Vi racconto la bellezza dell’educare.

Ci piacerebbe dire che la cifra del nostro blog sia nei termini bellezza ed educazione…
Naturalmente si tratterebbe di millantato credito.
Ma che bello avere amici come Franco Nembrini che dell’educazione ha fatto la propria missione e testimonianza.
Oggi, qui, ci parla del mare.
Ricordo che mia nonna, che al mare c’è stata, mi pare, due o tre volte a Rimini e a Grado, mi raccomandava di stare in riva al mare, specialmente nei giorni di burrasca, e respirare profondo perché c’è lo iodio. Ecco: oggi Nembrini ci parla, in qualche modo, di quanto faccia bene lo iodio.

“Educare è dare testimonianza di una felicità, ora, e che viene da una Storia di cui siamo protagonisti.”

Nutrimento indispensabile all’anima umana è la libertà

Libertà non è uno spazio libero, cantava Giorgio Gaber, libertà è partecipazione.

Ma erano gli anni ‘70.

Vi sembrerò pessimista, ma a me pare che oggi, per i ragazzi, la libertà non solo è vista come il desiderio di fare ciò che vogliono, ma è declinata spesso in un’ottica individualistica.

Chiedono ai genitori di farsi da parte, di non intralciarli.

Libertà totale e illimitata: vogliono decidere loro quanto stare al computer, quanto studiare, a che ora della notte rientrare, cosa bere, come vestirsi. Beh, obietterà qualcuno, è sempre stato così.

La ‘novità’ del modo di concepire la libertà da parte dei nostri adolescenti sta nell’erosione dell’idea di limite.

I ragazzi, i giovani reclamano per sé non un po’ di libertà, ma la libertà tutta e subito. Ciò che esigono non è l’allentamento del legame con i propri genitori, ma la cancellazione dello stesso. E tutto ciò possibilmente in modo cortese, senza uscire di casa, senza sbattere la porta. Che la casa-albergo continui a funzionare, con vitto, alloggio e connessione a internet h24.

Cosa non ha funzionato ? Forse che la regola da sola non basta, se non è accompagnata dallo stare assieme.

In gioco non c’è l’obbedienza, ma la presenza.

 Che abbiamo smarrito il senso della presenza? Che siamo noi gli assenti?

Cristiani semplicemente impegnati.

Ecco la nuova, e attesa, riflessione che il nostro Fausto Corsetti condivide con noi oggi. Ci sollecita “energicamente”  con amicizia a “farci sempre riconoscere”. Grazie della prossimità, Fausto! Pensiamo al Portico di Salomone: il Portico di Salomone, che circondava la spianata del tempio di Gerusalemme, diventerà un luogo familiare per i primi cristiani, che vi si raduneranno dopo l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, come raccontano gli Atti degli Apostoli. I cristiani continueranno a ritrovarsi nel luogo in cui il Maestro ha parlato delle ‘sue pecore’ che ascoltano la sua voce e non verranno strappate da lui nemmeno dalla persecuzione. Sotto ogni portico di Chiesa e di città, per tutte le strade del mondo, i cristiani vivono e si riuniscono, domandando la grazia di rimanere fedeli al Signore Gesù e di testimoniarlo al mondo.

Siamo soliti pregare il Signore perché ci protegga e ci aiuti ad eliminare le cause che generano le molte povertà materiali, morali e spirituali delle quali la nostra società soffre. Una fede, tuttavia, che fosse solo celebrata in chiesa e poi non testimoniata fuori – nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella società, nella politica – non ci renderebbe credibili: per essere credenti credibili, non di nome ma di fatto, è necessario uscire e gridare il Vangelo con la vita!

Nel cuore dell’uomo è scritta da Dio creatore una legge universale che nessuno potrà mai cancellare. Su questa legge si basano i Continua a leggere

Antonietta Porro cittadina benemerita.

