Prima il bene comune.

Riecco la nostra Antonietta Porro!

Ci propone una nuova pagina dallo “Scrigno della Memoria” che è pubblicato sul periodico della Parrocchia di san Giulio in Barlassina. Conosciamo ormai bene il suo stile, e ne sentivamo la mancanza. Oggi ci parla di politica come bene comune, non esiste altra visione sulla politica che non sia in tale orizzonte. E per testimoniarlo chiama, grazie alla sua formidabile memoria, persone, scusate: Persone, incontrate nella sua formidabile esperienza di vita piena e vera. Grazie

Pochi giorni fa abbiamo letto, all’interno di un comunicato ufficiale del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, parole chiare in un frangente della storia politica della nostra Italia in cui sembrava fosse scesa sul nostro Paese la caligine di una profonda oscurità: «Di fronte alla crisi sociale e politica in cui è precipitata la “nostra diletta Italia” ogni persona di buona volontà ha il dovere di rinnovare il proprio impegno, ciascuno nel suo ruolo, per il bene supremo del Paese. Mai come oggi c’è un urgente bisogno di Continua a leggere

Delpini scrive ai diciottenni: «Giovani al primo voto, partecipate».

Stemma episcopale di mons. Delpini

Proponiamo, pubblicato oggi sul sito della Chiesa di Milano a cura di Pino NARDI, questo articolo interessante, ancora, sul tema delle elezioni. La recensione ci è giunta dalla nostra Silvia. E la ringraziamo. QUI Il testo integrale della lettera dell’Arcivescovo ai 18enni.

L’Arcivescovo rivolge l’appello a non disertare le urne alle prossime elezioni: «La politica è responsabilità per il bene comune e per il futuro del Paese. È necessario che le cose cambino, e chi può avviare un cambiamento se non voi? Con l’astensionismo non si cambia niente»

«Vorrei che per tutti il compimento dei 18 anni fosse una festa: nessuno si lasci convincere da quelli che dicono che non c’è niente da festeggiare! La festa che propongo, la festa alla quale invito è quella che celebra la bellezza della vita e si assume la responsabilità di renderla bella, per sé e per Continua a leggere

La politica dimensione essenziale della convivenza civile.

Ambrogio Lorenzetti “Allegoria del Buon Governo” (part.) 1337-40, Palazzo Pubblico, Siena
Clicca sull’immagine per ingrandire

Nel discorso in Piazza del Popolo a Cesena, il 1° ottobre 2017, papa Francesco ha offerto un punto di vista sulla politica che riteniamo decisivo per affrontare la prossima scadenza elettorale. Lo proponiamo a tutti come una ipotesi di lavoro, che ciascuno può verificare nell’incontro e nel dialogo con chiunque. (dal sito “Clonline” – 18/01/2018)

Grazie a Gemma e a don Fabio C. per la segnalazione.

La piazza è un luogo emblematico, dove le aspirazioni dei singoli si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell’intera cittadinanza; dove i gruppi particolari prendono coscienza che i loro desideri vanno armonizzati con quelli della collettività. Io direi – permettetemi l’immagine –: in questa piazza si “impasta” il bene comune di tutti, qui si lavora per il bene comune di tutti. Questa armonizzazione dei desideri propri con quelli della comunità fa il bene comune. In questa Continua a leggere

Cristiani semplicemente impegnati.

Ecco la nuova, e attesa, riflessione che il nostro Fausto Corsetti condivide con noi oggi. Ci sollecita “energicamente”  con amicizia a “farci sempre riconoscere”. Grazie della prossimità, Fausto! Pensiamo al Portico di Salomone: il Portico di Salomone, che circondava la spianata del tempio di Gerusalemme, diventerà un luogo familiare per i primi cristiani, che vi si raduneranno dopo l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, come raccontano gli Atti degli Apostoli. I cristiani continueranno a ritrovarsi nel luogo in cui il Maestro ha parlato delle ‘sue pecore’ che ascoltano la sua voce e non verranno strappate da lui nemmeno dalla persecuzione. Sotto ogni portico di Chiesa e di città, per tutte le strade del mondo, i cristiani vivono e si riuniscono, domandando la grazia di rimanere fedeli al Signore Gesù e di testimoniarlo al mondo.

Siamo soliti pregare il Signore perché ci protegga e ci aiuti ad eliminare le cause che generano le molte povertà materiali, morali e spirituali delle quali la nostra società soffre. Una fede, tuttavia, che fosse solo celebrata in chiesa e poi non testimoniata fuori – nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella società, nella politica – non ci renderebbe credibili: per essere credenti credibili, non di nome ma di fatto, è necessario uscire e gridare il Vangelo con la vita!

Nel cuore dell’uomo è scritta da Dio creatore una legge universale che nessuno potrà mai cancellare. Su questa legge si basano i Continua a leggere

Pace e lavoro. Mondo più giusto e più umano.

“Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato (…). Signori Delegati, grava su di voi la responsabilità di dare al mondo una pace che corrisponda ai conclamati fini della guerra, cioè all’indipendenza e alla fraterna collaborazione dei popoli liberi. Come italiano non vi chiedo nessuna concessione particolare, vi chiedo solo di inquadrare la nostra pace nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni Paese che nella guerra hanno combattuto e sofferto per una meta ideale. (…) E’ in questo quadro di una pace generale e stabile, Signori Delegati, che vi chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d’Italia: un popolo lavoratore di 47 milioni è pronto ad associare la sua opera alla vostra per creare un mondo più giusto e più umano.”

