Non ha a cuore solo l’immigrazione…

Secondo quanto riporta normalmente la stampa Papa Francesco avrebbe a cuore solo il problema dell’immigrazione.

Pare che, invece, le cose non stiano proprio così. Ha idee chiare, molto chiare, per i cattolici adulti troppo chiare, su famiglie arcobaleno, aborto, gender, eterologa ed eutanasia…

QUI  l’interessante articolo di UCCR del 17 giugno scorso da cui abbiamo ricavato la rassegna.

Dopo Charlie, ucciso Isaiah. Aspettando Alfie.

I genitori di Isaiah

L’ETERE COSTA: L’EUTANASIA NON E’ NOTIZIA DA TIGGI’.

Dopo Charlie Gard ieri è toccato al piccolo Isaiah Haastrup essere messo a morte da un ospedale londinese. Ma ha respirato da solo per ben otto ore dopo il distacco del ventilatore. Ormai è chiaro: si uccidono i pazienti che non possono guarire.

TOMMASO SCANDROGLIO da “La Nuova Bussola Quotidiana del 9/3/2018

Il canovaccio è ormai rodato ed è sempre il medesimo. Nasce un bambino affetto da una grave disabilità, i medici decidono di staccare i supporti vitali, i genitori si oppongono e percorrono tutte le vie legali praticabili e alla fine il piccolo viene ucciso. Né più né meno che una sentenza di morte a danno di un innocente, la cui unica colpa è quella di non essere nato sano. Un aborto post-natale imposto ai genitori per mano di medici e giudici.

La trama di questa tragedia si è svolta ancora una volta a Londra. Come a Charlie Continua a leggere

Non è conquista dei radicali.

Mi sono chiesto perché la vedova del Signor Luca Coscioni  si sia esposta in pubblico precedentemente la morte della Signora Marina Ripa di Meana. Non è l’Associazione Luca Coscioni, sostenuta dal Partito Radicale della Bonino, che si batte per l’eutanasia legale? E mi sono chiesto perché si sia pubblicato con tanta enfasi un “video-testamento“. Le cure palliative sono legali e applicate regolarmente in casi di pazienti terminali e doloranti. L’articolo che segue, del blog Amico Aleteia, mi ha chiarito maggiormente le idee sulla pratica della “sedazione profonda”. Sinceramente non ha chiarito i miei primi… profondi interrogativi.

Il caso di Dino Battamin, malato di Sla, ha aperto un dibattito che in realtà va chiarito nei giusti termini
Non c’entra l’eutanasia, e men che meno il testamento biologico, e non ha niente a che vedere con Piergiorgio Welby o Eluana Englaro la morte di Dino Bettamin, il malato terminale di SLA che è stato accompagnato nei suoi ultimi giorni di vita da trattamenti palliativi, come previsto dalle nostre leggi e dai protocolli sanitari.

Tutto il chiasso, gli articoli, i proclami Continua a leggere

Jose Ocampos e padre Aldo Trento ci parlano della vita degna di essere vissuta.

“E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?

Sì.

E cos’è che volevi?

Sentirmi chiamare amato, sentirmi amato sulla Terra.”   (Raymond Carver)

il blog di Costanza Miriano

Nella giornata che ha visto in Italia l’approvazione della legge sul biotestamento, padre Aldo Trento, dalla Casa della Divina Provvidenza don Giussani ad Asunción in Paraguay, ci propone  la  testimonianza di Jose Ocampos un uomo che ci dice cosa rende una vita degna.

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“Siamo un Popolo e abbiamo un programma”.

La stima tra i cattolici non è un optional.

Osiamo oggi parlare di politica. A dire il vero ci siamo azzardati in argomenti ben più compromettenti, ma il “rischio”, come ci ricorda la nostra Silvia, è una possibilità.
Anzi: lasciamo interloquire due personaggi, in qualche modo, ingombranti. Si tratta di Mario Adinolfi, direttore de La Croce e di Marco Tarquinio per Avvenire“. La fonte è Avvenire del 5 agosto 2017.

Caro direttore,

sono stato amico di Giovanni Bianchi (ex presidente Acli e Ppi scomparso il 24/7 scorso. n.d.B’sB) con cui ho condiviso i pochi anni di vita del Partito popolare italiano dalla rifondazione nel 1993 fino al Consiglio nazionale che ne determinò lo scioglimento dieci anni dopo (e fui l’unico consigliere nazionale Ppi a votare contro la proposta di confluire nella Margherita). Ricordo di Giovanni, insieme, fermezza e candore: due qualità che non sempre marciano insieme in una persona. Per conoscerlo bene andavano letti i suoi libri di poesie, davvero stupefacenti. Colgo l’occasione fornita da Franco Monaco per accennare a qualche considerazione sul futuro dei cattolici in politica, Continua a leggere

BREXIT.

