GUARESCHI/ Un uomo troppo libero e senza odiare nessuno

«L’opera di Guareschi rimane la “testimonianza di un intenso momento di speranza” per un “nuovo mondo possibile”. Che non avvenne, ma in cui “ci avremmo guadagnato tutti”.»

Una casa sulla roccia

Il primo maggio 2018 avrebbe compiuto 110 anni. “Il fatto increscioso” — così Giovannino Guareschi si riferì alla sua nascita — avvenne nel 1908 “al primo piano della locale cooperativa socialista” in cui si celebrava la festa dei lavoratori. Politica e lavoro, temi che si ritroveranno nella gran parte dei suoi racconti. A leggere bene tra le righe, però, tutte le vicende politico-partitiche che tanto riscaldano gli animi (e i cazzotti) dei suoi personaggi (i più famosi sono don Camillo e Peppone), alla fine non sono che un palcoscenico come un altro per mettere sotto i riflettori gli esseri umani. Non tanto ciò che pensano, ma la loro ricerca di verità, di giustizia, di dignità.

Centodieci anni. Eppure non è difficile immaginare Guareschi ancora vivo oggi e, come allora, impegnato a ironizzare, smascherare superficialità e ipocrisie, ma anche a incoraggiare, e soprattutto a farci fare qualche passo in più nella…

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Inghilterra, bimbo di due anni in coma per un tumore si sveglia mentre i genitori stanno staccando la spina

Dedico questo post all’amico che definiva “criminale” l’atteggiamento dei genitori di Isaiah Hastrup che, sempre nella civilissima Inghilterra, si sono strenuamente, e invano, opposti all’omicidio decretato dall’Alta Corte.

Una casa sulla roccia

Dylan Askin non aveva più speranze: colpito a soli due anni da una forma rarissima di cancro, l’istiocitosi polmonare a cellule di Langerhans, giaceva ormai da mesi nel suo letto d’ospedale senza più forze, senza che i suoi polmoni riuscissero a riprendersi, con la vita appesa ai macchinari che continuavano a farlo respirare.

Dopo settimane d’angoscia, i genitori Mike e Kerry, 36 e 29 anni, d’accordo con i medici del Queens Medical Hospital di Nottingham che non davano più al piccolo alcuna chance di sopravvivenza, presero la decisione straziante di staccare la spina. Il 25 marzo del 2016, nel giorno del Venerdì Santo, lo fecero battezzare davanti a tutti i parenti accorsi in ospedale per l’ultimo saluto e dettero il consenso per bloccare il supporto vitale. Era tutto pronto per avviare la procedura e i medici avevano già cominciato a sedarlo quando, con un insperato e inspiegabile colpo di coda…

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Argentina, 2 milioni in piazza contro l’aborto: “Tutta la vita ha valore”

Una casa sulla roccia

Argentina, la marcia (vista dall’alto) «per la vita», e, quindi, «contro la proposta di liberalizzare l’aborto»

Con questo slogan manifestazioni in tutto il Paese 

Una marcia con una moltitudine di gente come non se ne vedevano da tempo in un paese avvezzo alle grandi marce ha portato decine di migliaia di argentini in strada per manifestare «per la vita», e, quindi, «contro la proposta di liberalizzare l’aborto» che subito dopo Pasqua entrerà in discussione nel parlamento nazionale.

Probabilmente gli stessi organizzatori non si aspettavano tanta gente, anche perché i mezzi di comunicazione hanno dato ben poca eco ai preparativi, peraltro abbastanza improvvisati, che hanno avuto come veicolo le reti sociali. Invece nella soleggiata domenica porteña – così sono chiamati i cittadini di Buenos Aires – un rigagnolo ininterrotto di partecipanti è confluito nel primo pomeriggio verso una delle strade giugulari della capitale, calle Sarmiento, per poi riversarsi lungo la celebre Avenida del Libertador…

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Il rianimatore. Picardo: «Mai staccare i supporti vitali ai bambini»

“Noi ci alzeremo in piedi”! (cit.)
Per la vita.
Dal concepimento alla morte naturale.

Legge sulle d.a.t.: assassinati per fame e per sete.

E Isaiah, i giorni scorsi, assassinato per soffocamento: 8 ore di agonia. Da Avvenire del 14 dicembre 2017. 

