Coronavirus. Ma a salvarci tutti sarà la gentilezza.

La segnalazione ci giunge dalla nostra Gemma: è di Avvenire del 3 marzo, l’Autore è l’ineffabile Davide Rondoni. “O che magari se ne abbia ancora qualche traccia senza sapere però bene cosa sia né da dove venga questa cosa bella che illumina i giorni dell’ansia.” Si parla di gentilezza. Altrove (leggi qui) definiva lo “spostare i capelli dal viso” così: “Il gesto che è stato calibrato dai secoli dei secoli, nel buio e poi dalle collisioni delle prime stelle e dal sollevarsi e ritirarsi delle maree, gesto preparato dai venti quando il mondo era disabitato e che solo gli uomini possono fare, loro che sono quasi niente nell’universo. Spostare i capelli dal viso del figlio…” Metafora della gentilezza… E la questione del “dono”: “Posso dire MIO solo di Ciò a cui appartengo”.

Imperdibile!

C’è un virus di cui tutti parlano e che segnalano come Covid-19. E ci sono le sue conseguenze, l’allarme, le cautele, persino le isterie. E però c’è un’altra cosa, e non ne parla nessuno. Una conseguenza quasi invisibile: come lui, il maledetto. Ma io l’ho vista. È la gentilezza. Anche lei, se così si può dire, una conseguenza del virus.Appare e scompare rapida, in gesti quasi impercettibili. Una attenzione verso qualcuno che sta entrando, un sorriso cortese in più, una sfumatura di cura. Soprattutto verso quelli che sentiamo più esposti. Insomma, piccoli gesti o atteggiamenti che portano scritto addosso, come un tatuaggio invisibile, ‘eh, ci tocca vivere questa situazione, almeno trattiamoci bene tra noi’ o qualcosa del genere. E allora si  Continua a leggere

Don Giacomo Rossi. Ascensione del Signore.

Gebhard Fugel “Ascensione di Cristo 1893-4 Chiesa S. Giovanni Battista Obereschach (D)

At 1, 6-13a; Sal 46; Ef 4, 7-13; Lc 24, 36b-53

La Festa di oggi mi ricorda di non spiritualizzare la vita cristiana perché il cielo sarà fatto dei nostri affetti “carnali” e non da altro. Quello che qui il Signore ha legato, le sua amicizie come i suoi fraintendimenti, sarà ciò che ritroveremo –purificato nel nostro desiderio, ma non “altro”. Non è scontato che il volto di Dio porterà i tratti della nostra vita quotidiana e non altro. Non è scontato, anzi, all’inizio è difficile da credere.

Spontaneamente, noi facciamo l’esperienza che il nostro senso religioso, il senso di Dio, aumenta al diminuire della nostra piena forza e umanità. Spontaneamente, dove ci sentiamo nulla, dove andiamo in crisi, dove siamo presi della malattia… allora sentiamo la potenza o il desiderio di un “oltre”. Tanto più noi facciamo esperienza della nostra fragilità, del nostro essere nulla, quanto più sentiamo la presenza di un creatore, di un Dio al quale rivolgerci. Non è un caso che le esperienze religiose siano piene di segni della propria piccolezza: ci si inginocchia, si chiede perdono, si fanno rinunce… La vita ascetica è stata spesso pensata come una “fuga” (S. Francesco scrive “uscii dal mondo”). Spesso sentiamo l’incompatibilità tra Dio e le cose di ogni giorno, come se Dio fosse altrove rispetto ai nostri affetti più terreni e alle nostre passioni più quotidiane. Continua a leggere

Quel che Dante c’insegna sulle stelle e che sorprende ancora oggi.

Andromeda
Andromeda

Rileggere la Commedia con gli occhi all’insù. (Lidia)

ENRICO NEGROTTI

Un invito a rileggere la poesia del viaggio interstellare di Dante e uno sguardo sull’orizzonte dell’universo che la moderna astronomia da un lato svela e dall’altro rende più complesso: al punto che «l’alta fantasia» cui «mancò possa» (Par. XXXIII, 142) comunica suggestioni valide anche per l’uomo del XXI secolo. Sono gli esiti del confronto tra un italianista, Donato Pirovano, e un astronomo, Attilio Ferrari:
Pirovano ricorda che Dante ha sempre osservato con acuta attenzione i fenomeni celesti. La raffigurazione dell’universo diviso nei nove cieli (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Stelle fisse e Primo Mobile) Continua a leggere

Questo benedetto lavoro: Dante.

da dove provengoTu proverai sì come sa di sale

lo pane altrui, e come duro calle

lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

Paradiso XVII

Mia nonna parafrasava, inconsapevole, Dante: “el pàn d’i alter el g’ha sett crust e un crustin” (il pane degli altri ha sette croste e un crostino).

