L’abbraccio della Misericordia.

Jack Vettriano
Jack Vettriano

Anche il post che segue è una perla, scelta dallo Scrigno della Memoria della nostra Antonietta Porro e già pubblicata sul Bollettino della Parrocchia di san Giulio in Barlassina.

ANTONIETTA PORRO

Le piogge battenti delle scorse settimane hanno fatto riaffiorare alla mia memoria un episodio della mia infanzia, che ebbe per cornice un cielo altrettanto plumbeo e un diluvio altrettanto copioso.
Ero – mi si dice – una bambina tranquilla, ma quando ne combinavo qualcuna lo facevo in grande stile. Avrò avuto più o meno cinque anni quando, una mattina, la mamma mi chiese di stare buona in casa per dieci minuti, perché lei sarebbe uscita per una breve e urgente commissione in un negozio vicino a casa e, poiché pioveva a dirotto, avrebbe preferito che io non uscissi con lei (c’erano, allora, molte meno paure, e forse molte meno insidie, di quelle che oggi ci tormentano, e si poteva sempre contare sullo sguardo vigile di qualche vicino di casa). Naturalmente acconsentii; ma due minuti dopo Continua a leggere

Facce da italiani. Gemma Capra Calabresi Milite.

foto di Ugo Zamborlini
foto di Ugo Zamborlini

ANNA POZZI

Gemma, ma lei non ha mai provato odio?
«Nel momento immediato della tragedia no. Anzi, ho provato una tenerezza così forte, che veniva da fuori, non da me. Ho recitato un’Ave Maria con il mio parroco di allora per l’assassino di mio marito e soprattutto per la sua famiglia. Pensavo che avessero un dolore ancora più insormontabile del mio. Sono certa che in quel momento ho ricevuto il dono della fede. Sembra assurdo dirlo. Non ho avuto sentimenti di odio o di disperazione. Ero talmente pervasa di amore da parte di Dio, che è difficile da tradurre in parole. Ho sentito la sua presenza, la sua forza in me. Credo che quando parliamo di Spirito Santo sia proprio quello».

fonte: Credere, 15/1/2015

Pensare al futuro con l’allegria del passato.

sete-di“non siamo esseri viventi il cui orizzonte è la morte, ma esseri mortali il cui orizzonte è la vita”

Padre Marco Arciszewski

Siamo tutti cercatori di felicità, appassionati e mai sazi. Questa inquietudine ci accomuna tutti. Sembra quasi che sia la dimensione più forte e consistente dell’esistenza, il punto di incontro e di convergenza delle differenze.
Non può essere che così: è la nostra vita quotidiana il luogo da cui sale la sete di felicità. Nasce con il primo anelito di vita e si spegne con l’ultimo. Nel cammino tra la nascita e la morte, siamo tutti cercatori di felicità.
Tutti possiamo riconoscerci nel bisogno di felicità: ma quale Continua a leggere

Padre mio, io mi abbandono a Te.

Piovono Miracoli 2.0

di Anna Mazzitelli

Padre mio, io mi abbandono a Te,
fa’ di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà
si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, Dio mio;
rimetto l’anima mia nelle tue mani
te la dono, Dio mio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore
il darmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché Tu sei il Padre mio.

(Charles de Foucald)

Questa è la preghiera che viene letta nella nostra parrocchia dopo la distribuzione dell’Eucaristia. Alla fine del canto un bambino, in genere una delle bambine ostiarie, si alza, va all’ambone, e la recita a memoria.

Devo dire che non mi è mai piaciuta in modo particolare, la trovo un po’ sdolcinata…

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Cosa mi salvò quando morì mia figlia. E dopo.

Fiammetta, ti garantisco solennemente le mie preghiere quotidiane. Grazie per il sacrificio della tua bambina e per il tuo. Mi sento, senza alcun titolo, di assicurarti che non è dolore sprecato ma dolore santo e donato. Ma perdonami per la mia presunzione. Felice di averti “conosciuta”. Maurizio

il blog di Costanza Miriano

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di Fiammetta Portinari  per La Croce quotidiano

Il fatto di cronaca recente riguardante l’eutanasia applicata ad un diciassettenne belga ha sollevato un ampio dibattito e questo è doveroso, perché il tema è scottante, critico, cruciale direi. C’è chi ha fatto discorsi generali sulla perdita di umanità di una società che preferisce suggerire la morte rapida ai suoi malati sofferenti piuttosto che occuparsi di curare e lenire il loro dolore. C’è chi ha esaltato la ricchezza che il malato costituisce per chi gli sta accanto, magari raccontando la propria toccante e tragica esperienza.

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Il Dio delle macerie.

L’articolo fresco di giornata che ci segnala Giordano, principe consorte di Lidia, è dirimente, con le sue argomentazioni, rispetto alla questione dell’autonomia delle cose del mondo rispetto a Dio. E la chiama col suo vero nome, senza giri di parole. Lo proponiamo alla libertà degli amici del Bar. Il mio contributo consiste nel riproporre la poesia dell’amico mons. Mario Delpini “Fino allo squarcio”. E’ come minimo pertinente.

 Il crocifisso ancora appeso dopo il crollo della chiesa di Sant’Egidio Abate a Cavezzo, Modena, nel 2012

Il crocifisso ancora appeso dopo il crollo della chiesa di Sant’Egidio Abate a Cavezzo, Modena, nel 2012.

PIERO VIETTI

La natura ci disprezza e il resto vien da sé. (The Zen Circus, “Canzone contro la natura”)

Dio è per noi rifugio e forza / aiuto sempre vicino nelle angosce. / Perciò non temiamo se trema la terra / se crollano i monti nel fondo del mare. (Salmo 45)

Dove era Dio, la notte del 24 agosto scorso, quando la terra del centro Italia ha cominciato a tremare, e sembrava non volesse più smettere? Dove era Dio, quando case, palazzi, paesi interi si sono sbriciolati, schiacciando sotto il peso delle pietre uomini, donne, anziani e bambini? Continua a leggere