Il segreto della gioia.

DON VINCENT NAGLE

(…) Conclusa la Via Crucis mentre me ne andavo, mi ha telefonato una mamma chiedendomi di pregare per sua figlia. Una ragazza molto sensibile fin da bambina alla vita altrui, al dramma dell’esistenza e perciò del male e della morte. Soffre molto e allo stesso tempo vede che tante sue compagne non soffrono come lei. Allora comincia a domandarsi come sarà la sua vita se ora deve soffrire così, e perché a lei tocca tutto questo e agli altri no. Ho detto alla madre di dire a sua figlia di rallegrarsi, perché è stata scelta da Dio per vivere più degli altri. Ciò che dobbiamo cercare nella nostra esistenza non è come soffrire di meno, ma come vivere di più. La sensibilità di quella ragazza la mette in contatto diretto con tante storie, tanti drammi, tanti cuori che agli altri sono preclusi, perché rimangono in superficie. Lei no. Perciò non può non porsi certe domande, non cercare risposte, speranza. Sempre. E’ privilegiata perché a lei non sfuggirà mai la gioia di una promessa di vita. La gioia è la risposta del cuore umano davanti alla promessa credibile di una vita più piena. E’ un’esperienza rara. La promessa c’è ma ci sfugge, non la notiamo. Perché? Perché per noi la vita è una cosa scontata, e la consapevolezza della morte imminente è bandita e confinata a regioni deserte della nostra coscienza. Latente resta l’irrequietezza, e non capiamo perché in tante occasioni dovremo provare gioia ciò non accade. A volte vediamo il volto di un bambino mentre gioca o quando riceve un bel regalo e ci domandiamo come sia possibile essere così contenti. Perciò rimpiazziamo la gioia con divertimenti, distrazioni, impegni, cause e attività. E tutto questo può darci tanto, non la gioianon la promessa di più vita. (…)

fonte: Tempi 1/4/2017

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Il prete che ha incontrato Fabo.

don Vincent Nagle

Il nostro Giordano ci propone questo articolo. E’ di qualche giorno fa, a volte è bene lasciar “sedimentare”… La Chiesa si era accorta della disperazione di Fabiano.

«La madre ha chiesto una Messa. Lui ha detto sì»

LUCIA BELLASPIGA

Parla don Vincent, il sacerdote che l’ha incontrato prima di morire. «Era disperato»

L’inizio e la fine. Sono solo due gli incontri che don Vincent Nagle, 58 anni, americano, ha avuto con Fabiano, il dj morto lunedì per suicidio assistito nella clinica svizzera Dignitas. Una prima volta a primavera, quando Fabo ha iniziato a manifestare il desiderio di mollare tutto e farla finita, l’ultima venerdì scorso, il giorno prima della sua partenza per la clinica dei suicidi. Due incontri, dunque, non una frequentazione costante (Fabo aveva rifiutato anche l’assistenza dello psicologo, accogliendo solo fisioterapisti e riabilitatori che potessero restituirgli il corpo, la vita di prima, le sue funzioni ora spente), eppure in due momenti chiave.

Don Vincent, come è entrato in contatto con lui? Continua a leggere