È il 6 febbraio 1943. Il dottor Ernst Illing, psichiatra responsabile di un ospedale del Terzo Reich, scrive ai genitori di un bambino ricoverato:

«Devo comunicarvi il mio rammarico nell’informarvi che il bambino è morto il 22 gennaio 1943 per infiammazione delle vie respiratorie… Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte».

Nella Germania nazista più di 5000 bambini e adolescenti con disabilità fisica o disturbi mentali furono uccisi in reparti speciali, come quello del dottor Illing.

Dopo una prima fase, atrocemente “limitata” ai malati inguaribili, si passò alla mattanza: anni di eutanasia selvaggia che coinvolsero dai portatori di malattie ereditarie anche non gravi a semplici malati di broncopolmonite, dai neonati deboli agli anziani fragili. Un mantra attraversava il cielo della Germania: “vita indegna di essere vissuta” (lebensunwertes Leben). Oggi, mentre il piccolo Charlie Gard… QUI l’articolo completo.

di Giacomo Bertoni

fonte: Il Blog di Costanza Miriano 29/7/2017

 

Il metodo di Satana

“Noi ci alzeremo in piedi.”

il blog di Costanza Miriano

di don Alessio Geretti

Ecco. Hanno tolto a un bambino prima la cura di mamma e papà, poi la possibilità di lottare in un tentativo di speranza, poi il respiro. Hanno dovuto trasferirlo in un hospice, perché ci sono strutture che condannano a morte ma che non vogliono eseguire poi la condanna; e poi bisogna che chi va eliminato senta di non essere più nell’ambiente che gli era – malgrado tutto – divenuto familiare, così deve anche patire la sensazione di estraneità di un mondo che gli sta dicendo “vattene”.

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Europa, se perdi Charlie non ti rimane nulla.

“Noi ci alzeremo in piedi

ogni volta che la vita umana

verrà minacciata.”

 

Giovanni Paolo II

il blog di Costanza Miriano

di Giacomo Bertoni

Caro piccolo Charlie, voglio chiederti scusa. Scusa come occidentale, perché ho sottovalutato il crimine che si stava compiendo nei tuoi confronti nel cuore della nostra Europa. Scusa come giovane, perché nonostante la retorica sulla nostra vivacità non ho speso abbastanza energie per te. Scusa come studente, perché non mi sono documentato abbastanza sul tuo caso. Scusa come cronista, perché non sono riuscito a raccontarti come avrei dovuto.

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Complici

Sulla strada per Loreto, questa notte, qualcuno pregherà anche per Charlie. E per chi tenta di assassinarlo.

Berlicche

Questo è per tutti coloro che, in questi anni di blog, mi hanno scritto dicendo che non c’era nessun pendio sdrucciolevole, che l’eutanasia è autodeterminazione e libertà, che non si sarebbe mai ucciso nessuno che non lo volesse.

C’è Charlie. Ha nove mesi, una malattia degenerativa rarissima. I medici del suo ospedale non sono in grado di curarlo. Quindi stabiliscono che, per evitargli sofferenze, devono sopprimerlo.
I genitori si oppongono. Loro hanno speranza. Raccolgono fondi per portarlo in America, dove pare che una cura sperimentale dia risultati. Ma i suoi medici si rifiutano di lasciarlo andare. Hanno deciso, Charlie deve morire. E così confermano tre gradi di giudizio della giustizia inglese.

Charlie è vivo. Respira. Sorride. I suoi genitori lo amano. Alcune persone, uno Stato, vogliono a tutti i costi che muoia. Vogliono ucciderlo, per il suo bene, dicono. Secondo la sentenza dovrebbe essere ammazzato mentre sto scrivendo queste…

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Crepa (piano piano)

Gustave Courbet “Uomo disperato” – circa 1843

Berlicche

Stiamo arrivando. Piano piano. Non ve ne accorgete? No, certo che no. Perché noi facciamo piano. Un passetto per volta. Un pezzettino per volta. Vi cambiamo. Cambiamo voi. Cambiamo te. Delicatamente. Profondamente. Cambiamo il modo con cui guardi agli altri. Cambiamo il modo con cui consideri quelli che ami. In maniera che non li ami più così. In maniera che non li ami più. Che li ami in modo diverso. Più rispettoso, diciamo. Allontanandoti. Lasciandoli andare. Tagliando i legami. Facendoti pensare che il loro bene sia non volere loro bene. Che sia il non volere il loro bene. In piccole cose. E poi nelle grandi cose. Ma non subito. Per gradi. Passando dall’amore al rispetto. Dal rispetto all’indifferenza. Dall’indifferenza a quello che c’è dopo, e dopo c’è tanto. Noi lo sappiamo. Ieri non potevate ammetterlo. Poi sono arrivati i casi speciali. I casi pietosi. Quasi mai veri. Mai veri del…

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