10 febbraio: Giorno del Ricordo (3)

Nel carcere di Fiume il 9 ottobre 1945 Stefano Petris scrisse il suo testamento sui fogli bianchi della “Imitazione di Cristo“:

Non piangere per me. Non mi sono mai sentito così forte come in questa notte di attesa, che è l’ultima della mia vita. Tu sai che io muoio per l’ Italia. Siamo migliaia di italiani, gettati nelle Foibe, trucidati e massacrati, deportati in Croazia falciati giornalmente dall’odio, dalla fame, dalle malattie, sgozzati iniquamente. Aprano gli occhi gli italiani e puntino i loro sguardi verso questa martoriata terra Istriana che è e sarà Italiana. Se il tricolore d’ Italia tornerà, come spero, a sventolare anche sulla mia Cherso, bacialo per me, assieme ai miei figli. Domani mi uccideranno. Non uccideranno il mio spirito, né la mia fede. Andrò alla morte serenamente e come il mio ultimo pensiero sarà rivolto a Dio che mi accoglierà e a voi, che lascio, così il mio grido, fortissimo, più forte delle raffiche dei mitra, sarà: viva l’ Italia!“.

10 febbraio – Giorno del Ricordo

giorno_ricordoCon queste righe spero di aver in parte assolto ad una promessa muta fatta ad una signora conosciuta per caso su un autobus che da Muggia portava a Trieste, durante l’Adunata Nazionale degli Alpini del 2004, che mi aveva chiesto di tenere vivo il ricordo delle vittime delle foibe…

Perché la notte, mamma, ha vinto muri e porte e arriva nella mia cameretta?

Perché la notte, mamma, ingoia i peluches, le bambole, le trottole e pure i libri della Buonanotte?

Perché la notte, mamma, ci spinse su un treno con la paglia e il puzzo di animali e ci disse “Italiani, andate via! Questa non è più casa vostra”?

Perché la notte, mamma, spinse i tuoi fratelli giù in mare dal Quarnaro o dalle bocche strette e secche della terra, nelle foibe senza fiori?

Perché la notte, mamma, non insegnò ai nuovi vicini e ai parenti di lì che eravamo italiani proprio come loro?

Perché la notte, mamma, non ingoiò pure i bambini che mi tiravano le trecce, le madri cattive che sputavano in terra e mi dicevano slava ?

Perché la notte, mamma, è così nera certe notti, notti profughe per sempre, mamma. Per sempre e il suo poi. Anche i miei figli e i figli dei miei figli avranno addosso notti così, oltre lo zucchero e il miele riconquistato all’inizio del giorno. Giorni lavorati con gentilezza, sai?, e speranza al telaio del perdono, giorni conquistati oltre il limite della notte?

(da “Perché la Notte” di Lorella Rotondi)