Un sì alla vita che sa di prodigio.

Henri Cartier Bresson "Children"
Henri Cartier Bresson “Children”

…Quarantadue donne però abortirono. I feti vennero minuziosamente analizzati e nessuno aveva segni di malformazioni. Neanche uno. Mi hanno detto che quelle donne erano le più sole. Dunque quelle più in balìa del potere. Dopo qualche tentativo non ho insistito nel rintracciarle, ma se anche ne avessi incontrata una, credo proprio che l’avrei abbracciata. E basta. Perché una donna che affronta una prova del genere ha bisogno solo di questo. Di una carezza, di un abbraccio, di uno sguardo misericordioso. E di una preghiera. In fondo per ricominciare a vivere, qualunque cosa accada, tutti noi abbiamo bisogno solo di questo.

il blog di Costanza Miriano

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di Federico Robbe

“O aborto o mostro in pancia” era uno slogan molto in voga nell’estate 1976, due anni prima della legge 194. Il pretesto l’aveva offerto una nube tossica contenente diossina, fuoriuscita da una fabbrica chimica a pochi chilometri da Milano. La città che ha legato il suo nome all’incidente è Seveso: comparvero macchie rossastre sulla pelle dei bambini, arrivò l’esercito a recintare l’area contaminata, centinaia di famiglie dovettero lasciare le proprie case. E poi l’ansia delle donne incinte.

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Irlanda, il feto ha molti diritti. Non solo alla vita.

immagine: strategiedellamente.it
immagine: strategiedellamente.it

Amici!

Leggendo l’articolo seguente non ho creduto ai miei occhi!… In quale lontana galassia staziona l’Irlanda?!

E apprendere che il Giudice dell’Alta Corte irlandese si chiami “Justice” mi ha in qualche modo riconciliato con la cosiddetta Giustizia Umana… Speranza nell'”Avvenire“!

SILVIA GUZZETTI

Un bambino non nato può contare su diritti che non sono soltanto quello alla vita e che vanno presi seriamente dallo Stato. Lo ha stabilito un giudice dell’Alta Corte irlandese, Mr. Justice Richard Humphreys, durante una vicenda giudiziaria che ha coinvolto un cittadino nigeriano che rischiava di essere deportato.

Poiché l’uomo era il padre di un bambino che doveva ancora nascere, concepito con la sua partner irlandese, il giudice ha deciso di fermare la deportazione. La sentenza ha fissato, in questo modo, il diritto del futuro bambino non soltanto a venire al mondo ma anche a poter contare sul suo papà. Continua a leggere