Facce da italiani: Patrizia Mirigliani.

Ecco un (il?) modo di affrontare una difficoltà – e che difficoltà!  “A bocce ferme” e, obiettivamente, dopo aver portato a casa la salute, un personaggio pubblico, legato al concorso delle donne più belle d’Italia, racconta il Bene che ti può riservare un dolore. Ci piace pensare che davvero Speranza e affetto di chi sta vicino sia, sì, sia “il” modo per affrontare la vita. “Non mi sono più lamentata per niente…” Da Avvenire del 4 novembre.

Fu una sfida. «Grazie al mio tumore»

PINO CIOCIOLA
Patrizia Mirigliani, “mamma” di Miss Italia, racconta la sua malattia di vent’anni fa: «Conobbi paura e sofferenza. Pensai anche di farla finita. Poi diventai una donna nuova.»

«Quando sono uscita dall’ospedale ho guardato il fiume e pensato anche di farla finita, tanto ci avrebbe comunque pensato il cancro. Poi mi dissi: “E se invece avessi la forza di combatterlo e mi salvassi?”: Patrizia Mirigliani, che ha ereditato dal padre l’organizzazione di Miss Italia, racconta il tumore al seno che la colpì vent’anni fa.

«Non ho mai voluto dimenticarlo Continua a leggere

Facce da Italiani: Max Laudadio.

foto di Bruno Cordioli

GEROLAMO FAZZINI, su Credere, ha pubblicato il 25 maggio scorso l’intervista che segue a Max Laudadio. E confida che parte del percorso della conversione dell’inviato di Striscia è dovuta al nostro amico don Silvano Lucioni. Altra notevole “Faccia da Italiano”…

Il Vangelo è il bigino della felicità.

Giornalista e conduttore, Massimiliano (per tutti Max) Laudadio, 46 anni, è un volto noto della televisione, soprattutto tra i giovani, essendo stato prima nella squadra delle Iene e, da alcuni anni, in quella di Striscia la notizia. Da tempo gira la penisola denunciando malefatte, abusi di potere, ingiustizie… Personaggio eclettico e dinamico, spesso si coinvolge in iniziative di solidarietà e di carattere ecologico; ha pure fondato un’associazione, ON. Pochi, però, sanno (anche perché l’interessato non l’ha sbandierato) che, da un paio di anni, Laudadio si è avvicinato alla fede e che questo gli ha cambiato la vita. Parte da qui l’intervista con Credere.

Cosa ci faceva il 13 maggio a Padova, sul palco del quinto Incontro mondiale dei giovani promosso dal Sermig?

«Ho portato la mia testimonianza di fede. Sono molto legato al Continua a leggere

L’ora di religione per i più piccoli è una risposta alle loro domande.

Altro che Gesù di Renan…

Da Avvenire di oggi. Ho sinceramente desiderato, leggendo questa nuova testimonianza di Marina Corradi, che una come Lei possa ricoprire una responsabilità in politica attiva. Poi, con una altrettanto sincera rassegnazione, ho invece realizzato che Marina sia assolutamente utile al mondo dove sta e con la libertà che le è propria.

Ma leggiamo la freschezza della sua esperienza. Altro che Gesù di Renan… Di politicamente corretto si muore… 

Ma questo è solo il mio parere…

Caro Avvenire,
ho una nipotina di tre anni e mezzo che quest’anno inizia a frequentare la scuola materna. I genitori hanno deciso di farle frequentare l’ora di religione soltanto per non crearle problemi di discriminazione con i compagni di classe e anche per l’assenza di un valido programma sostitutivo che quella scuola non è in grado di assicurare. Diversamente avrebbero, e io con loro, preferito un’alternativa alla religione. Mi chiedo infatti come sia possibile parlare di religione a creature di quell’età senza rischiare di far danni. Proporre loro concetti già ostici per un adulto, cercare in qualche modo di accostarli al mistero senza turbarli con visioni pseudometafisiche, presentare simbologie spesso crude, sempre incomprensibili. Credo che sarebbe molto più utile impiegare quel tempo per curare altri aspetti dell’educazione, magari – perché no – quella fisica. Con assai più benefici per un bambino di pochi anni che chiede risposte chiare a domande quasi sempre assai semplici e sempre maledettamente serie. Oppure, se proprio si vuol introdurre qualcosa di alto, raccontargli qualcosa del Gesù di Renan. Grazie dell’ascolto.

