Schegge: don Fabio Coppini.

Amoris-LaetitiaSempre un nuovo inizio.

“Questa Esortazione acquista un significato speciale nel contesto di questo Anno Giubilare della Misericordia. In primo luogo, perché la intendo come una proposta per le famiglie cristiane, che le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza. In secondo luogo, perché si propone di incoraggiare tutti ad essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita familiare non si realizza perfettamente o non si svolge con pace e gioia.
(Francesco, Amoris Laetitia)

Dal figlio al padre.

L’immagine scelta come logo per il Giubileo della Misericordia mi richiama alla mente il famoso quadro di Rembrandt, Il figliol prodigo; un’opera enorme, due metri e mezzo di altezza per due di larghezza, che raffigura appunto il padre della parabola cristiana – misericordioso – che accoglie, sotto lo sguardo severo del primogenito, il figlio minore.

Chi di noi non ha pensato, almeno una volta, al desiderio che ha nel cuore di essere accolto così, perdonato così?

Ma noi chi siamo? Il figlio maggiore, che mai si è allontanato da casa, che ha sempre fatto il suo dovere, che non ha mai deluso le aspettative dei genitori, o siamo andati errabondi nel mondo?

Di fronte alle difficoltà educative che quotidianamente riempiono i discorsi dei colleghi, non posso fare a meno di pensare che, al di là di dove ci collochiamo, tutti cerchiamo quell’abbraccio.

Ed il nostro vivere inconsciamente va cercando, in mille situazioni quotidiane, quella modalità di essere accolti dal Padre, come nel dipinto.

Con una responsabilità alla fine: iniziamo tutti con l’essere figli, ma siamo chiamati – prima o poi – a diventare padri…

E dentro al dipinto una sfida al dibattito più attuale sulle unioni civili e sulla famigerata “step child adoption”: per chi osserva bene le mani del padre, noterà che sono diverse, una maschile ed una femminile.