Due sguardi, il “punto infiammato” di una giornata di Meeting.

La gentilezza e la serietà di uno steward. “La mia prima volta al Meeting è tutta qui, nel peso di uno sguardo”. MARCO POZZA racconta la sua prima volta al Meeting di Rimini.

Chiuderà domani il Meeting di Rimini. Ci piace condividere, con questa lettera  a Il Sussidiario odierno di don Marco Pozza che stiamo imparando a conoscere, il clima che si respira nei padiglioni e persino nei corridoi, pure negli spazi esterni della Fiera. E’ il respiro stesso della Manifestazione. Davvero.

Caro direttore,
fregato da uno sguardo, sguardo-in-agguato: stregato da uno sguardo. La mia prima volta al Meeting è tutta qui, nel peso di uno sguardo. Gli organizzatori mi hanno invitato per portare la mia testimonianza: non ha nulla di speciale, ma è la più bella perché è mia, la mia storia. Che è una storia d’amore con l’umano, perchè prima è storia d’amore con Dio, sangue e refrigerio.

L’invito ufficiale era questo: quello reale si è annunciato nel viaggio di ritorno. Continua a leggere

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Un Buon compleanno.

Andrew Wyeth

Vorrei condividere con gli amici del Bar uno dei regali più belli ricevuti ieri:

PAVESE

Non dovrà sorprendermi, in qualche mattina di nebbia o di sole,

il pensiero che quanto ho avuto, è stato un dono,

un grande dono? Che dal nulla dei miei padri, da quell’ostile

nulla, sono pure sgorgato e cresciuto io solo, con tutte le mie

viltà e le mie glorie e, a fatica e durezza,

scampando a ogni sorta di rischi, sono giunto a quest’oggi,

robusto e concreto, incontrando lei sola,

altro miracolo del nulla e del caso?

E che quanto ho goduto e sofferto con lei,

non è stato che un dono,

un gran dono?

21 nov. 1937

Ferie, “la lentezza dell’ora”? Don Giacomo Rossi.

Norman Rockwell - clicca sull'immagine per ingrandire
Norman Rockwell – clicca sull’immagine per ingrandire

Ecco una riflessione anche sull’agognato periodo delle ferie cercato su Riscritture di don Giacomo.

E’ un commento al Vangelo di Marco 13,1-27, qualche considerazione seria sulla qualità dell’attesa. Non a caso è Vangelo d’Avvento:

 …”Può bastare vivere attendendo le ferie, o una cena tra amici o una soddisfazione lavorativa? Oppure queste piccole attese rivelano anche il loro perverso gioco, il loro continuo “tirare avanti”, come quell’uomo del mito greco, Sisifo, condannato a sollevare un grande masso fino alla cima di un monte e quindi vederlo rotolare giù, per poi ricominciare…

Scriveva Pavese: “la lentezza dell’ora è spietata per chi non attende più nulla“. La noia, la lentezza dell’ora, non è solo quella dei ragazzi che non sanno cosa fare, ma anche quella degli adulti che non sanno più perché continuano a fare quello che in fondo solamente devono fare. Perché dalla vita non si attendono davvero più nulla (se non, a ben vedere, il timore di qualche malattia o di qualche disgrazia). Perché hanno dimenticato Dio.
Ecco perché il richiamo di questo vangelo è sempre centrato su di noi: Gesù vorrebbe che almeno i suoi capissero che il problema non è il mondo cattivo o la crisi o gli atri… ma il punto sei tu e la qualità del tuo desiderio. “Badate a voi stessi”, “badate che nessuno vi inganni”, badate di non scambiare in questo tempo di attesa falsi idoli per il vero Dio. Continua a leggere