Bruno Stefanelli

«Mi chiedo infatti come sia possibile parlare di religione a creature di quell’età senza rischiare di far danni», scrive il signor Stefanelli. Vorrei rispondere non da giornalista ma da madre di tre figli, che ora sono grandi. Ricordo molto bene però che quando erano piccoli ciò che mi meravigliò di più – io, senza fratelli minori, ero ignara di bambini – era, in loro come credo in ogni bambino, una naturale apertura al mistero della vita e del Continua a leggere

Angelo Scola. Nella speranza è la grande bellezza.

Letizia Fornasieri: “Calle”

Nel numero del 21 ottobre di Avvenire il Cardinale emerito di Milano ci parla della cosa che al Bar coltiviamo con passione. O almeno cerchiamo di farlo: la Bellezza. Un po’, noi meneghini, lo conosciamo Angelo Scola: le sue lezioni non sono easy; qui però ci aiuta con esempi e citazioni. Lo proponiamo agli amici.

La bellezza è lo «splendore della verità» dicevano gli antichi. Un bel paesaggio, una compagnia significativa, una coltivazione della terra ben riuscita, l’esito del lavoro paziente e accurato di un artigiano, un’opera di architettura, di scultura, di pittura, di poesia, di musica, ma soprattutto il miracolo sempre sorprendente di una nascita, o la dolcezza dell’amore vero tra l’uomo e la donna, l’energia con cui si sta dentro una prova legata alla salute, alla morte… In tutte queste manifestazioni della vita brilla (splendore) la verità. La verità, infatti, non è anzitutto un discorso o un insieme di formule logicamente ben compaginate. Ha piuttosto a che fare con la meraviglia con cui la bellezza si impone allo sguardo, fino a raggiungere il cuore di ogni uomo. Continua a leggere

Fiori per il giudice Livatino, mite guerriero che combatteva la mafia.

Facce da Italiani è una delle nostre rubriche. Oggi ci fregiamo di ospitare al Bar il giudice Bambino. Parliamo di Rosario Livatino. Un credente credibile. E Servo di Dio.

Grazie a MARINA CORRADI che lo ha commemorato il 21 scorso  dalle colonne di Avvenire.

Caro Avvenire,
due giovani sposi agrigentini, Angela Guarraggi e Gianluca Volpe, al termine del loro matrimonio, celebrato nella chiesa Sant’Alfonso di Agrigento il 13 ottobre, hanno voluto affidare il loro bouquet di fiori, che generalmente gli sposi conservano gelosamente tra i ricordi, a un amico con una preghiera: «Deporli per loro sulla stele del Giudice Rosario Livatino». Alberto, questo il nome dell’amico, ha esaudito il desiderio di Angela e Gianluca e commentando il gesto mi ha detto che «appena mi hanno chiesto di deporre il loro bouquet sulla stele del giudice, a stento ho trattenuto la commozione: è stato un gesto di speranza bellissimo».  A me, caro direttore, piace leggerlo come un gesto di riconoscimento e gratitudine verso un giudice e testimone credibile che ha lasciato certamente un vuoto nella magistratura, ma continua ad essere luce per tanti. Questo gesto mi ha fatto ritornare alla memoria quanto a tre anni dall’omicidio, monsignor Carmelo Ferraro, vescovo di Agrigento, si chiedeva: «Come mai la figura di Livatino esercita un così irresistibile fascino nelle giovani generazioni e non solo?». «Gli assassini, senza saperlo – concludeva –, anziché spegnere quella luce, hanno acceso un’enorme fiaccola», alla cui luce anche Gianluca e Angela camminano. Mi sento di dire, attraverso le colonne di Avvenire, un grande grazie ad Angela e Gianluca.

