Jesus’ blood never failed me yet.

Lo spunto viene dal Blog di Costanza Miriano, che ha ripescato da quello di Bombacarta, dove abbiamo vecchie conoscenze, un post su cui è bello riflettere…

Riportiamo alcuni commenti per invitare gli amici del Bar a darci retta 🙂 Ecco:

  • “Ieri ho ascoltato il CD dall’inzio alla fine… che dire: in casa c’era il Natale.” (Maurizio)
  • “Grazie Gian Luca. Il brano lo cercherò, mi ha incuriosita, proprio come Maurizio. Il tuo articolo ha coivolto la mia anima a tal punto da entrare nel silenzio, proprio come hanno fatto le persone presenti nello studio di registrazione. C’è qualcosa dentro di noi, a cui diamo poco spazio, ma che si fa sentire, quando prestiamo attenzione a piccoli, grandi segni, che lasciano solchi profondi. Nella voce di quel barbone splendeva un sogno, una speranza,una certezza e gli altri lo hanno percepito.” (Maria Pia Kr)
  • “Le verità essenziali e autentiche arrivano dall’animo dei semplici. Forse non serve sapere che il ritmo cadenzato e ripetitivo, come quello della metrica classica o del rosario, invita all’ascolto perché dà sensazioni di benessere e di pace con la sua sintonia con il battito cardiaco, serve avere l’occasione di incontrare qualcuno che ne stia facendo esperienza di vita. L’occasione e la fortuna sono sempre nell’incontro con una persona.” (Rosa Elisa Giangioia)

Si ascolta l’intero brano cliccando sul link a fine articolo.

GIAN LUCA FIGUS

Qualche tempo fa ho incontrato un caro amico, Saverio. Saverio come me è appassionato di musica e ha una discreta collezione. Quel giorno, come in un laboratorio di BombaMusica “in nuce” (appena abbozzato n.d.B’sB), abbiamo scambiato opinioni e ascoltato qualche disco. A un certo punto lui tira fuori dal computer un brano di un perfetto sconosciuto (almeno lo era per me): Gavin Bryars. E non solo. Mi racconta una storia. Una strana storia…

Gavin Bryars è a Londra e cammina con in mano un registratore, lo fa per lavoro, deve catturare dei suoni per un film. Girovagando nei pressi di Waterloo Station incontra un barbone che con voce stentata ma profonda canta alcune frasi di una canzone. È una sorta di litania, sempre la stessa. E dice: “Jesus’ blood never failed me yet, there’s one thing I know, cause He loves me so…“. Continua a leggere

Lettere. Ragioni per dire grazie.

Vorremmo provare a “coltivare il bene comune”. Ce lo proponeva in un suo articolo Proprio Marina Corradi qualche giorno fa. Ci aiuta anche oggi a scovare ricchezze anche in un posto da “poveracci” come un carcere. Buone notizie:

Fede cocciuta e gioiosa nell’uomo. E in carcere si può perfino volare.

Caro Avvenire,
l’anno scolastico è terminato anche qui, nel carcere di Cuneo, con momenti importanti: conclusione delle lezioni, consegna dei diplomi, incontri vari, torneo di calcetto… e, ultimo in ordine di tempo, uno spettacolo di canto e musica preparato a lungo e presentato da un gruppetto di volontari. Bello, importante, realizzato da una dozzina di detenuti impegnati e bravi. Penso che questo spettacolo, come gli altri eventi, si potrebbe intitolare ‘Non lasciatevi rubare la speranza’, proprio come ha detto papa Francesco. O, forse, ‘Lasciateci sognare’. O ancora ‘Volare alto’. Sì, anche in carcere, dopo errori e momenti difficili, si può cambiare, camminare e volare. Volare alto. Da 28 anni vado in carcere… e comprendo sempre più il valore dei corsi, di vario tipo, della scuola, di incontri, scambi. A. e G.F. mi hanno parlato della consegna degli attestati di qualifica del 3° anno di Scuola Alberghiera- Sezione del Carcere ‘Ist.V. Donadio’ di Dronero e degli alunni della Scuola edile. Presenti direttore, prèsidi, educatori, alcune autorità e l’assessore regionale all’Istruzione signora Pentenero, oltre che il direttore della Scuola Edile. Quei due detenuti della Scuola Alberghiera, e non sono gli unici, hanno avuto il punteggio 100/100 e hanno anche pubblicato una ricetta su una rivista di cucina. Segno della seria preparazione. Sono stati premiati con una borsa di studio. Certo in carcere ci sono situazioni difficili, persone con limiti diversi, come già diceva anni fa il procuratore Caselli: l’80% dei detenuti proviene dall’area del disagio sociale, ambientale, familiare, psicologico, sociale. In cella, cioè, ci sono tantissimi ‘poveracci’. Ma proprio persone così svantaggiate serbano ricchezze sconosciute. Basta tirarle fuori, dare coraggio, fare proposte, indicare un cammino… Brava S., bravi i suoi collaboratori, bravi tutti coloro che organizzano tornei, corsi e concorsi. Davvero ci vuole la ‘passione’ dell’uomo, del fratello che può rinascere, rifiorire, rialzarsi, camminare e volare. Volare alto.

