Quella carezza della sera.

Raramente ascolto con attenzione le parole di una canzone. Per me sono tutt’uno con la musica. Per farlo dovrei, come mi è capitato oggi, incontrare qualcuno che mi inviti a meditarle. Ecco una recensione di ANDREA PEDRINELLI, oggi su Avvenire. Avevamo già sperimentato l'”Operazione nostalgia“? La riproponiamo:

Che anni, gli anni dell’adolescenza. Tempo di slanci e insicurezze, di voglia di vivere e paura di iniziare a farlo. Col papà sullo sfondo, e noi sospesi fra desiderio di conoscerlo e timore di scoprirne le fragilità. Però che sere quelle sere d’estate, quando in noi ancora bambini già si intravedeva un uomo nuovo… «Quando tornava mio padre sentivo le voci, dimenticavo i miei giochi e correvo lì… Mi nascondevo nell’ombra del grande giardino, e lo sfidavo a cercarmi: io sono qui!».

Poi la paura di averlo perso, papà, forse di non riuscire mai davvero a incontrarlo: «Quelle giornate d’autunno sembravano eterne, quando chiedevo a mia madre dov’eri tu… Che cos’era quell’ombra negli occhi suoi? Io non capivo cos’era, e cominciavo a pensare …mi manchi tu». Fino ad oggi. Già: e oggi, cosa ci manca di più di allora? Quella tenerezza di cui avevamo disperato bisogno o la nostra voglia acerba di quei giorni, la voglia noi da soli di sfidare il mondo? Se lo chiedevano pure i New Trolls, in una canzone bella quanto celebre. «Non so più se mi manca di più quella carezza della sera o quella voglia di avventura, voglia di andare via di là»: ma la risposta, in fondo, era già nel titolo. Quella carezza della sera, sì: è la carezza di papà, che fino all’ultimo giorno cercheremo di ritrovare.

Vita. Palle di Natale all’Istituto Tumori.

PALLE DI NATALE (SMILE! IT’S CHRISTMAS DAY) è la canzone di Natale realizzata dagli adolescenti de “Il Progetto Giovani” (http://www.ilprogettogiovani.it) della Pediatria Oncologica della FONDAZIONE IRCCS – ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI di Milano.

Qui il potere della Musica che unisce, della Musica che guarisce un (T)UMORE! 🙂

Da ascoltare preferibilmente a TUTTO VOLUME.

Pillole di misericordia: Mia Martini.

lavavetriSì: credo che in questa canzone del ’92, dallo stesso album de Gli uomini non cambiano, seconda al Festival di San Remo dello stesso anno, ci siano davvero pillole di misericordia… E ascoltiamo quante volte Mia Martini afferma decisa che Dio c’è. Clicca qui.

Chi l’ha mai ascoltata prima?

Dio c’è (Mimmo Cavallo)

Non ci sono più valori nella vita – no!
non ci sono più.
è il desiderio del denaro che ci guida
come un gas – ci spinge su.
Dio – Dio – Dio – chi ci crede più
fra poco avrai vent’anni
e ci rimetterai le penne – anche tu. Continua a leggere

La felicità è troppo poco.

Agnolo Bronzino "Allegoria della felicità" 1564 - agli Uffizi -
Agnolo Bronzino “Allegoria della felicità” 1564 – agli Uffizi –

“La ricerca della propria felicità è ben poca cosa rispetto ad altri beni.” E’ il commento della nostra ineffabile Lidia che ci propone questo buon articolo

di Luigino Bruni
«Un giorno ti dirò, che ho rinunciato alla mia felicità, per te». Le prime parole della canzone degli Stadio, vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo, è una buona occasione per riflettere sulla felicità nostra e su quella degli altri. La nostra civiltà ha messo la ricerca della felicità individuale al centro del proprio umanesimo, relegando sempre più sullo sfondo altri valori e la felicità degli altri – a meno che non siano un mezzo per aumentare la nostra felicità. E così non abbiamo più le categorie per poter comprendere le scelte (che ancora esistono) di chi rinuncia, consapevolmente, alla propria felicità per quella di un’altra persona. Abbiamo immaginato e costruito un’etica, che sta diventando l’unica disponibile sulla piazza, che non ha più gli strumenti per comprendere decisioni e stili di vita nei quali la nostra felicità non è l’obiettivo più importante da raggiungere.
La felicità ha una storia molto lunga. Continua a leggere

A Maria Teresa Carabelli.

cristoIl pensiero di Maria Teresa non smette di occupare la nostra mente, di piegare col suo peso spinoso le nostre spalle, di rendere più nervoso il respiro, rognoso il battito del cuore, in gola.

Sperimentiamo una sorta di sospensione, pur nella Speranza che non abbandona chi si affida completamente, inerme. Inerme. Inerme al Signore.

Vorremmo lasciare un pegno, pagare il riscatto, rinunciare a qualcosa di caro per affievolire, placare, annullare la  fatica che prova anche oggi.

Chi vede una persona cara in difficoltà, soprattutto se un’ amica, sorella, la moglie, una figlia!!!, darebbe via la propria vita. Scusate, Vecchioni ha cantato la fatica vissuta accanto al figlio sofferente. Ha pensato, convertito finalmente, di offrire al Signore tutto di sé, ancora più della vita. E di chiedergli in cambio qualcosa che in natura non esiste: «Le rose blu». Il miracolo. Continua a leggere

Son caduta dalla nave!

“Nove colonne in questi giorni”:

Considerato il finale relativamente lieto mi permetto, con un sorriso, di ironizzare sull’incidente che ha coinvolto la Signora torinese imbarcata sulla Costa Fortuna (che fortuna questa Costa!) e precipitata nelle acque gelide del Mar di Norvegia…

costa

“Il giallo di Laura caduta dalla nave.”

Sinceramente è stato l'”incauto” e sarcastico titolista de La Stampa a offrirmi il destro per un richiamo leggero di musica… leggera.

Qualcuno ricorderà Bruno Lauzi con la sua, secondo me gustosissima, “Onda su onda” (di Paolo Conte). Qualche affinità, dicevo, e qualche differenza. Anche il nostro Bruno, nella finzione, più vera della realtà, Continua a leggere

Nostalgia per l’Infinito.

infinitoSe vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.

Antoine de Saint-Exupéry

Ogni tanto mi smarrisco un poco, per fuggire allora gioco
mi ritrovo ad esser libero nell’aria
dissolto eppure ancora io cerco, puro, senza scoria
un segnale, l’inizio della storia
cerco un senso fondo e infinito
che mi sembra lì nascosto dietro a un dito:
quell’ amore sparso ovunque che non so
mai raccogliere in un pugno, quel che ho.

E quel che ho, siete voi
che temo di non amar come vorrei, e che so che io potrei.

La canzone dell’Infinito – frammenti – (Riccardo Cocciante)