Il corpo di Cristo nelle tue mani.

Ecco il ritorno della nostra Antonietta Porro. E’ il suo prezioso articolo che esce anche sul bollettino parrocchiale della Chiesa di san Giulio in Barlassina, nella rubrica “Tu lo hai fatto come un segno”.

Non ci sono molte istituzioni nelle quali la tradizione valga più che nella Chiesa Cattolica Romana. È talmente importante che si è usi scriverla con la lettera maiuscola: ‘Tradizione’, perché essa è uno dei pilastri sui quali si fonda la Chiesa. Purché si intenda il termine nel modo giusto. Tradizione indica infatti la ‘consegna’ a chi viene dopo di noi di ciò che abbiamo ricevuto da coloro che sono venuti prima di noi, ma non si tratta di un semplice passaggio di testimone, bensì del passaggio attraverso il tempo, attraverso la storia, di ciò che ci è stato consegnato, in modo tale che nulla della verità che contiene sia alterato ma che al tempo stesso questa Verità continui a parlare agli uomini cui Continua a leggere

Schegge: omelia don Fabio. IV domenica di Pasqua.

"The last Supper" da Jesus Christ Superstar
“The last Supper” da Jesus Christ Superstar

Dopo aver ricordato che la prossima settimana i bambini di quarta elementare riceveranno  la Prima santa Comunione, ricordiamo che si tratta di ricevere il vero corpo e il vero sangue di Gesù Cristo, dobbiamo sapere che la preoccupazione di Dio, di Gesù, con l’Eucaristia è di fare comunione, unità tra le persone. “Io – dice Gesù – sono contento quando vi amate l’uno con l’altro.” La stessa preoccupazione del nostro Papa, Continua a leggere

“Non torneremo da Erode”*. Schegge di don Fabio Coppini.

Gentile da Fabriano "Adorazione dei Magi" 1423 - agli Uffizi. (part.)
Gentile da Fabriano “Adorazione dei Magi” 1423 – agli Uffizi. (part.)

Epifania è la Manifestazione di Gesù.

Ma anche i Re Magi sono importanti e noi ci scambiamo i regali a Natale proprio perché 2000 anni fa questi 3 uomini hanno portato i doni a Gesù. Noi ci siamo accorti che dopo Natale i regali, i giochi, il ricordo delle feste non ci bastano già più. Il nostro cuore attende Qualcosa di più grande, non si accontenta mai: così era il cuore dei Magi. Anch’essi hanno cercato ciò che è infinito: Dio. E mentre lo facevano hanno incontrato SE STESSI! La Verità di sé, ciò che sono veramente, ed erano pieni di gioia.

Ma che nesso esiste tra i doni consegnati a Gesù allora e lo scambiarceli adesso? Continua a leggere

Indegni, ma invitati alla Mensa!

Daniele_da_Volterra_001Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

(1 Re 19, 4-8)

Pane e acqua, doni dell’Angelo. Cibo disceso dal cielo, che sostiene il cammino di Elia. Una prefigurazione dell’Eucarestia, principale nutrimento della “dieta” cristiana.

Ma chi è il profeta che riceva questo esclusivo regalo? Un puro? Un santo?

L’Elia fotografato da questo frammento di Antico Testamento è un uomo deluso. Disilluso. Stanco. Terrorizzato.

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IV Domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista: omelia

paneAlzati, mangia!. Questo imperativo è tutto per la vita. Il contesto è quello di Elia, seduto sotto una ginestra, deluso dalla vita e trapassato da un desiderio difficile:

Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri.

Elia vive un momento di profondo scoraggiamento. E a volte capita anche a noi, quando ci sembra che non c’è più nulla di buono nella storia, quando il cammino si fa incerto e i problemi sembrano più grandi delle nostre spalle.

E ci sentiamo condannati, presi di mira, stretti e indifesi. E magari anche noi rannicchiati da qualche parte a dire Signore, basta! Non ce la faccio più, sono stanco!

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Ma dov’era Tommaso? Don Giacomo Rossi.

Caravaggio - Incredulità di San Tommaso
Caravaggio – Incredulità di San Tommaso

 

 

Il contributo di una bella omelia del Tempo di Pasqua dall’amico della Repax don Giacomo Rossi.

…”Questo è il cristianesimo: incontro con persone nelle quali uno riconosce qualcosa di grande, riconosce l’impronta unica e inconfondibile di quell’uomo Gesù. Là dove riconosci persone afferrate da Dio, allora riconosci Cristo e dove, pur nella tua miseria, sai di essere stato afferrato e affascinato anche tu da Lui. E’ necessario ritornare a questo che significa ritornare alla Chiesa, alle amicizie nella loro verità.

Bisogna lasciarsi coinvolgere in un incontro, accettare di essere conosciuti e coinvolti in profondità e verità: nella tua parrocchia, con degli amici, in un movimento, con un prete amico, con alcune persone… Altrimenti siamo come Tommaso: sempre altrove nei momenti decisivi. Il momento decisivo è l’amicizia cristiana, il ritrovo dei dodici. Se sei disponibile a farti conoscere, allora scopri che il Signore entra anche a porte chiuse… Ma non si può venire a Messa pensando di portarsi via qualcosa senza accettare di essere coinvolti, senza pensare di dover poi conoscere qualcuno… A volte tra noi si ha l’impressione che si prende la Messa come fosse una scaramanzia, perché manca la disponibilità a un incontro reale. Ma se manca questo, non è più la cena del Signore, la memoria di Lui nella storia di un pane condiviso, ed è sì un rito magico dove il Signore non c’è. Se è così, come Tommaso, dobbiamo ancora aspettare di incontrarlo.”