suor Elsa Caterina Galfrè

MARINA CORRADI

Pochi giorni fa ho incontrato una ragazza che è stata recentemente un mese in carcere, in attesa di giudizio. Mi ha parlato della quotidianità della vita dietro le sbarre, delle tante cose apparentemente piccole che pesano, alla fine, quasi quanto la privazione della libertà. Mi ha raccontato di come è vivere in tre in otto metri quadrati, e come il russare di una compagna di cella comporti interminabili notti senza sonno. Allora vai a domandare dei tappi per le orecchie, ma non è così semplice, bisogna fare una ‘domanda’ in infermeria. Per ogni piccola cosa bisogna fare una ‘domanda’. Il carcere è anche una ragnatela di minima, farraginosa burocrazia. La mia amica mi ha detto Continua a leggere

Antonietta Porro cittadina benemerita.

Cari amici del Bar, qualche giorno fa la nostra Antonietta Porro è stata fregiata della cittadinanza benemerita di Barlassina. Ho partecipato volentieri a quel momento che l’ha riguardata e ho raccolto il messaggio che vorrei mettere in comune con chi ci fa visita e apprezza Antonietta attraverso le sue riflessioni. E’ professore ordinario di Lingua e letteratura greca, insegna Grammatica greca e Filologia classica presso l’Università Cattolica di Milano. Ed è esperta in decine di altre cose che il rispetto per la sua riservatezza mi sconsiglia di rivelare. Ecco il ringraziamento letto dopo il conferimento della onorificenza. Ritengo sia utile per il suo contenuto in riferimento alla passione per il lavoro e l’educazione, la famiglia, il Signore e la Città. Davvero per tutto questo!

L’emozione mi impedisce di parlare a braccio. Vorrei tuttavia dire, insieme alla mia gratitudine, la mia sorpresa, quando mi è stato detto dell’intenzione dell’Amministrazione comunale di conferirmi questa importante onorificenza. La cittadinanza benemerita – lo dice la parola – va a chi abbia ben meritato nei confronti della comunità, e obiettivamente non vedo quali meriti io abbia nei confronti di questo mio paese.
Tra le parole, tanto semplici quanto belle (le cose più belle sono quelle più semplici, di solito), della motivazione leggo un riferimento alla mia professione. Ho la fortuna di fare un mestiere che mi piace e che mi gratifica, certo, e cerco di farlo per il meglio. Ma non credo di avere molti meriti in questo. Continua a leggere

Risate e Bellezza sono ugualmente contagiose?

Ho ricevuto il video dal nostro Angelo con questo commento: “Anche la bellezza è contagiosa come nel filmato!?” . Un’accortezza: visionatelo col volume alto. “E vedere di nascosto l’effetto che fa…” (cit.)

E’ una pubblicità dalla Coca-Cola: non è sicuramente genuino. Ma, contagiosa è contagiosa, la risata.

La Bellezza? Ma certo che è contagiosa, contagiosissima.

 

Sacro stupore.

Sergio Alvarez – visto su Enpermanence blog

I regali con cui ricopriamo i figli e quello che spetta loro davvero

Caro Avvenire,

la bicicletta azzurra che negli anni Sessanta i miei genitori mi regalarono per il mio decimo compleanno, mi rese un bimbo felice. Negli anni successivi anche l’Elvis Presley di latta che suonava e cantava, il disco volante che s’illuminava sibilando e il proiettore con le diapositive di Braccobaldo, mi fecero toccare il cielo con un dito. Ma bastava anche un semplice pallone, dei soldatini o delle biglie di vetro colorato per darmi molta gioia.

Ancora oggi ricordo i giocattoli della mia infanzia, e soprattutto l’indescrivibile emozione che provavo nel riceverli. Ringraziavo coprendo di baci i miei genitori, aprivo l’incarto col cuore a mille e chissà quanto stupore si leggeva nei miei occhi. In quegli anni i regali erano piuttosto rari, avevano il significato del premio e anche per questo ogni dono era un evento da ricordare. Momenti magici che i bambini di oggi ricevendo continuamente tutto, non possono gustare: nulla li emoziona più, se non per qualche attimo. Purtroppo i frenetici ritmi dei nostri giorni, talvolta sono causa di una minore attenzione nei loro confronti, e il regalo diventa una sorta di compensazione.

Di cosa hanno davvero bisogno i nostri bambini? Probabilmente di essere guardati di più negli occhi e di essere ascoltati, magari qualche volta con tv e cellulare spenti. E qualche sera di addormentarsi semplicemente ascoltando una fiaba.

Michele Massa, Bologna

MARINA CORRADI

Questa lettera mi ha fatto venire in mente i miei primi Natali, quando ogni pacco lucente conteneva una meraviglia lungamente attesa e sognata. Eppure c’era sempre un istante, una volta aperti tutti i regali, in cui li guardavo, uno accanto all’altro, nuovi, bellissimi, e tuttavia mi pareva che qualcosa mancasse. Che tutti quegli oggetti ancora non fossero sufficienti a corrispondere al desiderio con cui avevo aspettato quel giorno. Continua a leggere