Cambiare? No: adattarsi. Chi ama è felice!

capri-faraglioni-k-shutterstock_187853975Chiedevo solo ieri il contributo di un amico sulla pazienza in un rapporto affettivo, d’amore  o di amicizia. L’abbiamo già trovato: si tratta di Pippo Corigliano che pubblica un articolo snello e suggestivo sul “Tempi” in questi giorni in edicola.

Ma rimaniamo ancora in attesa…

“Chi ama non s’annoia. È una massima veritiera. Serve quando si pensa in grande e anche per vivere i piccoli momenti della vita quotidiana. Per un innamorato non esiste il concetto di “ammazzare il tempo”. Si spiega anche così come mai in Paradiso non ci annoieremo, contrariamente a chi pensa che sia noioso.
Il Paradiso sarà una condizione d’amore e l’amore non sazia. Sarà molto più che ammirare i Faraglioni di Capri, che per me è il massimo della contemplazione visiva: dopo un po’ di ore mi posso perfino scocciare di guardarli, ma di amare no. Continua a leggere

Primo maggio

Il I maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore perché la festa del Primo Maggio potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici.

Tra le nostre mani, come in quelle di Cristo, il lavoro si deve trasformare in preghiera verso Dio e in servizio agli uomini per la corredenzione dell’intera umanità. Il Creatore aveva formato l’uomo dal fango della terra e l’aveva reso partecipe del suo potere creativo affinché perfezionasse la creazione, e la trasformasse con il suo ingegno. Tuttavia, dopo il peccato, invece di elevare le realtà di questa terra alla gloria di Dio per mezzo del lavoro, frequentemente l’uomo si acceca e si degrada. Ma Gesù ha trasformato il fango in collirio per guarire la nostra cecità, in modo simile a quanto fece con il cieco dalla nascita. Quando scopriamo che è possibile santificare il lavoro, tutto si illumina di un senso nuovo, e iniziamo a vedere e ad amare Dio – ad essere contemplativi – nelle circostanze che prima sembravano monotone e comuni, o si sviluppavano in un orizzonte soltanto terreno, senza una portata eterna e soprannaturale. (san Josemaria Escrivà)

Gesù non ha perso tempo per trent’anni!

Il “lavoro” di Dio è riconciliare, perché “il nostro Dio perdona” qualsiasi peccato, lo perdona “sempre” e fa “festa” quando uno gli chiede perdono. E la confessione “più che un giudizio, è un incontro” con Dio che “ti abbraccia”. ‘L’ha detto papa Francesco nell’omelia della messa celebrata oggi a Casa santa Marta, prendendo spunto dal brano della Lettera agli Ebrei, nel quale si parla con insistenza della “nuova alleanza” stabilita da Dio col suo popolo eletto. (Roma, 23/1/15)

lavoro

E il lavoro dell’uomo?

Esclamava san Josemaría: “suscitando in questi anni la sua Opera, il Signore ha voluto che mai più si ignori e si dimentichi la verità che tutti devono santificarsi e che alla maggior parte dei cristiani compete di santificarsi nel mondo, nel lavoro ordinario. Per questo, finché ci saranno uomini sulla terra, esisterà l’Opera. Occorrerà sempre questo fenomeno: che ci sono persone di tutte le professioni e mestieri che cercano la santità nel loro stato, nella loro professione o mestiere, essendo anime contemplative nel bel mezzo della strada” Continua a leggere