulla sostanza. Non snatura la radice dell’ oggetto in questione ma lo presenta confezionato con della bella carta colorata ed un fiocco invitante.

Per cui se bisogna aggredire militarmente un altro paese si parla di guerra preventiva, e se durante un bombardamento muoiono dei civili si parla di danni collaterali o di fuoco amico nel caso che a morire siano dei soldati della stessa fazione.

Nel politicamente corretto non si cerca la verità ma la posizione che non offende o non scontenta. Continua a leggere

2. Officina “Quanto è corretto il politcamente corretto?”

veritaIl politicamente corretto finisce per diventare eticamente scorretto.
Questo per me uno dei punti chiave attorno ad una espressione ormai abusata – soprattutto in ambito politico – ed entrata nel vocabolario qualche anno fa, in traduzione al politically correct americano, in origine inteso come invito ad un linguaggio più rispettoso e non offensivo.

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