Ognuno come lui.

Avvenire di oggi. E Marina Corradi ancora in gran forma. Da che so che scrive le sue “pillole” (di più: uno sciroppo) quotidiane, non me ne perdo una dose. Non commento: trascrivo solo le ultime parole. Un catechismo. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.

In una mattina del puerperio, quelle prime mattine sospese in un limbo di ninne nanna dal carillon e profumo di borotalco, me ne stavo alla finestra con lui in braccio. Si era infine addormentato. Com’era inerme, com’era ignaro del mondo in cui era arrivato. Ma d’improvviso mi attraversò un pensiero: tutti gli uomini venuti al mondo nei millenni erano un giorno stati come quel mio figlio, bambini avvinti alle braccia materne. Tutti: dittatori, strozzini, assassini erano stati un giorno così. Mi sbalordì la distanza fra quell’innocenza e il male. Sapevo che in ogni uomo che nasce c’è un’ombra, un antico marchio. Ma era così abbandonato il sonno di Pietro, così innocente, che un moto di tenerezza mi si allargò nel cuore non solo per lui, ma per tutti: per tutti gli uomini a me sconosciuti, per tutti i soldati caduti al fronte, e anche per i vagabondi, i miserabili, gli omicidi, i ladri. Perché avevo capito che tutti erano stati un giorno come mio figlio. Mi sbalordì questa nuova, strana pietà, che non avevo mai provato prima. Come se attraverso mio figlio avessi d’improvviso intuito che cos’è la misericordia. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.

Un incontro imbarazzante.

Scrivere “riceviamo e pubblichiamo” sarebbe perlomeno riduttivo. Anche aggiungendo un “volentieri” non renderemmo giustizia all’Amico Fausto. Anche oggi con garbo, quasi una poesia, ci permette di riflettere, profondamente, sul sacramento della Riconciliazione. Grazie! Attendiamo il tuo ritorno.

Perché troviamo tanta difficoltà ad accostarci al sacramento della Confessione, che è l’incontro con la Misericordia e il Perdono di Dio? C’è sempre una scusa pronta per rinviarlo. Un impegno improvviso, le scarpe strette, il mal di testa… Per un appuntamento così importante ci vogliono tempo e attenzione. E ci mancano l’uno e l’altra. Così prendiamo un appunto sull’agenda senza precisare la data.
E’ l’incontro che ci imbarazza di più: quello con Continua a leggere

12 interminabili secondi di stupore.

L’Isis continua a colpire in Egitto la minoranza cristiana, come nella strage della Domenica delle Palme. La Tv accoglie il dolore delle famiglie delle vittime. Il messaggio è di perdono e speranza e spiazza anche il più noto giornalista musulmano.

“I cristiani egiziani sono di acciaio. Da centinaia di anni sopportano atrocità e disastri ma amano profondamente questa Terra.

Sopportano di tutto per la salvezza di questa Nazione.

Ma soprattutto: quanto è grande la capacità di perdono che avete?!

Se i vostri nemici sapessero non ci crederebbero.

Se fosse stato mio padre non avrei mai potuto dirlo.

Questa è la loro Fede, questa è la loro Religione.

Questa Gente è fatta di una sostanza diversa.

Naseem è un eroe, un martire, un grande esempio per tutti noi, per tutti coloro che stanno seduti e criticano il Paese.

L’Egitto va avanti grazie alla pazienza, la perseveranza e la resistenza di questa grande donna e dei suoi figli, in cui vive il padre, cresciuti per essere veri uomini.”

pubblicato su Youtube il 26/4/2017

Grazie a don Fabio per la segnalazione.

Il ladro e il Crocifisso.

Chiedo ai nostri amici di osservare la tenerezza di questo Crocifisso. Ne avete mai visto uno simile?!

Commenterei, per la preferenza verso il nostro Giovannino, che Guareschi, fosse stato uno scultore, l’avrebbe pensato proprio così il Signore: miracolosamente e scandalosamente affettuoso!…

Nella bella cattedrale di Wùrzburg, in Germania, si trova una veneranda Croce del sec. XIV. Il Signore ha le mani staccate dalla traversa e le tiene incrociate una sull’altra sul petto, avendo i chiodi ancora tra le dita.

Una leggenda racconta che un ladro incredulo, vista la corona d’oro sulla testa del Re crocifisso, stese la mano per prenderla. In quel preciso istante il Signore staccò le mani e i chiodi dalla croce, s’inchinò in avanti, abbracciò il ladro e lo accostò al suo cuore. Quali furono i pensieri che attraversarono la mente di quell’uomo? Vergogna… pentimento.., riconoscenza. . desiderio di non staccarsi più da quell’abbraccio? Lo trovarono svenuto.

Da quel tempo Cristo non ha mai più riallargato le sue braccia, ma ha conti­nuato a tenerle cosi, come sono ora, come se volesse sempre stringere al cuore l’uomo peccatore, guardandolo profondamente negli occhi.

fonte: Radio Maria fb da “A tempo di blog” 10/3/2017

 

L’abbraccio della Misericordia.

Jack Vettriano
Jack Vettriano

Anche il post che segue è una perla, scelta dallo Scrigno della Memoria della nostra Antonietta Porro e già pubblicata sul Bollettino della Parrocchia di san Giulio in Barlassina.

ANTONIETTA PORRO

Le piogge battenti delle scorse settimane hanno fatto riaffiorare alla mia memoria un episodio della mia infanzia, che ebbe per cornice un cielo altrettanto plumbeo e un diluvio altrettanto copioso.
Ero – mi si dice – una bambina tranquilla, ma quando ne combinavo qualcuna lo facevo in grande stile. Avrò avuto più o meno cinque anni quando, una mattina, la mamma mi chiese di stare buona in casa per dieci minuti, perché lei sarebbe uscita per una breve e urgente commissione in un negozio vicino a casa e, poiché pioveva a dirotto, avrebbe preferito che io non uscissi con lei (c’erano, allora, molte meno paure, e forse molte meno insidie, di quelle che oggi ci tormentano, e si poteva sempre contare sullo sguardo vigile di qualche vicino di casa). Naturalmente acconsentii; ma due minuti dopo Continua a leggere

Inquietudine è guardare “giusta” la realtà.

senza-inquietudineIl mio biglietto d’auguri a Silvia G.

DON GIACOMO ROSSI

Is 5,1-7; Sal 79; Gal 2,15-20;  Mt 21,28-32

Ultima S. Messa a Saronno,

Tante volte, finita una vacanza o al termine di una giornata, ho chiesto ai ragazzi: “cosa abbiamo vissuto davvero?”
Saper vedere la realtà è infatti una questione decisiva. Tutti sappiamo cosa sia giusto o sbagliato (come il secondo figlio della parabola della Vigna), ma saper vedere quella persona concreta, saperla guardare negli occhi… saper vedere l’esperienza vissuta, saper vedere cosa è stata una giornata o tre anni…. questa è tutta un’altra questione.

Cosa insegna questo Vangelo sul saper guardare la realtà? Anzitutto, guardare la realtà cristianamente non è mai addolcirla. Il primo figlio della parabola dice: “non ne ho voglia!” (anche io in questo momento direi “non ho voglia di andarmene”).

Invece, per il Vangelo saper vedere significa tenere viva l’inquietudine. Perché ogni volta che Continua a leggere