Marchionne, Elkann, ognuno di noi davanti al male. Per non arrendersi all’«ingiustizia»

Il destino di Sergio Marchionne ha provocato le coscienze. Le riflessioni di John Elkann hanno sollecitato molti ad approfondire alcuni temi come giustizia, precarietà e senso della vita. Socci qualche giorno fa, oggi la nostra, sì la Nostra, MARINA CORRADI ci accompagna, con un articolo su Avvenire del 24 scorso e partendo dallo smarrimento umano di Elkann, a valutare ciò che davvero conta: siamo fatti per la Salvezza!

Quando un uomo come Sergio Marchionne scompare di colpo dalla scena dei media, e, in un silenzio costernato, da un ospedale non filtra nulla, se non un definitivo «non tornerà più a lavorare», il primo pensiero è lo sbalordimento. Sbalordimento per come la vita di ognuno, e anche dei più potenti, di quelli che sembrano avere il mondo nelle mani, sia in realtà legata al nostro povero corpo: a un cuore, a polmoni, a un cervello che possono in un attimo Continua a leggere

Serenità.

Un caro abbraccio a Voi tutti, con la serenità che viene da un amico comune. Fausto Corsetti accompagna così, oggi,  la riflessione che condivide con gli amici del Bar. E noi ricambiamo, stretto, il suo abbraccio.

“Sono abbastanza soddisfatto di quanto ho realizzato, ma vorrei un po’ di pace, mi accontenterei di essere sereno”. Chissà quante volte abbiamo ascoltato una frase del genere. E già: essere sereni…
Forse, sarebbe il caso di intenderci anzitutto sul significato della parola “serenità”.
Il vocabolario la definisce come “assenza di turbamento interpretabile come limpida armonia spirituale”. Suggestivo ma un po’ vago. Normalmente facciamo un altro uso di questa parola che adoperiamo sovente nelle espressioni augurali: “che la tua vita scorra serenamente”, “tanti giorni sereni”, eccetera. E intendiamo con ciò invocare per quella persona giornate e sentimenti vissuti nella quiete e nella consapevolezza. Non siamo soliti annettere alla serenità anche il Continua a leggere

Facce da italiani: Patrizia Mirigliani.

Ecco un (il?) modo di affrontare una difficoltà – e che difficoltà!  “A bocce ferme” e, obiettivamente, dopo aver portato a casa la salute, un personaggio pubblico, legato al concorso delle donne più belle d’Italia, racconta il Bene che ti può riservare un dolore. Ci piace pensare che davvero Speranza e affetto di chi sta vicino sia, sì, sia “il” modo per affrontare la vita. “Non mi sono più lamentata per niente…” Da Avvenire del 4 novembre.

Fu una sfida. «Grazie al mio tumore»

PINO CIOCIOLA
Patrizia Mirigliani, “mamma” di Miss Italia, racconta la sua malattia di vent’anni fa: «Conobbi paura e sofferenza. Pensai anche di farla finita. Poi diventai una donna nuova.»

«Quando sono uscita dall’ospedale ho guardato il fiume e pensato anche di farla finita, tanto ci avrebbe comunque pensato il cancro. Poi mi dissi: “E se invece avessi la forza di combatterlo e mi salvassi?”: Patrizia Mirigliani, che ha ereditato dal padre l’organizzazione di Miss Italia, racconta il tumore al seno che la colpì vent’anni fa.

«Non ho mai voluto dimenticarlo Continua a leggere

Silenziosa sorella morte.

Il nostro Fausto Corsetti ci scrive: “La morte è poesia inespressa” e “al silenzio eterno manca il linguaggio”. E allora facciamo silenzio…

Grazie per l’ennesima volta. Un abbraccio stretto a Te!

Mia madre non c’è più. Una parola rimbomba, simile a un’ombra scura nella mente, quando non ti aspetti di sentirla.
Ricordo il dolore associato ad essa come tanti piccoli spilli che penetrano ogni parte del corpo e lì si fermano, andando sempre più a fondo a ogni respiro, a ogni pensiero nostalgico.
Dovrò imparare a chiamarla con il suo nome. La ripeto ancora, quella parola, eppure non riesco mai a darle forma. Continua a leggere

La vita oltre.

Abbiamo ricevuto il commento al post della nostra Norma dall’oramai -nostro- Fausto. Anche oggi riteniamo di dare un’evidenza. Perché la Resurrezione, la Pasqua è un fatto che ci interessa tutti i … santi giorni!

Torna a trovarci, Fausto!

