L’ora di religione per i più piccoli è una risposta alle loro domande.

Altro che Gesù di Renan…

Da Avvenire di oggi. Ho sinceramente desiderato, leggendo questa nuova testimonianza di Marina Corradi, che una come Lei possa ricoprire una responsabilità in politica attiva. Poi, con una altrettanto sincera rassegnazione, ho invece realizzato che Marina sia assolutamente utile al mondo dove sta e con la libertà che le è propria.

Ma leggiamo la freschezza della sua esperienza. Altro che Gesù di Renan… Di politicamente corretto si muore… 

Ma questo è solo il mio parere…

Caro Avvenire,
ho una nipotina di tre anni e mezzo che quest’anno inizia a frequentare la scuola materna. I genitori hanno deciso di farle frequentare l’ora di religione soltanto per non crearle problemi di discriminazione con i compagni di classe e anche per l’assenza di un valido programma sostitutivo che quella scuola non è in grado di assicurare. Diversamente avrebbero, e io con loro, preferito un’alternativa alla religione. Mi chiedo infatti come sia possibile parlare di religione a creature di quell’età senza rischiare di far danni. Proporre loro concetti già ostici per un adulto, cercare in qualche modo di accostarli al mistero senza turbarli con visioni pseudometafisiche, presentare simbologie spesso crude, sempre incomprensibili. Credo che sarebbe molto più utile impiegare quel tempo per curare altri aspetti dell’educazione, magari – perché no – quella fisica. Con assai più benefici per un bambino di pochi anni che chiede risposte chiare a domande quasi sempre assai semplici e sempre maledettamente serie. Oppure, se proprio si vuol introdurre qualcosa di alto, raccontargli qualcosa del Gesù di Renan. Grazie dell’ascolto.

Bruno Stefanelli

«Mi chiedo infatti come sia possibile parlare di religione a creature di quell’età senza rischiare di far danni», scrive il signor Stefanelli. Vorrei rispondere non da giornalista ma da madre di tre figli, che ora sono grandi. Ricordo molto bene però che quando erano piccoli ciò che mi meravigliò di più – io, senza fratelli minori, ero ignara di bambini – era, in loro come credo in ogni bambino, una naturale apertura al mistero della vita e del Continua a leggere

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Sofferenza è non riconoscere il Signore.

Janrt Brooks-Gerloff “Emmaus” Aachen, Germania

Gesù, il compagno di viaggio che non riconosciamo

ERMES RONCHI

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». […]

La strada di Emmaus racconta di cammini di delusione, di sogni in cui avevano tanto investito e che hanno fatto naufragio. E di Dio, che ci incontra non in chiesa, ma nei luoghi della vita, nei volti, nei piccoli gesti quotidiani. I due discepoli hanno lasciato Gerusalemme: tutto finito, si chiude, si torna a casa. Ed ecco che un Altro si avvicina, uno sconosciuto che offre soltanto disponibilità all’ascolto e il tempo della compagnia lungo la stessa strada. Uno che non è presenza invadente Continua a leggere

Il prete che ha incontrato Fabo.

don Vincent Nagle

Il nostro Giordano ci propone questo articolo. E’ di qualche giorno fa, a volte è bene lasciar “sedimentare”… La Chiesa si era accorta della disperazione di Fabiano.

«La madre ha chiesto una Messa. Lui ha detto sì»

LUCIA BELLASPIGA

Parla don Vincent, il sacerdote che l’ha incontrato prima di morire. «Era disperato»

L’inizio e la fine. Sono solo due gli incontri che don Vincent Nagle, 58 anni, americano, ha avuto con Fabiano, il dj morto lunedì per suicidio assistito nella clinica svizzera Dignitas. Una prima volta a primavera, quando Fabo ha iniziato a manifestare il desiderio di mollare tutto e farla finita, l’ultima venerdì scorso, il giorno prima della sua partenza per la clinica dei suicidi. Due incontri, dunque, non una frequentazione costante (Fabo aveva rifiutato anche l’assistenza dello psicologo, accogliendo solo fisioterapisti e riabilitatori che potessero restituirgli il corpo, la vita di prima, le sue funzioni ora spente), eppure in due momenti chiave.

Don Vincent, come è entrato in contatto con lui? Continua a leggere

Dubbi: da Snoopy a Kipling.

dubbiE’ un aforisma di Flavio Oreglio che secondo me, ha un valore aggiunto posto nei pensieri di Snoopy.

Dottore in biologia, ex insegnante di matematica e scienze, pianista, chitarrista, cantautore, cabarettista e scrittore, si esprime da sempre coniugando riflessione e umorismo, comicità e poesia, satira e impegno civile.

Gli piace fare lo scemo e, appunto, far pensare non prendendosi troppo sul serio.

Proprio come si usa nel nostro Bar.

Se poi non ci riusciamo…

E poi, caspita come ci fa gioco accostare If di Kipling Continua a leggere