Don Carmelo Petrone direttore di “L’Amico del Popolo” Agrigento

Il 21 settembre 1990 alle 8 e 30 il giudice Rosario Livatino come ogni giorno sta recandosi da Canicattì, dove vive, al Tribunale di Agrigento. Sulla Statale 640 viene inseguito e raggiunto da un commando di sicari che lo incalzano per i campi. L’ultimo colpo è di lupara, a sigillare l’esecuzione. Rosario Livatino non aveva ancora compiuto 39 anni. Fin da ragazzo molto studioso, fervente cristiano, impegnato nell’Azione Cattolica, era entrato giovanissimo in Magistratura. I suoi colleghi si erano abituati a vedere sulla sua scrivania un Continua a leggere

Macerata. Proteste per l’Ave Maria all’Università. Il vescovo: “grazie a chi ci ha ricordato che la preghiera è una forza”

Una casa sulla roccia

Docente interrompe lezione per pregare per la pace nel centenario dell’apparizione di Fatima. Scoppia la polemica. Interviene mons. Marconi: grazie perché ci avete ricordato la forza della preghiera

Il 13 ottobre la professoressa Clara Ferranti, ricercatrice di Glottologia e Linguistica al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, fa lezione a un centinaio di studenti di Lingue e Lettere: alle 17:30 in punto si interrompe e li invita a recitare l’Ave Maria, una «preghiera per la pace» che quel giorno a quell’ora, nel centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, si tiene in varie parti d’Italia. Alcuni studenti pregano, altri rimangono in silenzio: di lì a poco l’episodio finisce sui social. E un comunicato di fuoco dell’Officina universitaria, un’associazione studentesca, denuncia «la limitazione della libertà personale» subita dai ragazzi.

La docente si difende, sostiene di non aver coartato la libertà di nessuno e di aver interrotto la lezione solo per pochi…

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Quella carezza della sera.

Raramente ascolto con attenzione le parole di una canzone. Per me sono tutt’uno con la musica. Per farlo dovrei, come mi è capitato oggi, incontrare qualcuno che mi inviti a meditarle. Ecco una recensione di ANDREA PEDRINELLI, oggi su Avvenire. Avevamo già sperimentato l'”Operazione nostalgia“? La riproponiamo:

Che anni, gli anni dell’adolescenza. Tempo di slanci e insicurezze, di voglia di vivere e paura di iniziare a farlo. Col papà sullo sfondo, e noi sospesi fra desiderio di conoscerlo e timore di scoprirne le fragilità. Però che sere quelle sere d’estate, quando in noi ancora bambini già si intravedeva un uomo nuovo… «Quando tornava mio padre sentivo le voci, dimenticavo i miei giochi e correvo lì… Mi nascondevo nell’ombra del grande giardino, e lo sfidavo a cercarmi: io sono qui!».

Poi la paura di averlo perso, papà, forse di non riuscire mai davvero a incontrarlo: «Quelle giornate d’autunno sembravano eterne, quando chiedevo a mia madre dov’eri tu… Che cos’era quell’ombra negli occhi suoi? Io non capivo cos’era, e cominciavo a pensare …mi manchi tu». Fino ad oggi. Già: e oggi, cosa ci manca di più di allora? Quella tenerezza di cui avevamo disperato bisogno o la nostra voglia acerba di quei giorni, la voglia noi da soli di sfidare il mondo? Se lo chiedevano pure i New Trolls, in una canzone bella quanto celebre. «Non so più se mi manca di più quella carezza della sera o quella voglia di avventura, voglia di andare via di là»: ma la risposta, in fondo, era già nel titolo. Quella carezza della sera, sì: è la carezza di papà, che fino all’ultimo giorno cercheremo di ritrovare.