Vivere volentieri.

L’Autore è Luigi Patrini, un amico di Gallarate (Varese) ora scrittore. L’articolo è pubblicato oggi su La Prealpina. Il Titolo è “Libertà o capriccio”. Abbiamo lasciato le colonne come appaiono sul giornale perché secondo me queste parole sono poesia. Ho rinominato questo brano “Vivere volentieri” perché, secondo Luigi, è la prerogativa, o dovrebbe proprio esserlo, del cristiano che cerca la Verità che lo libera. Grazie!

Più frequento il pensiero cristiano
e più capisco la sua valenza
“laica”! Sembra un paradosso,
ma è proprio così,
perché sempre più mi appare
evidente la “ragionevolezza”
degli insegnamenti di Gesù e, Continua a leggere

Disposti.

 “Il suo rifiuto di abbandonare Cristo ci interroga”.

E’ scandalosa la persecuzione dei Cristiani nel mondo, Ancora oggi.

Come suggerisce Antonio è ancora più “scandalosa” la fede incondizionata e resistente ad ogni prova che Asia Bibi, suo malgrado, sbatte in faccia al mondo da nove anni. La questione, oggi, è che Lei è libera, con tutti i problemi che anche questo nuovo stato procurerà a Lei e chissà a quanti altri.

Il problema, il mio problema, è che non mi sento altrettanto libero. Proprio per nulla…

Berlicche

Asia Bibi, condannata a morte in Pakistan per blasfemia quando la sua colpa era in realtà essere cattolica, è stata assolta, dopo più di nove anni, dalla Corte Suprema di quel paese. La sua situazione è ancora pericolosa, dato che i fondamentalisti islamici che hanno minacciato e ucciso chiunque avesse preso le sue difese, ministri compresi, hanno messo una forte taglia sulla sua testa.

Asia Bibi è una martire, nel senso etimologico del termine: una testimone di quanto la fede può fare, di quanto può esigere in termini di sacrificio. Dieci anni nelle carceri più dure, in isolamento, lontano dai figli, per non pronunciare quell’abiura che l’avrebbe liberata. Il suo rifiuto di abbandonare Cristo ci interroga. Il nostro cristianesimo fatto di morali e di superfluo, di canzoncine e parole d’ordine, reggerebbe una simile prova?
Noi che stiamo zitti davanti alla macchinetta del caffè, parleremmo in un aula di tribunale? O…

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Vita che senso hai?

La paternità di Dio su di noi e la nostra condizione di uomini liberi sono all’origine della serenità cristiana.
Ci sono momenti in cui diventa difficile vivere queste certezze. E’ in quei momenti che si deve esercitare la carità di ravvivare la Fede di chi è in difficoltà.

Un abbraccio, con l’affetto di sempre.

Fausto Corsetti

“Voglio trovare un senso a questa sera, anche se questa sera un senso non ce l’ha. Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”… Questo è Vasco Rossi: canta, recita e s’interroga. E noi?
Sarà possibile capire fino in fondo il senso della nostra vita su questa palla denominata Terra? Lo so che è una domanda antica e forse anche un po’ scontata, ma alzi la mano chi si sente sicuro della risposta. Ogni volta che me la pongo è come se fosse la prima volta. E ogni volta riaffiora quella Continua a leggere

GUARESCHI/ Un uomo troppo libero e senza odiare nessuno

«L’opera di Guareschi rimane la “testimonianza di un intenso momento di speranza” per un “nuovo mondo possibile”. Che non avvenne, ma in cui “ci avremmo guadagnato tutti”.»

Una casa sulla roccia

Il primo maggio 2018 avrebbe compiuto 110 anni. “Il fatto increscioso” — così Giovannino Guareschi si riferì alla sua nascita — avvenne nel 1908 “al primo piano della locale cooperativa socialista” in cui si celebrava la festa dei lavoratori. Politica e lavoro, temi che si ritroveranno nella gran parte dei suoi racconti. A leggere bene tra le righe, però, tutte le vicende politico-partitiche che tanto riscaldano gli animi (e i cazzotti) dei suoi personaggi (i più famosi sono don Camillo e Peppone), alla fine non sono che un palcoscenico come un altro per mettere sotto i riflettori gli esseri umani. Non tanto ciò che pensano, ma la loro ricerca di verità, di giustizia, di dignità.

Centodieci anni. Eppure non è difficile immaginare Guareschi ancora vivo oggi e, come allora, impegnato a ironizzare, smascherare superficialità e ipocrisie, ma anche a incoraggiare, e soprattutto a farci fare qualche passo in più nella…

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Anche Giuda è nostro fratello.