Sono due citazioni, aforismi, proverbi, simili: per Dante riferito all’esilio pronosticato dall’avo Cacciaguida, ma in senso lato può essere applicato Continua a leggere

Per che cosa vale la pena vivere. La Divina.

Henri Matisse "il volo di Icaro" (1944 -47)
Henri Matisse “il volo di Icaro” (1944 -47)

La Divina Commedia spiegata “alle Casalinghe”.
Metodo di Franco Nembrini che ha ispirato direttamente Roberto Benigni. Ecco la breve relazione di un suo incontro:

“Se aveste incrociato Dante mentre andava al bar a bere una birra e gli aveste chiesto, così a bruciapelo, “ma tu per che cosa vivi?” Lui vi avrebbe certamente risposto “ma come? Per che cosa dovrei vivere? per essere felice, per essere un uomo compiuto, vero.” Per Dante e per gli uomini medievali era normale sentire consapevolmente di essere capaci di un desiderio infinito di bene, di bellezza e di verità. E’ a questo punto che Dante ha un’intuizione speciale, Continua a leggere

Cosa significa “ridare ordine”?

nautiloCrisi. Ancora una volta: “Crisi di che”?

Disordine cui porre rimedio. Ma come si definisce l’ordine? Ordine è l’opposto del caso, del caos?

Si può parlare laicissimamente di “legge Naturale”? E c’è, quindi, un disegno per la nostra esistenza o siamo nelle mani di un destino cieco?

Aveva le idee chiare Dante, Continua a leggere

Sete di infinito

“Ciascun confusamente un bene apprende
nel qual si queti l’animo e desira;
per che di giugner Lui ciascun contende.”

Dante – Purgatorio, XVI

Una casa sulla roccia

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«Ora che abbiamo pienamente assaporato le promesse della libertà illimitata, cominciamo a capire di nuovo l’espressione “tristezza di questo mondo”. I piaceri proibiti hanno perso la loro attrattiva appena han cessato di essere proibiti. Anche se vengono spinti all’estremo e vengono rinnovati all’infinito, risultano insipidi perché sono cose finite, e noi, invece, abbiamo sete di infinito».

(Joseph ‪‎Ratzinger)

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Accompagnàti (almeno) da un libro.

puzzle“Per un uomo vivo che ha domande sulla vita tutto risponde, tutto parla. L’opera d’arte parla a chi ha delle domande da fare.”

 “A 11 anni ho dovuto lavorare come garzone in un negozio. Avevo legittime ragioni per essere in difficoltà: la malattia del papà, la condizione della mia famiglia, la fatica del lavoro. Era molto tardi, mi avevano chiesto di scaricare fuori orario un camion con delle casse di acqua e di vino. Piangevo, alle 11 di sera, mi si chiede di fare un’ulteriore fatica, ero lontano da casa, la nostalgia… . A un certo punto, mentre portavo le mie casse su questa ripida scala che andava al magazzino, mi sono ricordato di una terzina che avevo studiato: è una terzina del Paradiso dove Dante si fa profetizzare dal suo trisavolo il destino di esule, con queste parole: Continua a leggere

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”. L’inganno dell’amore omosessuale spiegato da Dante

Accompagnàti (almeno) da un libro.  

(dipinto di Ary Scheffer – 1835) 

 

il blog di Costanza Miriano

paolo-francesca-dante

di Benedetta Frigerio   Intervista per TEMPI a Anthony Esolen, fra i maggiori traduttori inglesi della Divina Commedia. «Si ama davvero una cosa quando si riconosce la sua natura e il suo fine ultimo»

«“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”. È questa la menzogna su cui si fonda la recente sentenza della Corte Suprema americana». Spiegando il verdetto federale che ha fatto dei rapporti omosessuali un diritto costituzionale pari al matrimonio, Anthony Esolen, fra i traduttori inglesi più noti della Divina Commedia di Dante Alighieri e professore di letteratura inglese al Providence College di Rhode Island, non può che tornare «all’inganno antico di cui parla Francesca nel canto V dell’Inferno».

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Bisogna salvare il seme. La divina Commedia

virgilioNei primi tre canti dell’Inferno Dante presenta la sua geniale pedagogia. Alla fine del canto II, dopo che Virgilio lo rassicura con il racconto delle tre donne benedette che nel Cielo si sono mosse per la sua salvezza, il viaggio non è ancora iniziato, ma Dante sembra essere convinto di intraprenderlo. Ma le sorprese non sono finite. Infatti, dinanzi all’epigrafe posta sulla porta dell’Inferno (incipit del canto III) ritornano le antiche paure. Le parole incise sono cupe, orride: Continua a leggere