Complici

Sulla strada per Loreto, questa notte, qualcuno pregherà anche per Charlie. E per chi tenta di assassinarlo.

Berlicche

Questo è per tutti coloro che, in questi anni di blog, mi hanno scritto dicendo che non c’era nessun pendio sdrucciolevole, che l’eutanasia è autodeterminazione e libertà, che non si sarebbe mai ucciso nessuno che non lo volesse.

C’è Charlie. Ha nove mesi, una malattia degenerativa rarissima. I medici del suo ospedale non sono in grado di curarlo. Quindi stabiliscono che, per evitargli sofferenze, devono sopprimerlo.
I genitori si oppongono. Loro hanno speranza. Raccolgono fondi per portarlo in America, dove pare che una cura sperimentale dia risultati. Ma i suoi medici si rifiutano di lasciarlo andare. Hanno deciso, Charlie deve morire. E così confermano tre gradi di giudizio della giustizia inglese.

Charlie è vivo. Respira. Sorride. I suoi genitori lo amano. Alcune persone, uno Stato, vogliono a tutti i costi che muoia. Vogliono ucciderlo, per il suo bene, dicono. Secondo la sentenza dovrebbe essere ammazzato mentre sto scrivendo queste…

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