Dal discorso del presidente del consiglio Alcide De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi, 10 agosto 1946

Ricordiamo che di De Gasperi è in corso la causa di beatificazione.

A noi spetta seminare il bene.

Anche pregando per gli sconosciuti.

Continuiamo volentieri, con il supporto autorevole di MARINA CORRADI, a pubblicare BUONE NOTIZIE.

Caro Avvenire,

sto leggendo in questi giorni un libro che racconta le vicende belliche svoltesi non lontano da qui, sul Monte Ortigara, il grande altopiano che si affaccia sulla Valsugana, durante la Prima guerra mondiale. Che macelli ci sono stati lassù! E gli uomini – o meglio, gli uomini dei gruppi di potere – continuano quei macelli. Mosul li ricorda tutti! Ma a noi spetta di seminare il bene, e lo possiamo fare in ogni momento. A me capita anche di fare questa esperienza: quando dalla finestra vedo passare una persona, anche sconosciuta, rivolgo al Padre una preghiera per quella persona, per tutte le sue necessità, che solo Dio conosce bene.

Antonio Giacomin, Belluno

Le ultime cinque righe di questa lettera da Belluno mi sono rimaste in mente. Chiusa la lettera – scritta a mano, vergata in bella calligrafia da un insegnante in pensione – ho continuato a pensarci. Il signor Giacomin, antico amico di Avvenire, legge un libro sulle tragedie della Prima guerra mondiale, che sui monti del Nordest è stata come ben si sa un massacro di giovani soldati. Ne resta impressionato – mi pare di vederlo, la sera, chiudere le pagine del volume con un sospiro pesante – e pensa come la Storia ineluttabilmente ritorni e si ripeta, a un diverso grado di longitudine e latitudine, e sempre gli uomini in qualche angolo del mondo si affannino ad ammazzarsi. Il signor Antonio constata la ampiezza e la gravità del male in cui viviamo immersi, e però non se ne lascia sopraffare. Continua a leggere

Lettere. Ragioni per dire grazie.

Vorremmo provare a “coltivare il bene comune”. Ce lo proponeva in un suo articolo Proprio Marina Corradi qualche giorno fa. Ci aiuta anche oggi a scovare ricchezze anche in un posto da “poveracci” come un carcere. Buone notizie:

Fede cocciuta e gioiosa nell’uomo. E in carcere si può perfino volare.

Caro Avvenire,
l’anno scolastico è terminato anche qui, nel carcere di Cuneo, con momenti importanti: conclusione delle lezioni, consegna dei diplomi, incontri vari, torneo di calcetto… e, ultimo in ordine di tempo, uno spettacolo di canto e musica preparato a lungo e presentato da un gruppetto di volontari. Bello, importante, realizzato da una dozzina di detenuti impegnati e bravi. Penso che questo spettacolo, come gli altri eventi, si potrebbe intitolare ‘Non lasciatevi rubare la speranza’, proprio come ha detto papa Francesco. O, forse, ‘Lasciateci sognare’. O ancora ‘Volare alto’. Sì, anche in carcere, dopo errori e momenti difficili, si può cambiare, camminare e volare. Volare alto. Da 28 anni vado in carcere… e comprendo sempre più il valore dei corsi, di vario tipo, della scuola, di incontri, scambi. A. e G.F. mi hanno parlato della consegna degli attestati di qualifica del 3° anno di Scuola Alberghiera- Sezione del Carcere ‘Ist.V. Donadio’ di Dronero e degli alunni della Scuola edile. Presenti direttore, prèsidi, educatori, alcune autorità e l’assessore regionale all’Istruzione signora Pentenero, oltre che il direttore della Scuola Edile. Quei due detenuti della Scuola Alberghiera, e non sono gli unici, hanno avuto il punteggio 100/100 e hanno anche pubblicato una ricetta su una rivista di cucina. Segno della seria preparazione. Sono stati premiati con una borsa di studio. Certo in carcere ci sono situazioni difficili, persone con limiti diversi, come già diceva anni fa il procuratore Caselli: l’80% dei detenuti proviene dall’area del disagio sociale, ambientale, familiare, psicologico, sociale. In cella, cioè, ci sono tantissimi ‘poveracci’. Ma proprio persone così svantaggiate serbano ricchezze sconosciute. Basta tirarle fuori, dare coraggio, fare proposte, indicare un cammino… Brava S., bravi i suoi collaboratori, bravi tutti coloro che organizzano tornei, corsi e concorsi. Davvero ci vuole la ‘passione’ dell’uomo, del fratello che può rinascere, rifiorire, rialzarsi, camminare e volare. Volare alto.

suor Elsa Caterina Galfrè

MARINA CORRADI

Pochi giorni fa ho incontrato una ragazza che è stata recentemente un mese in carcere, in attesa di giudizio. Mi ha parlato della quotidianità della vita dietro le sbarre, delle tante cose apparentemente piccole che pesano, alla fine, quasi quanto la privazione della libertà. Mi ha raccontato di come è vivere in tre in otto metri quadrati, e come il russare di una compagna di cella comporti interminabili notti senza sonno. Allora vai a domandare dei tappi per le orecchie, ma non è così semplice, bisogna fare una ‘domanda’ in infermeria. Per ogni piccola cosa bisogna fare una ‘domanda’. Il carcere è anche una ragnatela di minima, farraginosa burocrazia. La mia amica mi ha detto Continua a leggere