Lo sguardo è vita.

Cari Amici,
sono infinite le cose che possiamo vedere, ma sono poche quelle che riescono ad andare ad abitare le stanze del cuore.
Con l’affetto di sempre.
Fausto 

E’ con queste parole che il nostro FAUSTO CORSETTI chiosa oggi il suo prezioso contributo. Niente da aggiungere, da parte nostra solo e ancora grazie!

Era stanco il passo, basso lo sguardo, di quei due uomini che si allontanavano da Gerusalemme dopo i fatti che avevano riguardato il loro Maestro. Tutto era crollato. Il silenzio avvolgeva i loro pensieri. Il freddo e lo sconforto impregnavano le loro ossa e i loro ricordi. Eppure, il sole li aveva svegliati all’alba, l’alba di un giorno che era diventato unico, speciale, e che stava ancora davanti a loro: e non se ne accorgevano, ancora. Quel sole li stava proprio avvolgendo, ascoltando e, impercettibilmente, stava tornando a riscaldare il loro cuore sgomento, deluso, tradito.
Non sono pochi, anche nelle nostre giornate, i momenti che assomigliano più facilmente a un Continua a leggere

Ubriacati di Pane.

Un’osteria di Grazia  

MARCO POZZA
Vanno all’osteria per dimenticarselo, invece lo trovano: Lui non voleva dimenticarli, non voleva lo dimenticassero. Li ubriacò di Pane.

Il loro paese è quella strada: una strada battuta nell’ora dell’imbrunire. Una strada nella quale due viandanti sfiduciati spezzano tra loro un’ultima briciola di speranza: “Almeno incontrassimo qualcuno per strada”. Coi loro volti da venerdì santo, stanno ancora celebrando la loro via-crucis, quella più funerea: tornano a casa e, rincasando, ogni cosa parla loro di Lui, dell’Amico, di quella stranissima faccenda che aveva riacceso loro il cuore, la carne, l’intuizione.

Vogliono a tutti i costi staccare da quella giornata. S’impegnano, si sforzano, non ce la fanno: Continua a leggere

Sofferenza è non riconoscere il Signore.

Janrt Brooks-Gerloff “Emmaus” Aachen, Germania

Gesù, il compagno di viaggio che non riconosciamo

ERMES RONCHI

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». […]

La strada di Emmaus racconta di cammini di delusione, di sogni in cui avevano tanto investito e che hanno fatto naufragio. E di Dio, che ci incontra non in chiesa, ma nei luoghi della vita, nei volti, nei piccoli gesti quotidiani. I due discepoli hanno lasciato Gerusalemme: tutto finito, si chiude, si torna a casa. Ed ecco che un Altro si avvicina, uno sconosciuto che offre soltanto disponibilità all’ascolto e il tempo della compagnia lungo la stessa strada. Uno che non è presenza invadente Continua a leggere