II domenica di Quaresima ambrosiana.

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DON GIACOMO ROSSI dal Blog Riscritture di oggi:

Mi riconosco in alcuni tratti di questa donna e dei discepoli. Un po’ perché è sola al pozzo e capiamo presto che non si tratta solo di una solitudine occasionale. E’ sola come tanti di noi, magari con tanti mariti, tanti affetti, tante amicizie… eppure mai pienamente capiti, ascoltati. Uno dei mali più frequenti del nostro tempo.
Poi, ci sono due parole che mi identificano con questa donna. Qualcuno ha detto che oggi siamo tutti un po’ fragili e spavaldi. Non dico cattivi, malvagi o immorali… solamente un po’ più fragili e spavaldi.
Spavaldi come chi non ha bisogno di Continua a leggere

Don Giacomo Rossi: la domanda.

Il segretario generale delle Nazioni Unite: siamo contenti di incontrare persone, potenti o umili – potenti e umili, per cui sia stato decisivo l’incontro con Gesù Cristo. Chi ci presenta qualcun altro?

Durante la Pentecoste del 1961, in una difficile missione di pace ai confini con il Congo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Dag Hammarskjold, poco prima di perdere la vita scriveva: “Io non so chi — o che cosa– abbia posto la domanda. Non so quando essa sia stata posta. Non so neppure se le ho dato una risposta. Ma una volta ho risposto sì a qualcuno – o a qualcosa. Da quel momento è nata la certezza che l’esistenza ha un senso e che perciò, sottomettendosi, la mia vita ha uno scopo. Da quel momento ho saputo che cosa significhi “non guardare dietro di sé” e “non preoccuparsi del giorno seguente”.

fonte: Riscritture – dall’omelia di oggi

Poesia e nostalgia dell’Infinito. (4) Siamo giunti al punto.

vuoto…”Analogamente, leggiamo Leopardi quando ci turba, scavalcando tutte le parole, la nostalgia dell’infinito. La nostalgia di una non meglio precisabile res amissa, come la chiamava Giorgio Caproni: «Tutti riceviamo un dono. / Poi, non ricordiamo più / né da chi né che sia. / Soltanto, ne conserviamo / – pungente e senza condono – / la spina della nostalgia»(Generalizzando).

Qual è la res che abbiamo perso ma che tanto ci punge? «Non ne trovo traccia», scriveva Caproni, «non ne scorgo più segno», «non spero più di trovarla»: eppure torna a farsi sentire, a non lasciarci tranquilli, proprio nell’esperienza della poesia. A mancarci al punto da costringerci a chiedere chi sia mai questo «sconosciuto», che stranamente sentiamo come l’«amico» che ci aspetta al fondo di noi stessi, per dirla con le struggenti parole di Pär Lagerkvist: Continua a leggere