Poesia e nostalgia dell’Infinito. (4) Siamo giunti al punto.

vuoto…”Analogamente, leggiamo Leopardi quando ci turba, scavalcando tutte le parole, la nostalgia dell’infinito. La nostalgia di una non meglio precisabile res amissa, come la chiamava Giorgio Caproni: «Tutti riceviamo un dono. / Poi, non ricordiamo più / né da chi né che sia. / Soltanto, ne conserviamo / – pungente e senza condono – / la spina della nostalgia»(Generalizzando).

Qual è la res che abbiamo perso ma che tanto ci punge? «Non ne trovo traccia», scriveva Caproni, «non ne scorgo più segno», «non spero più di trovarla»: eppure torna a farsi sentire, a non lasciarci tranquilli, proprio nell’esperienza della poesia. A mancarci al punto da costringerci a chiedere chi sia mai questo «sconosciuto», che stranamente sentiamo come l’«amico» che ci aspetta al fondo di noi stessi, per dirla con le struggenti parole di Pär Lagerkvist: Continua a leggere