Padre mio, io mi abbandono a Te.

Piovono Miracoli 2.0

di Anna Mazzitelli

Padre mio, io mi abbandono a Te,
fa’ di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà
si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, Dio mio;
rimetto l’anima mia nelle tue mani
te la dono, Dio mio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore
il darmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché Tu sei il Padre mio.

(Charles de Foucald)

Questa è la preghiera che viene letta nella nostra parrocchia dopo la distribuzione dell’Eucaristia. Alla fine del canto un bambino, in genere una delle bambine ostiarie, si alza, va all’ambone, e la recita a memoria.

Devo dire che non mi è mai piaciuta in modo particolare, la trovo un po’ sdolcinata…

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Giorni di festa (ancora sui Giganti)

display_full_immaIncomincio “ambientando” la canzone (di Mennillo – A. Martelli), cantata in prima persona dal protagonista che decide di andare a messa (“perché credo sia un mio dovere, penso proprio che andrò”); ci torna dopo chissà quanto tempo: lo si coglie in questo passaggio e ci sarà la conferma  alla fine quando il “sacerdote” Enrico Maria Papes lo saluta, accogliente, auspicando che ritorni.

E’ interessante quel “perché credo sia un mio dovere”: non un “dover” andare perché c’è una messa “di precetto”, bensì in quanto “oggi è un giorno di festa, perché sono felice” ed allora vuole “andare da chi prega per noi”. Continua a leggere