Cari amici del Bar, qualche giorno fa la nostra Antonietta Porro è stata fregiata della cittadinanza benemerita di Barlassina. Ho partecipato volentieri a quel momento che l’ha riguardata e ho raccolto il messaggio che vorrei mettere in comune con chi ci fa visita e apprezza Antonietta attraverso le sue riflessioni. E’ professore ordinario di Lingua e letteratura greca, insegna Grammatica greca e Filologia classica presso l’Università Cattolica di Milano. Ed è esperta in decine di altre cose che il rispetto per la sua riservatezza mi sconsiglia di rivelare. Ecco il ringraziamento letto dopo il conferimento della onorificenza. Ritengo sia utile per il suo contenuto in riferimento alla passione per il lavoro e l’educazione, la famiglia, il Signore e la Città. Davvero per tutto questo!

L’emozione mi impedisce di parlare a braccio. Vorrei tuttavia dire, insieme alla mia gratitudine, la mia sorpresa, quando mi è stato detto dell’intenzione dell’Amministrazione comunale di conferirmi questa importante onorificenza. La cittadinanza benemerita – lo dice la parola – va a chi abbia ben meritato nei confronti della comunità, e obiettivamente non vedo quali meriti io abbia nei confronti di questo mio paese.
Tra le parole, tanto semplici quanto belle (le cose più belle sono quelle più semplici, di solito), della motivazione leggo un riferimento alla mia professione. Ho la fortuna di fare un mestiere che mi piace e che mi gratifica, certo, e cerco di farlo per il meglio. Ma non credo di avere molti meriti in questo. Continua a leggere

Bellezza è Cristo.

bergoglioEcco il “gran finale”.

Qui la Carlotti si scatena.

Secondo me ci sta dicendo che il metodo per riconoscere la bellezza è il medesimo di quello per riconoscere Cristo:  “I ragazzi oggi più che mai, in un mondo che li destina alla noia perché hanno tutto tranne ciò che gli è essenziale per vivere, hanno bisogno di adulti che gli propongano la bellezza; l’alternativa son le regole. Se non c’è qualcuno nella cui vita è rintracciabile oggi la bellezza, tutta la bellezza di cui la nostra Italia è piena, sarebbe solo il bassorilievo stupendo sulla nostra tomba.”

Proviamo a sostituire bellezza con Cristo, oso affermare che calza!

Che ne dite?

L’ultima cosa che voglio dire è che papa Francesco ha recentemente pubblicato un libretto con un titolo che parafrasando Dostoevskij dice: “La bellezza educherà il mondo”. E allora voglio finire dicendo due cose: la prima è un racconto personale, io faccio l’insegnante, e avendo fatto una carriera “a rovescio”, cioè avendo cominciato a insegnare ai licei, poi son finita ai tecnici, perché appartengo a una categoria che si sposta, e facendo trasferimenti nello Stato ho cambiato scuole, e son passata dal liceo ai tecnici, fino a quando qualche anno fa sono finita in un professionale a Prato, a insegnare ai ragazzi delle periferie pratesi. In un professionale ci son ragazzi che sono abituati a una vita brutta, e tutti pensano di educarli a forza di sgridate e regole.

Mi ricordo che io rimasi colpitissima perché il preside mi aveva dato una classe terribile, come tutte, e io entrai a fare la prima lezione, e feci ascoltare Mozart: e nessuno fiatò, e alla fine tutti mi chiesero il CD per poterselo ascoltare il pomeriggio a casa. Il giorno dopo io ero a ricreazione, stavo parlando con un mio collega di lungo corso di quella scuola, arriva la mia classe di ritorno dalla lezione di educazione fisica, mi fanno capannello intorno, si avvicina il più disgraziato di questa classe e mi rende il CD che gli avevo dato il giorno prima, e mi dice: “Prof., l’ho ascoltato tutto: è bellissimo”. E gli si riempiono gli occhi di lacrime. Allora il mio collega incuriosito mi dice: “Ma di che cosa sta parlando?” e io dico “Sta parlando del Requiem di Mozart, che gli ho fatto ascoltare ieri”. Il mio collega davanti a tutti i miei alunni dice – è un collega che adesso è un mio grande amico, ma cominciò male – di fronte a questo ragazzo che aveva le lacrime agli occhi per il Requiem di Mozart, disse: “Mariella, perché dai le perle ai porci?” Io di rimando risposi: “Non le ho mica date a te”. Continua a leggere