“Dobbiamo pensare ai ‘due alberi’: quello di Giuda e quello di Gesù.  Sul primo muoiono i desideri folli dell’uomo che non sa guardare in alto e affidare al Padre i proprio progetti, sul secondo albero prende forma la vita che non muore più. Il regno del satana finisce sul primo albero, il Regno di Dio comincia a germogliare dal legno della Croce e non muore più.”

Il post è tratto dal sito http://www.onos46.it/ di don Luigi Galli. Ringraziamo la nostra Antonietta per la segnalazione.

Settimana Santa : martedì. Il tradimento di Giuda.

14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15 e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni? ”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. 16 Da quel momento  cercava l’occasione propizia per consegnarlo. (Mt.26,14-16)

10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo. (Mc.14,10-11)

1 Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, 2 e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo. 3 Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. 4 Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. 5 Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. 6 Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla. (Lc.22,3-6)

Giuda non va banalizzato; è un’operazione diffusa perché Continua a leggere

Nutrimento indispensabile all’anima umana è la libertà

Libertà non è uno spazio libero, cantava Giorgio Gaber, libertà è partecipazione.

Ma erano gli anni ‘70.

Vi sembrerò pessimista, ma a me pare che oggi, per i ragazzi, la libertà non solo è vista come il desiderio di fare ciò che vogliono, ma è declinata spesso in un’ottica individualistica.

Chiedono ai genitori di farsi da parte, di non intralciarli.

Libertà totale e illimitata: vogliono decidere loro quanto stare al computer, quanto studiare, a che ora della notte rientrare, cosa bere, come vestirsi. Beh, obietterà qualcuno, è sempre stato così.

La ‘novità’ del modo di concepire la libertà da parte dei nostri adolescenti sta nell’erosione dell’idea di limite.

I ragazzi, i giovani reclamano per sé non un po’ di libertà, ma la libertà tutta e subito. Ciò che esigono non è l’allentamento del legame con i propri genitori, ma la cancellazione dello stesso. E tutto ciò possibilmente in modo cortese, senza uscire di casa, senza sbattere la porta. Che la casa-albergo continui a funzionare, con vitto, alloggio e connessione a internet h24.

Cosa non ha funzionato ? Forse che la regola da sola non basta, se non è accompagnata dallo stare assieme.

In gioco non c’è l’obbedienza, ma la presenza.

 Che abbiamo smarrito il senso della presenza? Che siamo noi gli assenti?

Libertà o appagamento?

E’ con l’aiuto dell’amica Elisabetta che vorrei approfondire il mio ” reclamo” sulla libertà. E magari cercare capirne il senso…

Dostoewskij, I fratelli Karamazov, pagina del Grande Inquisitore. «Sul tema della moltiplicazione dei pani, vedendo il miracolo la gente diceva: “Questo è davvero il Profeta che deve venire nel mondo!”

Ma questo riconoscimento è davvero fede? Gesù sembra dubitarne, anzi, Egli sa bene che altro si cela dietro al riconoscimento che gli viene attribuito. [Gv 6,26-34] Non la fede ma la sudditanza; non un gesto di libertà, ma la rinuncia ad essa in nome del riconoscimento dei propri bisogni. La questione è cruciale: la libertà nella fede o l’appagamento nella sudditanza? La fiducia che riconosce il donatore o il compiacimento nel vedere i propri bisogni immediatamente realizzati?

Il Messia qui torna sulla scena di questo mondo, e ripete i suoi miracoli, sfama la gente, guarisce, ridona la vita; ma il Grande Inquisitore, il depositario della fede, lo imprigiona. In un serrato dialogo, lo accusa di aver dato la libertà, ma reso infelici gli uomini, mentre loro – i depositari della fede – hanno corretto la sua opera e hanno dato la felicità a prezzo della libertà. Gli uomini non vogliono la libertà, non sanno che farsene di un dono così difficile e chiedono invece il pane, la soddisfazione di loro bisogni, la felicità della sazietà. Così il Grande Inquisitore interroga il misterioso personaggi, che semplicemente tace:»

“Comprenderanno [gli uomini] infine essi stessi che libertà e pane terreno a discrezione per tutti sono fra loro inconciliabili, giacché mai, mai essi sapranno ripartirlo fra loro! Si convinceranno pure che non potranno mai nemmeno esser liberi, perché sono deboli, viziosi, inetti e ribelli. Tu promettevi loro il pane celeste, ma, lo ripeto ancora, può esso, agli occhi della debole razza umana, eternamente viziosa ed eternamente abietta, paragonarsi a quello Continua a leggere