Antonietta Porro cittadina benemerita.

Cari amici del Bar, qualche giorno fa la nostra Antonietta Porro è stata fregiata della cittadinanza benemerita di Barlassina. Ho partecipato volentieri a quel momento che l’ha riguardata e ho raccolto il messaggio che vorrei mettere in comune con chi ci fa visita e apprezza Antonietta attraverso le sue riflessioni. E’ professore ordinario di Lingua e letteratura greca, insegna Grammatica greca e Filologia classica presso l’Università Cattolica di Milano. Ed è esperta in decine di altre cose che il rispetto per la sua riservatezza mi sconsiglia di rivelare. Ecco il ringraziamento letto dopo il conferimento della onorificenza. Ritengo sia utile per il suo contenuto in riferimento alla passione per il lavoro e l’educazione, la famiglia, il Signore e la Città. Davvero per tutto questo!

L’emozione mi impedisce di parlare a braccio. Vorrei tuttavia dire, insieme alla mia gratitudine, la mia sorpresa, quando mi è stato detto dell’intenzione dell’Amministrazione comunale di conferirmi questa importante onorificenza. La cittadinanza benemerita – lo dice la parola – va a chi abbia ben meritato nei confronti della comunità, e obiettivamente non vedo quali meriti io abbia nei confronti di questo mio paese.
Tra le parole, tanto semplici quanto belle (le cose più belle sono quelle più semplici, di solito), della motivazione leggo un riferimento alla mia professione. Ho la fortuna di fare un mestiere che mi piace e che mi gratifica, certo, e cerco di farlo per il meglio. Ma non credo di avere molti meriti in questo. Continua a leggere

Risate e Bellezza sono ugualmente contagiose?

Ho ricevuto il video dal nostro Angelo con questo commento: “Anche la bellezza è contagiosa come nel filmato!?” . Un’accortezza: visionatelo col volume alto. “E vedere di nascosto l’effetto che fa…” (cit.)

E’ una pubblicità dalla Coca-Cola: non è sicuramente genuino. Ma, contagiosa è contagiosa, la risata.

La Bellezza? Ma certo che è contagiosa, contagiosissima.

 

Sacro stupore.

Sergio Alvarez – visto su Enpermanence blog

I regali con cui ricopriamo i figli e quello che spetta loro davvero

Caro Avvenire,

la bicicletta azzurra che negli anni Sessanta i miei genitori mi regalarono per il mio decimo compleanno, mi rese un bimbo felice. Negli anni successivi anche l’Elvis Presley di latta che suonava e cantava, il disco volante che s’illuminava sibilando e il proiettore con le diapositive di Braccobaldo, mi fecero toccare il cielo con un dito. Ma bastava anche un semplice pallone, dei soldatini o delle biglie di vetro colorato per darmi molta gioia.

Ancora oggi ricordo i giocattoli della mia infanzia, e soprattutto l’indescrivibile emozione che provavo nel riceverli. Ringraziavo coprendo di baci i miei genitori, aprivo l’incarto col cuore a mille e chissà quanto stupore si leggeva nei miei occhi. In quegli anni i regali erano piuttosto rari, avevano il significato del premio e anche per questo ogni dono era un evento da ricordare. Momenti magici che i bambini di oggi ricevendo continuamente tutto, non possono gustare: nulla li emoziona più, se non per qualche attimo. Purtroppo i frenetici ritmi dei nostri giorni, talvolta sono causa di una minore attenzione nei loro confronti, e il regalo diventa una sorta di compensazione.

Di cosa hanno davvero bisogno i nostri bambini? Probabilmente di essere guardati di più negli occhi e di essere ascoltati, magari qualche volta con tv e cellulare spenti. E qualche sera di addormentarsi semplicemente ascoltando una fiaba.

Michele Massa, Bologna

MARINA CORRADI

Questa lettera mi ha fatto venire in mente i miei primi Natali, quando ogni pacco lucente conteneva una meraviglia lungamente attesa e sognata. Eppure c’era sempre un istante, una volta aperti tutti i regali, in cui li guardavo, uno accanto all’altro, nuovi, bellissimi, e tuttavia mi pareva che qualcosa mancasse. Che tutti quegli oggetti ancora non fossero sufficienti a corrispondere al desiderio con cui avevo aspettato quel giorno. Continua a leggere

Vita nuova.

E’ stato rianimato il Sito della Parrocchia Regina Pacis di Saronno. Viene da oggi reinserito tra i Blog amici nella “barra laterale”.
Aggiornato da poco con cadenza quotidiana, è frutto del lavoro alacre (questo benedetto Lavoro!) della nostra Silvia Grimoldi. La ringraziamo per questo sito “di servizio” che è, e lo sarà sempre più, un contenitore stimolante di Bellezza. “B” maiuscola!

Gli altri. Una dimensione di noi stessi.

“E, dopo un’assenza di presso a due anni, si scopersero a un tratto molto più amici di quello che avesser mai saputo di esserlo, nel tempo che si vedevano quasi ogni giorno; perchè all’uno e all’altro, dice qui il manoscritto, eran toccate di quelle cose che fanno conoscere che balsamo sia all’animo la benevolenza; tanto quella che si sente, quanto quella che si trova negli altri.” (da I Promessi Sposi – Alessandro Manzoni)

A questo ho pensato leggendo il nuovissimo articolo della nostra Antonietta Porro, in pubblicazione anche sul mensile della Parrocchia di San Giulio in Barlassina e attinto dal suo “scrigno della Memoria”. Anche oggi emozione, riflessione e richiamo al Vangelo. Come iniziare meglio la settimana?

Chi mi ha conosciuta solo da adulta stenta a crederci, eppure posso assicurare che da piccola ero timidissima. Timidissima e golosa di dolci, ma più timida che golosa, se è vero che rinunziavo a prendere una caramella che mi veniva offerta perché sapevo bene che poi avrei dovuto dire almeno grazie, ed ero troppo timida per farlo. Credo di essere ancora timida “dentro”, perché la natura non si cambia, ma col tempo ho imparato a guardare agli altri in un altro modo. Ad un certo punto ho capito che gli altri erano come me, o, meglio, che io ero come loro: come loro, avevo paura di fare brutte figure, temevo di essere invadente, non volevo correre il rischi di risultare sgradita, ed era per questo che mi tenevo da parte. Soprattutto ho capito che dentro di me c’erano gli stessi desideri profondi Continua a leggere