Felici di che?

Lettere. Migranti «portatori sani di felicità»? Vita nelle vene di un mondo invecchiato

MARINA CORRADI

Caro Avvenire,

quello che manca è la felicità. Non la vedi per le strade, nei palazzi, dentro le case. Forse non vedi quello che non hai, ma ditemi voi dov’è la felicità nel mondo? Se si leggono le classifiche, il Paese più felice (ottimista) al mondo è la Nigeria, lo stesso Paese da cui scappano migliaia di migranti che si muovono ogni giorno dalle coste libiche. Paradossi, dovremmo dire. Si può essere felici in un Paese “povero”? Non so, ma è un fatto che per le strade dell’Africa si vedono più persone sorridenti, più strette di mano, abbracci… sarà un fatto anagrafico: tanti giovani, sarà che c’è una visione del mondo senza contrasti tra materia, spirito, anima e corpo, fede e quotidianità, ossia un pensiero sempre orientato alla vita. Ma quando vediamo la gente sbarcare pensiamo che sono portatori sani di felicità e solo Dio sa quanto ce n’è bisogno oggi in Italia.

Fabrizio Floris

Mentre l’Italia si divide aspramente sulla accoglienza ai migranti, e non pochi invocano respingimenti di massa dell’“invasore”, il signor Floris definisce i migranti «portatori sani di felicità», quasi anticorpi introdotti nel vecchio Occidente. Ora, io non so se il lettore abbia ragione, tuttavia una riga della sua lettera mi ha colpito: «Quando vediamo la gente sbarcare…». Continua a leggere

Migranti, abbiamo provato a guardarli così?

Il Resegone visto da Pescarenico.
Il Resegone visto da Pescarenico.

« Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti.
Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande. »

«Io, venduta e data in premio. Siamo il loro bottino di guerra».

donneLUCIA CAPUZZI

Ruta concentrava tutte le paure sull’acqua. La sua assenza l’avrebbe fatta morire di sete nel deserto, mentre la potenza l’avrebbe potuta annegare nel Mediterraneo, prima del grande balzo verso l’Europa. Per questo, quando il pick-up su cui viaggiava s’è lasciato alle spalle le dune del Sahara e ha raggiunto Ajdabiya, in Libia, la 24enne s’è lasciata sfuggire un gridolino di gioia. «Almeno il primo, grosso ostacolo l’avevo superato», racconta Ruta. Continua a leggere

Il modello possibile.

tunisia-rifugiatiPer meditare ancora una volta su un problema enorme, che ci coinvolgerà sempre di più, anche non volendolo. Ecco l’atteso articolo segnalato anche oggi dalla nostra Lidia Colombo Tasca.

ADRIANO FABRIS

Con l’arrivo della bella stagione riprendono le traversate verso l’Italia dei barconi stracarichi di migranti e dei gommoni che si sgonfiano a poche miglia dalla partenza, sperando che arrivi in tempo una nave a soccorrerli. In questo caso si tratta di migranti africani, che si aggiungono ai profughi che vengono da Oriente e che si accalcano ai confini della Grecia. Tutti fuggono dalle guerre e dalla fame, ma più in generale da una mancanza di futuro. Il loro futuro lo cercano in Europa: in un’Europa tutt’altro che felice, ancora attraversata da una forte crisi economica, sempre di più chiusa in se stessa e timorosa di perdere il benessere acquisito.
Proviamo a mettere a confronto le speranze dei giovani migranti con le aspettative dei nostri Continua a leggere

Addio Itaca * 2. La vita è viaggio o destinazione?

Questo pellegrino, a mio parere, non prova nostalgia di nulla. A Itaca non ha nessuno e niente: moglie, figli, casa. Almeno nessuno e niente che gli faccia provare nostalgia. Anche se qui la prospettiva può essere un’altra: il viaggio è la vita e Itaca la morte. Probabilmente la morte nera. Poco Dante, niente Infinito.

Ecco la poesia Itaca di Kostantinos P. Kavafis:itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro. Continua a leggere

Dopo l'”Addio monti”. Addio Itaca * 1

Dedicato a Montigiusi e al suo blog amico: https://anothersea.wordpress.com/

La nostalgia: prima la nostalgia di casa.

Quasi subito un’altra, sollecitata, risvegliata, riconosciuta grazie al Capitano. Capitano mio Capitano. Quella nostalgia più evoluta, acuta e coraggiosa che si può provare per quell’Infinito (Dantesco) da cui proveniamo.

Itaca di Lucio Dalla

Odissea_21Itaca, Itaca, Itaca
la mia casa ce l’ho solo là.
Itaca, Itaca, Itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare.

Capitano, che hai negli occhi
il tuo nobile destino,
pensi mai al marinaio
a cui manca pane e vino?
Capitano, che hai trovato
principesse in ogni porto,
pensi mai al rematore
che sua moglie crede morto?
Capitano, le tue colpe Continua a leggere

Addio (monti).

Blackbird-sunset-03I miei amici lo sanno: ho una figlia migrante.

Lo si può dire in tanti modi: “ha colto un’opportunità”, “lavora e studia all’estero” (pensa!), “il mondo -adesso-è-più-piccolo”, “poi c’è Ryan Air e Skipe”, “ma scherzi: l’apertura mentale?!”, “in questo Paese non si può più restare”, “l’avessi fatto io ai miei tempi, adesso non ha più senso”…

Ma sai: io sono un provinciale. Ma che, provinciale: comunale! Anzi, di quartiere.

Io, che sono vecchio dentro, non ci sto “dentro”. Io vado, quando ci vado (perché “in agosto Saronno è a misura d’uomo”), da trentadue anni in vacanza nello stesso posto. (E non ho comprato casa, ad Albenga.) Sì, perché per me anche la vacanza è legata ad una casa in muratura dove si può “stare” come a casa, ad un luogo “affettivo” fatto di amici, abitudini -buone-, posti che Continua a leggere