Con Giovannino il popolo risorge sempre.

Cinquant’anni fa moriva Giovannino Guareschi. Con don Camillo e Peppone ha lasciato un’importante eredità da recuperare per gli uomini di oggi.

GIORGIO VITTADINI  Il Sussidiario – 20 LUGLIO 2018 –

Cinquant’anni fa, il 22 luglio 1968, Giovannino Guareschi lasciava improvvisamente questo mondo. Aveva sessant’anni. Quello che spinge a parlare di lui non è solo la ricorrenza e il dovere di ricordare uno degli scrittori italiani più tradotti nel mondo (142 lingue) insieme a Dante Alighieri. E nemmeno il desiderio di rendere giustizia a un genio dell’umano così incompreso e ingiustamente bistrattato. Il fatto è che le vicende vissute da don Camillo, da Peppone e dai tanti altri personaggi meno conosciuti, così come le considerazioni contenute negli articoli del settimanale Candido che dirigeva e i giudizi taglienti espressi nelle sue vignette, hanno molto da insegnare, non “anche”, ma soprattutto oggi e in vista del domani. Almeno per una serie di fattori.

Il primo riguarda il riferimento al popolo, Continua a leggere

Maverick – Il ritorno

Non so se tutti vi ricordate di Maverick, quel simpatico cane randagio, pardon, cane sciolto che avevamo incontrato qualche mese fa in questo “strampalato” bar (comunque potete sempre andare a rileggervi la sua storia datata 13 marzo 2015).

Ebbene l’altro giorno l’ho incontrato per caso (ma esiste poi veramente il caso?): dal suo sguardo ho capito subito che stava veramente bene e che, forse, aveva trovato un po’ di serenità.

Infatti mi ha ragguagliato sulle ultime news: ha trovato un gruppo di altri cani sciolti, una “compagnia” (come direbbe Gabriele), dove ognuno si sente libero di andare e venire, dove non ci si sente in obbligo di dire dove si trova la propria tana, dove non esiste una gerarchia, ma dove non manca certo il sostegno (nel caso servisse).

Soprattutto, però, mi ha confidato il grande segreto: ha scoperto che la libertà non è fatta di boschi o di laghi, di sole o di vento; la libertà è quello spazio infinito che ognuno coltiva dentro di sé.

Ecco … la libertà del cuore …

Grazie ancora, Maverick, per la tua amicizia: spero di poter trovare anch’io questo grande tesoro!

Per che cosa vale la pena vivere. La Divina.

Henri Matisse "il volo di Icaro" (1944 -47)
Henri Matisse “il volo di Icaro” (1944 -47)

La Divina Commedia spiegata “alle Casalinghe”.
Metodo di Franco Nembrini che ha ispirato direttamente Roberto Benigni. Ecco la breve relazione di un suo incontro:

“Se aveste incrociato Dante mentre andava al bar a bere una birra e gli aveste chiesto, così a bruciapelo, “ma tu per che cosa vivi?” Lui vi avrebbe certamente risposto “ma come? Per che cosa dovrei vivere? per essere felice, per essere un uomo compiuto, vero.” Per Dante e per gli uomini medievali era normale sentire consapevolmente di essere capaci di un desiderio infinito di bene, di bellezza e di verità. E’ a questo punto che Dante ha un’intuizione speciale, Continua a leggere

Ho chiesto a Dio un Bene più grande.

4 amici al barPensavo in questi giorni quanto la compagnia dei miei amici che è in qualche modo presente, direttamente o indirettamente, in questo bar abbia cambiato, e lo stia facendo ancora, la mia vita. E a quanto tra amici ce la stiamo cambiando reciprocamente. In meglio.

La compagnia non ti risolve automaticamente i problemi. Magari anche. Ma può fare addirittura di più: un bene più grande!

In tempi critici come i nostri provi dei bisogni, mastichi solitudini stoppose, nutri aspettative affannose. Ti devi assolutamente rimboccare le maniche e mettere alla prova la tua, eventuale, maturità. Se non hai granché da giocare Continua a leggere

Bisogna salvare il seme. La divina Commedia

virgilioNei primi tre canti dell’Inferno Dante presenta la sua geniale pedagogia. Alla fine del canto II, dopo che Virgilio lo rassicura con il racconto delle tre donne benedette che nel Cielo si sono mosse per la sua salvezza, il viaggio non è ancora iniziato, ma Dante sembra essere convinto di intraprenderlo. Ma le sorprese non sono finite. Infatti, dinanzi all’epigrafe posta sulla porta dell’Inferno (incipit del canto III) ritornano le antiche paure. Le parole incise sono cupe, orride: Continua a leggere