IDRATAZIONE E NUTRIZIONE 

Si tratta di uno dei principali punti critici – contenuto nell’articolo 1 della legge – riguarda la possibilità che un paziente cosciente e stabile, dunque non in una fase terminale di una malattia, e pur tuttavia bisognoso di essere idratato e nutrito per via artificiale (per esempio attraverso un sondino), possa trovare la morte in seguito alla sua scelta di sospendere nutrizione e idratazione in tal modo somministrati. O la possibilità che una tale opzione venga richiesta, per un paziente in stato di incoscienza, per volontà del fiduciario da lui stesso nominato o del tutore. Il punto di partenza è molto semplice: la legge definisce tout court (quindi sempre e comunque) come una terapia sanitaria la somministrazione di acqua e cibo per via artificiale, che come tale può essere rifiutata (Art. 1). Una posizione che non vede concorde l’intera comunità scientifica: vi sono casi – non infrequenti – in cui l’idratazione e nutrizione artificiali non sono trattamenti sanitari ma semplici atti di sostegno vitale proposti al paziente.

 

Una casa sulla roccia

I drammatici casi inglesi sollevano domande sulla malattia, le cure, la morte. Le risposte di Sergio Picardo, del «Bambino Gesù»

(Avvenire, 15.03.18)

Nei giorni in cui i tribunali inglesi decidono la sorte del piccolo Alfie Evans, affetto da una malattia rara per la quale secondo l’Alder Hay Children Hospital di Liverpool, non esistendo possibilità di cura, sarebbe inutile continuare a fornire i supporti vitali, è opportuno chiarirsi le idee sui grandi interrogativi sollevati da vicende tanto drammatiche. A cominciare da cosa si intenda davvero per ‘migliore interesse del bambino’, concetto che torna nelle sentenze sul caso di Alfie dopo quelli di Isaiah e di Charlie Gard. Sergio Picardo, responsabile di Anestesia, rianimazione e Comparto operatorio dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, tiene a chiarire che «se non esistono cure, o se sono inutili, compito del medico è fare in modo che la malattia venga vissuta nella maniera più dignitosa…

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Imperfetto? «Aborto per 7 su 10». I numeri choc di Treviso: «Così stanno sparendo i figli Down»

De Zurbaran “Agnus Dei”

L’ETERE COSTA: NEMMENO L’ABORTO E’ ARGOMENTO DA TIGGI’!

NON SI CHIAMA SELEZIONE DELLA SPECIE?

Una casa sulla roccia

da Avvenire 11.03.18

E’ una denuncia choc quella che arriva da Treviso, profondo Nord Est. In una terra in cui le preoccupazioni economiche pesano meno che altrove e dove la natalità è considerata ancora un valore, sembra infatti vacillare il rispetto della vita ‘senza se’ e ‘senza ma’: sempre più spesso le giovani coppie rifiutano figli davanti a diagnosi di disabilità, persino eventuali.
I dati sono drammatici e negli ultimi anni hanno rasentato il 70%. Lo conferma il direttore dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Treviso, Enrico Busato. «Su dieci donne, sette interrompono la gravidanza quando vengono a sapere che il loro figlio potrà avere qualche imperfezione. Numerosi genitori, quindi, decidono per l’aborto». E questo vale, secondo Busato, per ogni forma di possibile disabilità, su tutte la sindrome di Down. «Li vediamo catturati dalla paura, temono di rimanere soli, considerano subito il figlio che portano in grembo un “peso”…

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Potrebbe accadere anche in Italia

Una casa sulla roccia

Salvo improbabili ripensamenti della Cedu, anche il piccolo Alfie Evans è destinato a morire, non già per la sua malattia ma per la sospensione delle cure. E’ da vedere se ciò sia davvero il ‘suo miglior interesse’, come pretendono i giudici inglesi, oppure se a prevalere sia solo l’interesse della spesa sanitaria britannica. Si sta affermando in Europa il concetto per cui la sospensione delle cure non solo è un diritto incontrastabile del soggetto capace di esprimere le sue scelte, ma costituisce anche un obbligo per coloro che ne pretendono troppe: basta avanzare il sospetto di futilità delle cure o di accanimento terapeutico per obbligare qualcuno a togliersi di scena. La legge sul biotestamento da poco approvata potrebbe portare anche in Italia ad un conflitto tra istituzioni sanitarie ed esercenti la potestà genitoriale. Anche da noi sarebbe chiamato a decidere il giudice. Per ora non è accaduto…

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Satiri-tera…

Si presenta

un Boy Scout

come

leader del

Cattolico

Adulto*.

* (…) Il termine “cattolico adulto” racchiude una profonda superbia. Esprime l’idea di un cattolico migliore e più evoluto degli altri, che sarebbero rimasti bambini. Il cattolico adulto pensa: “Sono io che ho capito tutto. Gli altri sono solo dei bigotti attaccati alle loro stupide devozioni”.

I cattolici adulti credono in una specie di religione “fai da te”. Rifiutano Continua a leggere