Corpus Domini. Monsignor Delpini.

Don Mario, come ama farsi chiamare, in visita a Regina Pacis – Saronno

Monsignor Delpini è un teologo ma consideriamo anche come scrive. Diplomato al liceo classico e laureato in lettere, è autore di diversi libri che comunicano di Cristo in modo diretto e con un fine umorismo che non può non raggiungere il cuore. 

Leggiamo qui come parla di noi cristiani alla Festa del Corpus Domini:

Non abbiamo che questo

1.I cristiani, gente per bene.

I cristiani sono gente per bene. Parcheggiano con criterio, se sbagliano una manovra chiedono scusa. Sono gente per bene: parlano senza troppe parolacce, discutono senza gridare troppo, parlano di calcio e di politica, un po’ come fanno tutti, lamentano dei mali presenti, un po’ come fanno tutti. Sono gente per bene: se c’è da dare una mano, non si fanno pregare; se capita una disgrazia sono tra i primi a commuoversi e a soccorrere, per la festa del paese ci prendono gusto a organizzare il pranzo comunitario e la pesca di beneficenza.

2.I cristiani e il loro cruccio.

Tuttavia i cristiani sentono dentro una inquietudine e c’è un cruccio che non li lascia tranquilli. Guardano i loro bambini e sospirano: “Come sono belli e cari! Ma che sarà di loro? Non siamo in grado di assicurare loro la gioia!”. Applaudono gli sposi novelli, hanno ma come un retropensiero: “Come sono contenti! Ma durerà? Non siamo in grado di assicurare la fedeltà!”. Attraversano con un senso di colpa i giardinetti in cui bivaccano adolescenti inconcludenti: “Quanto tempo sciupato! Quanti talenti sotterrati! Non siamo in grado di aiutarli a rispondere alla loro vocazione!”.
Ecco come sono i cristiani: sono inadeguati e sanno di non essere all’altezza della loro missione. Sono là per essere sale e non riescono a dare sapore! Sono là per essere luce e anche loro talora sono avvolti da un grigiore confuso.
Ecco come sono i cristiani: gente per bene, che non è all’altezza delle sfide di questo tempo complicato.

3.Né argento né oro: solo il Nome.

C’è però da dire che l’essere inadeguati al compito non è, per i cristiani, motivo di scoraggiamento. Non si sentono complessati. Continuano a ripetere le parole di Pietro: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo…!”(At 3,6)
Per questo, ogni anno, i cristiani percorrono le vie della vita quotidiana celebrando la processione del Corpus Domini, per dire a tutti: “Siamo gente per bene, abbiamo tutte le buone intenzioni, non siamo all’altezza. Però questo sì possiamo offrirlo: il Pane della vita eterna. Siamo cristiani!”

+ Mario Delpini
Vescovo e Vicario Generale, Arcidiocesi di Milano

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Inquietudine è guardare “giusta” la realtà.

senza-inquietudineIl mio biglietto d’auguri a Silvia G.

DON GIACOMO ROSSI

Is 5,1-7; Sal 79; Gal 2,15-20;  Mt 21,28-32

Ultima S. Messa a Saronno,

Tante volte, finita una vacanza o al termine di una giornata, ho chiesto ai ragazzi: “cosa abbiamo vissuto davvero?”
Saper vedere la realtà è infatti una questione decisiva. Tutti sappiamo cosa sia giusto o sbagliato (come il secondo figlio della parabola della Vigna), ma saper vedere quella persona concreta, saperla guardare negli occhi… saper vedere l’esperienza vissuta, saper vedere cosa è stata una giornata o tre anni…. questa è tutta un’altra questione.

Cosa insegna questo Vangelo sul saper guardare la realtà? Anzitutto, guardare la realtà cristianamente non è mai addolcirla. Il primo figlio della parabola dice: “non ne ho voglia!” (anche io in questo momento direi “non ho voglia di andarmene”).

Invece, per il Vangelo saper vedere significa tenere viva l’inquietudine. Perché ogni volta che Continua a leggere

Sentirsi irrequieti, desiderare di essere altrove, partire e scoprire che “no, non è nemmeno qui”.

un-millesimo-di-inquietudine-2015-5-638Condivido, con un certo orgoglio, l’irrequietezza, l’inquietudine di Marina Corradi. Una di noi.

MARINA CORRADI

Da tutta la vita mi prende certe mattine una irrequietezza, come la necessità assoluta di andare in un luogo diverso da quello in cui mi trovo. Si impadronisce di me l’idea che, se fossi in quella data città, o se vedessi il mare, sarei felice: e che quell’accidia, quella malinconia che ho sempre addosso se ne andrebbero, se fossi altrove.

Tante volte, fin da quando ero ragazza, ho ubbidito a questo istinto di partire, da sola, sospinta dall’idea che “laggiù” sarebbe stato diverso, oppure, addirittura, sarei stata diversa io. E sono partita per Continua a leggere

Pensare al futuro con l’allegria del passato.

sete-di“non siamo esseri viventi il cui orizzonte è la morte, ma esseri mortali il cui orizzonte è la vita”

Padre Marco Arciszewski

Siamo tutti cercatori di felicità, appassionati e mai sazi. Questa inquietudine ci accomuna tutti. Sembra quasi che sia la dimensione più forte e consistente dell’esistenza, il punto di incontro e di convergenza delle differenze.
Non può essere che così: è la nostra vita quotidiana il luogo da cui sale la sete di felicità. Nasce con il primo anelito di vita e si spegne con l’ultimo. Nel cammino tra la nascita e la morte, siamo tutti cercatori di felicità.
Tutti possiamo riconoscerci nel bisogno di felicità: ma quale Continua a leggere

Quale inquietudine?

Non ci sono che tre tipi di uomini: quelli che, avendo trovato Dio, lo servono; quelli che, non avendolo trovato, s'impegnano a cercarlo; e gli altri, che trascorrono la vita senza trovarlo e senza averlo cercato. I primi sono ragionevoli e felici, gli ultimi sono folli e infelici, quelli in mezzo sono infelici ma ragionevoli.
Non ci sono che tre tipi di uomini: quelli che, avendo trovato Dio, lo servono; quelli che, non avendolo trovato, s’impegnano a cercarlo; e gli altri, che trascorrono la vita senza trovarlo e senza averlo cercato.
I primi sono ragionevoli e felici,
gli ultimi sono folli e infelici, quelli in mezzo sono infelici ma ragionevoli.

Riceviamo dal nostro Stefano Vanoli, in vacanza montana a Belluno con la famiglia. Si tratta di un commento alla Messa vigiliare dell’Assunta, Rito romano.

«Gesù oggi ci dice che Egli è venuto a mettere “il fuoco sulla terra”. la “divisione” che contrasta con una “pacifica pace”.

Per camminare, commenta Papa Francesco, “è necessaria quella inquietudine che lo stesso Dio ha messo nel nostro cuore e che ti porta avanti a cercarlo”. E’ un’inquietudine diversa da quella dei turbamenti che fanno “cucinare i sentimenti nel brodo dell’amarezza”.

Dio viene in cerca dell’uomo con la vera inquietudine che è vita dell’anima, ansia di ricerca, ardore d’amore. Diceva lo scrittore francese Julien Green: “Finché si è inquieti si può stare tranquilli”.»

 

Condiviso con gli amici Anna e Stefano B. di Roma, riceviamo un pronto commento:

“Cari, chiediamo insieme aiuto a Maria affinché l’inquietudine ci sproni a cercare il Volto del Padre e non diventi turbamento che ci allontana da Esso.”