Don Giacomo Rossi. Ascensione del Signore.

Gebhard Fugel “Ascensione di Cristo 1893-4 Chiesa S. Giovanni Battista Obereschach (D)

At 1, 6-13a; Sal 46; Ef 4, 7-13; Lc 24, 36b-53

La Festa di oggi mi ricorda di non spiritualizzare la vita cristiana perché il cielo sarà fatto dei nostri affetti “carnali” e non da altro. Quello che qui il Signore ha legato, le sua amicizie come i suoi fraintendimenti, sarà ciò che ritroveremo –purificato nel nostro desiderio, ma non “altro”. Non è scontato che il volto di Dio porterà i tratti della nostra vita quotidiana e non altro. Non è scontato, anzi, all’inizio è difficile da credere.

Spontaneamente, noi facciamo l’esperienza che il nostro senso religioso, il senso di Dio, aumenta al diminuire della nostra piena forza e umanità. Spontaneamente, dove ci sentiamo nulla, dove andiamo in crisi, dove siamo presi della malattia… allora sentiamo la potenza o il desiderio di un “oltre”. Tanto più noi facciamo esperienza della nostra fragilità, del nostro essere nulla, quanto più sentiamo la presenza di un creatore, di un Dio al quale rivolgerci. Non è un caso che le esperienze religiose siano piene di segni della propria piccolezza: ci si inginocchia, si chiede perdono, si fanno rinunce… La vita ascetica è stata spesso pensata come una “fuga” (S. Francesco scrive “uscii dal mondo”). Spesso sentiamo l’incompatibilità tra Dio e le cose di ogni giorno, come se Dio fosse altrove rispetto ai nostri affetti più terreni e alle nostre passioni più quotidiane. Continua a leggere

Quel che Dante c’insegna sulle stelle e che sorprende ancora oggi.

Andromeda
Andromeda

Rileggere la Commedia con gli occhi all’insù. (Lidia)

ENRICO NEGROTTI

Un invito a rileggere la poesia del viaggio interstellare di Dante e uno sguardo sull’orizzonte dell’universo che la moderna astronomia da un lato svela e dall’altro rende più complesso: al punto che «l’alta fantasia» cui «mancò possa» (Par. XXXIII, 142) comunica suggestioni valide anche per l’uomo del XXI secolo. Sono gli esiti del confronto tra un italianista, Donato Pirovano, e un astronomo, Attilio Ferrari:
Pirovano ricorda che Dante ha sempre osservato con acuta attenzione i fenomeni celesti. La raffigurazione dell’universo diviso nei nove cieli (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Stelle fisse e Primo Mobile) Continua a leggere

Questo benedetto lavoro: Dante.

da dove provengoTu proverai sì come sa di sale

lo pane altrui, e come duro calle

lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

Paradiso XVII

Mia nonna parafrasava, inconsapevole, Dante: “el pàn d’i alter el g’ha sett crust e un crustin” (il pane degli altri ha sette croste e un crostino).

Sono due citazioni, aforismi, proverbi, simili: per Dante riferito all’esilio pronosticato dall’avo Cacciaguida, ma in senso lato può essere applicato Continua a leggere

Per che cosa vale la pena vivere. La Divina.

Henri Matisse "il volo di Icaro" (1944 -47)
Henri Matisse “il volo di Icaro” (1944 -47)

La Divina Commedia spiegata “alle Casalinghe”.
Metodo di Franco Nembrini che ha ispirato direttamente Roberto Benigni. Ecco la breve relazione di un suo incontro:

“Se aveste incrociato Dante mentre andava al bar a bere una birra e gli aveste chiesto, così a bruciapelo, “ma tu per che cosa vivi?” Lui vi avrebbe certamente risposto “ma come? Per che cosa dovrei vivere? per essere felice, per essere un uomo compiuto, vero.” Per Dante e per gli uomini medievali era normale sentire consapevolmente di essere capaci di un desiderio infinito di bene, di bellezza e di verità. E’ a questo punto che Dante ha un’intuizione speciale, Continua a leggere

Cosa significa “ridare ordine”?

nautiloCrisi. Ancora una volta: “Crisi di che”?

Disordine cui porre rimedio. Ma come si definisce l’ordine? Ordine è l’opposto del caso, del caos?

Si può parlare laicissimamente di “legge Naturale”? E c’è, quindi, un disegno per la nostra esistenza o siamo nelle mani di un destino cieco?

Aveva le idee chiare Dante, Continua a leggere

Sete di infinito

“Ciascun confusamente un bene apprende
nel qual si queti l’animo e desira;
per che di giugner Lui ciascun contende.”

Dante – Purgatorio, XVI

Una casa sulla roccia

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«Ora che abbiamo pienamente assaporato le promesse della libertà illimitata, cominciamo a capire di nuovo l’espressione “tristezza di questo mondo”. I piaceri proibiti hanno perso la loro attrattiva appena han cessato di essere proibiti. Anche se vengono spinti all’estremo e vengono rinnovati all’infinito, risultano insipidi perché sono cose finite, e noi, invece, abbiamo sete di infinito».

(Joseph ‪‎Ratzinger)

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Accompagnàti (almeno) da un libro.

puzzle“Per un uomo vivo che ha domande sulla vita tutto risponde, tutto parla. L’opera d’arte parla a chi ha delle domande da fare.”

 “A 11 anni ho dovuto lavorare come garzone in un negozio. Avevo legittime ragioni per essere in difficoltà: la malattia del papà, la condizione della mia famiglia, la fatica del lavoro. Era molto tardi, mi avevano chiesto di scaricare fuori orario un camion con delle casse di acqua e di vino. Piangevo, alle 11 di sera, mi si chiede di fare un’ulteriore fatica, ero lontano da casa, la nostalgia… . A un certo punto, mentre portavo le mie casse su questa ripida scala che andava al magazzino, mi sono ricordato di una terzina che avevo studiato: è una terzina del Paradiso dove Dante si fa profetizzare dal suo trisavolo il destino di esule, con queste parole: Continua a leggere