Funziono solo cinquanta minuti alla settimana.

E’ da troppo che non ci occupiamo di don Marco Pozza. A dire il vero è da troppo tempo che non gli permettiamo di occuparci di noi. Io lo definisco grande! Un po’ come don Mario Delpini, amico del Bar da “tempi non sospetti” e nuovo arcivescovo di Milano: l’umiltà è segno della sua statura. 🙂 Propongo agli amici di leggere la riflessione, e fino in fondo, per almeno due motivi: è Dio che ci fa. E anche perché il nostro desiderio vuole sacerdoti onnipotenti 24 ore su 24. Purtroppo, anzi per fortuna sono grandi, appunto e grazie a Dio, cinquanta, QUEI CINQUANTA MINUTI alla settimana. Ci pare poco? E noi, poveri, quanto tempo possiamo dire di funzionare?

 

Ammetto, senza vergogna, che il Demonio da qualche settimana mi sta tentando seriamente. Sia ben chiaro questo: tra noi due sono anni che la sfida è aperta, da lavori-in-corso. A volte è lui a vincere una battaglia, altre volte sono io a scansare le sue mostruose seduzioni: non è vittoria la mia, semplicemente gli impedisco di vincere facilmente. Comunque mica poco come risultato. Il fatto è che, togliete per un attimo (solamente per un attimo, però!) Cristo, ciò che rimane è un dato di fatto: Lucifero è rimasto il solo compagno di viaggio che Continua a leggere

Lettere. Ragioni per dire grazie.

Vorremmo provare a “coltivare il bene comune”. Ce lo proponeva in un suo articolo Proprio Marina Corradi qualche giorno fa. Ci aiuta anche oggi a scovare ricchezze anche in un posto da “poveracci” come un carcere. Buone notizie:

Fede cocciuta e gioiosa nell’uomo. E in carcere si può perfino volare.

Caro Avvenire,
l’anno scolastico è terminato anche qui, nel carcere di Cuneo, con momenti importanti: conclusione delle lezioni, consegna dei diplomi, incontri vari, torneo di calcetto… e, ultimo in ordine di tempo, uno spettacolo di canto e musica preparato a lungo e presentato da un gruppetto di volontari. Bello, importante, realizzato da una dozzina di detenuti impegnati e bravi. Penso che questo spettacolo, come gli altri eventi, si potrebbe intitolare ‘Non lasciatevi rubare la speranza’, proprio come ha detto papa Francesco. O, forse, ‘Lasciateci sognare’. O ancora ‘Volare alto’. Sì, anche in carcere, dopo errori e momenti difficili, si può cambiare, camminare e volare. Volare alto. Da 28 anni vado in carcere… e comprendo sempre più il valore dei corsi, di vario tipo, della scuola, di incontri, scambi. A. e G.F. mi hanno parlato della consegna degli attestati di qualifica del 3° anno di Scuola Alberghiera- Sezione del Carcere ‘Ist.V. Donadio’ di Dronero e degli alunni della Scuola edile. Presenti direttore, prèsidi, educatori, alcune autorità e l’assessore regionale all’Istruzione signora Pentenero, oltre che il direttore della Scuola Edile. Quei due detenuti della Scuola Alberghiera, e non sono gli unici, hanno avuto il punteggio 100/100 e hanno anche pubblicato una ricetta su una rivista di cucina. Segno della seria preparazione. Sono stati premiati con una borsa di studio. Certo in carcere ci sono situazioni difficili, persone con limiti diversi, come già diceva anni fa il procuratore Caselli: l’80% dei detenuti proviene dall’area del disagio sociale, ambientale, familiare, psicologico, sociale. In cella, cioè, ci sono tantissimi ‘poveracci’. Ma proprio persone così svantaggiate serbano ricchezze sconosciute. Basta tirarle fuori, dare coraggio, fare proposte, indicare un cammino… Brava S., bravi i suoi collaboratori, bravi tutti coloro che organizzano tornei, corsi e concorsi. Davvero ci vuole la ‘passione’ dell’uomo, del fratello che può rinascere, rifiorire, rialzarsi, camminare e volare. Volare alto.

suor Elsa Caterina Galfrè

MARINA CORRADI

Pochi giorni fa ho incontrato una ragazza che è stata recentemente un mese in carcere, in attesa di giudizio. Mi ha parlato della quotidianità della vita dietro le sbarre, delle tante cose apparentemente piccole che pesano, alla fine, quasi quanto la privazione della libertà. Mi ha raccontato di come è vivere in tre in otto metri quadrati, e come il russare di una compagna di cella comporti interminabili notti senza sonno. Allora vai a domandare dei tappi per le orecchie, ma non è così semplice, bisogna fare una ‘domanda’ in infermeria. Per ogni piccola cosa bisogna fare una ‘domanda’. Il carcere è anche una ragnatela di minima, farraginosa burocrazia. La mia amica mi ha detto Continua a leggere

Salvatore, in carcere una laurea a 71 anni.

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Lidia: “Il recupero di una persona resa libera, nonostante il carcere, dalla fede e dall’amore per il sapere.” 

di Roberto Mazzoli
«Coscienza morale, etica pubblica e società di giustizia». È il titolo della tesi di laurea di Salvatore Vito Candela, neo-dottore della specialistica in Filosofia, conseguita con lode alla Carlo Bo di Urbino. Salvatore è uno studente siciliano del tutto particolare. Nel 2007 si iscrive all’università, subito dopo aver ottenuto il diploma in Ragioneria. Il 23 febbraio, all’età di 71 anni, arriva l’abbraccio accademico in una piccola aula del parlatorio del carcere di Fossombrone (PU). Salvatore infatti sta scontando da oltre 20 anni una condanna all’ergastolo. Continua a leggere