BALTHUS, “LA MONTAGNA” (ossia “Sanremo 1960, il giorno dopo”? ….)

Working Title/Artist: The Mountain Department: Modern Art Culture/Period/Location: HB/TOA Date Code: Working Date: 1937 photography by mma, DP1308.tif touched by film and media (kah) 04_04_14

da Stefano Vanoli:

Certo ricordate quando Norma conversava al bar descrivendo sette personaggi ritratti da Balthus nel 1937 “di fronte alla vita”; l’esperto della canzone del Betania’s era interessato: non è un critico d’arte ma, condividendo con lei anche i sentieri di montagna, ascoltava interessato…e guardava e riguardava il quadro al bar, finchè “ ragazzi !! Vedo anch’io qualcosa nel quadro ! Guardate i contorni e gli effetti netti dell’alba…” ed incomincia a cantare “ E’ l’alba ! Nel mare già respirano le bianche vele! Ascolto un’eco dolce che mi chiama! E’ la vita che chiama me !!!!” . Ma subito lo prendono in giro : “Esperto! Ma come? c’è una montagna e tu canti di vele?”

“Voi non capite! L’arte e la bellezza ci elevano, trascendono, vanno oltre !! E io vi dico che ci vedo tanto, accostando, con fantasia, questa scena alpina al memorabile Festival di Sanremo del 1960! Immaginiamoci il giorno dopo la serata finale del Festival, ed ecco la ragazza che si stiracchia, con “la vita che chiama me”! E’ Mina, al suo esordio quell’anno e pronta a gustarsi quanto le riserverà il destino. Ed al suo fianco l’altra ragazza che dorme, ancora un pizzico di riposo e sarà pronta a svegliarsi e a lanciarsi alla giornata ed alla vita…come Celentano, che già era un “urlatore” come Mina e che l’anno successivo canterà con successo “24.000 baci” arrivando al secondo posto.

Poi c’è il ragazzo con lo zaino pieno, seduto con lo sguardo un po’ diffidente, rabbuiato come lo scuro dell’alba che ancora non lo illumina. Rappresenta il brusco risveglio di qualcuno scottato da una delusione, come se fosse la fine di un’epoca? Uno zaino improvvisamente pesante per lo sconforto, ma comunque con delle certezze che ti aiutano nel cammino che sembra più impervio? Grandi cantanti melodici degli anni ’50, con uno zaino carico di successi, come Nilla Pizzi (quarta con Tonina Torielli ma non finalista in coppia con un altro big come Achille Togliani) o di Gino Latilla, scottati tanto da poter pensare forse ad una crisi del genere melodico? Lo zaino di successi permetterà loro di percorrere un cammino, una carriera avara di nuovi successi ma ancora lunga.

E quell’uomo dietro , poco lontano che guarda al gruppo? S’è svegliato un po’ prima, forse a loro estraneo ma quasi vicino, osserva l’alba e scruta il gruppetto perché ha capito che con loro potrebbe vivere una bella giornata, certo di che strada intraprendere ma alla ricerca di un compagno di viaggio con cui avviarsi a percorrere il sentiero? Un po’ come Tayoli e Claudio Villa, assenti quell’anno, che hanno visto i titolati colleghi non qualificarsi e che forse hanno colto l’opportunità di scrutare il panorama musicale, senza però cambiare strada ma semmai continuare arricchendola?

E così Luciano Tayoli vincerà l’anno successivo cantando in coppia con la giovane Betty Curtis, e Claudio Villa nel 1967 con Iva Zanicchi , e nel 1962 “addirittura” con Domenico Modugno.

E poi la coppia che guarda l’alba, che si gode l’intimità a poca distanza dal gruppo, forte dei propri pregi e che, magari, sa anche valorizzare le diversità di ciascuno trovando soluzioni che sono tutt’altro che un compromesso! Come i vincitori del festival, un attore ed un cantante urlatore, che cantano “Romantica” con la versione classica di Rascel e con l’energia di Tony Dallara!

E infine il settimo uomo, lontano che sale: è Domenico Modugno, che cantava appunto “Libero voglio vivere come rondine che non vuol tornare al nido, libero voglio andarmene.. corre la vela mia, corre per il suo mare chi la può mai fermare, naviga, scivola col vento va verso la libertà”!

Ma facciamo attenzione a questa libertà, come ci dice il Quartetto Cetra nella parodia: “ma come, una rondine torna sempre al proprio nido!”

Insomma, c’è tanto materiale che fa pensare, cantare e scegliere di vivere ogni alba!

Con l’arte, la bellezza (e la montagna) che ti elevano. Anche a Dio. Buon sentiero!

Di fronte alla vita …

Leggendo un libro di Duccio Demetrio, “Filosofia del camminare”, mi sono imbattuta in un quadro di Balthus (al secolo Balthasar Klossowski): La Montagna, un olio su tela, che si trova al Met di New York:

Working Title/Artist: The Mountain Department: Modern Art Culture/Period/Location: HB/TOA Date Code: Working Date: 1937 photography by mma, DP1308.tif touched by film and media (kah) 04_04_14

Sicuramente aveva ben altro in mente quando ha dipinto questi sette personaggi sull’altopiano.

Osservandolo ho intravisto sette modi diversi di porsi di fronte al mistero di quel benedetto e fantastico lavoro, che è la vita.

Sulla sinistra una figura maschile con lo sguardo teso e critico: la razionalità che si interroga e quasi vuole mettere in dubbio l’inspiegabile.

Vicino a lui una donna che si stiracchia: il risveglio dei sensi e delle emozioni alla luce di un nuovo mattino.

Accanto a lei un’adolescente che sta dormendo: la fatica o l’indifferenza di fronte a ciò che risulta incomprensibile.

Poco dietro, un ragazzo che si rilassa guardando in alto: l’affidamento a Qualcuno che sta oltre.

Più in là, in secondo piano, una coppia: la condivisione nella e della sorte che hanno deciso di giocarsi insieme.

In fondo, sulla destra, una presenza lontanissima: la fuga o la solitudine di chi non vuole nemmeno mettere in dubbio le proprie certezze.