Mi diceva un amico per confortarmi pochi mesi fa, quando piangevo la morte di mia madre: “E’ strano, quando finiscono di morire tutti e due i genitori, ci si sente orfani, qualunque sia l’età in cui l’evento si verifica”. E’ vero. Ora che è morta anche mia madre ho l’impressione di aver completato la mia nascita al mondo. E’ come se con la morte mia madre avesse finito di partorirmi. Davanti alla morte di tutti e due i genitori, ci si sente come se le radici della vecchia quercia venissero recise. E allora ci si guarda in giro e si prova una sorpresa strana: è come se si avesse la conferma definitiva che si può restare in piedi anche senza le radici. Noi che non siamo dei “clonati,” ma tutti originali, sentiamo però che i nostri genitori portano via nella morte qualcosa che faceva parte di noi, del nostro corpo ed è come se qualcosa di noi venisse sepolta con loro, e tuttavia noi continuiamo a vivere senza quelle radici, essendo diventati a nostra volta radici, in attesa di essere recise.
La trasmissione della vita, questa catena meravigliosa che dura da decine e decine di milioni di anni e che andrà avanti chissà fino a quando, non è interrotta dalla morte, anche se qualcuno dei suoi anelli non genera altri anelli. E’ una catena così ricca da sopportare sterilità fisiche naturali, volute per il Cielo o per altre ragioni. E’ la catena della specie che non può interrompersi e garantisce la continuità. Eppure la morte appare come Continua a leggere

Mai soli!

Leonardo: “Testa della Vergine” 1510 ca. Metropolitan Museum of Art

Ci scrive la nostra Antonietta. Un’apertura straordinaria del Suo Scrigno della Memoria. Ci piace perché da fatti semplici, umani, quotidiani, lieti o dolorosi trae, attraverso un lessico… famigliare, autentiche, inaspettate lezioni di Vita.

E GRAZIE!

27 giugno 2017
Oggi saranno celebrati i funerali di Paola, moglie, mamma, nonna, suocera, amica. Non ho conosciuto personalmente Paola, ma conosco S., sua figlia, M., suo genero, e alcuni dei loro figlioli. Con loro ho condiviso spiritualmente il percorso di accompagnamento a Paola verso il suo Destino, imparando attraverso i loro racconti (e rievocando la medesima esperienza accadutami tempo fa) cosa significhi accompagnare una persona cara verso l’esito che umanamente appare come il meno desiderabile. E certamente lo è, perché noi non siamo fatti per un destino con la d minuscola: il dolore per il distacco fisico, l’invitabile vuoto della separazione, il rifiuto che istintivamente proviamo nei confronti della morte intesa come una fine ci fanno capire che non è per quello che siamo stati fatti. Non può finire così, non è umano.
Paola e la sua famiglia hanno vissuto queste settimane, questi mesi, nella consapevolezza che l’esito inevitabile non rappresenta la fine. Ci hanno indicato come si muore e come si accompagna alla morte.
Ma c’è di più. In queste settimane ho ascoltato racconti pieni della sollecitudine premurosa di una famiglia, di apprensione, anche, ma soprattutto di serenità. Ho sentito di giovani nipoti che passavano il loro tempo a fare compagnia alla nonna. Ho sentito della gratitudine lieta di Paola per un sughetto col tonno preparato dalla figlia, per la sua macchina per cucire messa a nuovo (pur nella consapevolezza che non sarebbe mai stata usata). Ho sentito del suo grazie di fronte al sorriso dei suoi visitatori e dei suoi cari. Ho imparato che la vita è fatta di un numero infinito di piccoli grandi regali, nessuno dei quali ci è dovuto, ma di fronte ai quali non possiamo che ringraziare, fino all’ultimo alito di vita. Ho imparato che vivere è ringraziare, per il sole, per la luna, per le stelle, e anche per sorella morte. Grazie dunque, a Paola e alla sua famiglia, perché non ci hanno indicato solo come si muore, ma anche e soprattutto come si vive.

“Nella prosperità l’uomo non comprende”. Salmo 48.

Battistero san Giovanni, Firenze

Scriveva Paolo ai romani:”Dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia”.

Quant’è vero.

Commenta Martin Buber: “La grazia ci riguarda nella misura in cui noi avanziamo verso di essa”.

Quant’è ancora vero.

Joseph Roth fa un ulteriore passo in avanti: “Soltanto il dolore condiviso è sopportabile… e apre alla grazia”.

Quant’è più vero.
Michele Zanzucchi da Cittànuova, dicembre 2016