Chi non lo fa.

Chi sa fare il bene e non lo fa commette peccato.
Gc 4,17

Scegliere i poveri non vuol dire organizzare l’assistenzialismo, moltiplicare i pacchi dono, allestire soccorsi d’emergenza, tamponare le falle della miseria con i mantelli della beneficenza, coprire con le toppe della carità gli strappi della giustizia. Ci vuole anche questo, intendiamoci. Anzi, verso certi sapienti in vena di sentenze, i quali dicono che a chi chiede un pesce devi dare la canna per pescare e non un pesce bello e fritto, dobbiamo ricordare che non tutti sono in grado di reggere la canna.

Però, chiaramente, amare il fratello non significa assisterlo, significa promuoverlo. Ecco allora che  dovrebbe scattare un impegno grosso: quello della coscientizzazione dei più poveri, dell’accoglienza, dell’amorosa cintura d’assedio. Stiamo assistendo impotenti a un riflusso di antiche povertà, che si vanno radicalizzando in modo preoccupante perfino nelle fasce della prima fanciullezza: fuga dalla scuola dell’obbligo, furti e scippi da piccolo cabotaggio, moltiplicarsi di violenza gratuite, riproposizione di forme d’accattonaggio preadolescenziale… sono segni di una necrosi sociale che trova nei bambini le valvole più deboli.

Ecco qui il discernimento, l’intelligenza tattica delle nostre comunità cristiane, che non sono chiamate tanto ad allestire mense, ma ad aggiungere posti a tavola.

mons. Tonino Bello

Quale inquietudine? (2)

Sete insaziabile!
Sete insaziabile!

Folgorante lettera di don Tonino Bello sull’inquietudine! Il “finale” è offerto da sant’Agostino. Un solo commento, mio: se è vero ciò che scrive don Tonino, pur nell’irrequietezza, “Ma di che caspita dovremmo mai aver paura?!”

Carissimi,
l’idea di rivolgermi a voi mi è venuta stasera quando, recitando i vespri, ho trovato questa invocazione: «Metti, Signore, una salutare inquietudine in coloro che si sono allontanati da te, per colpa propria o per gli scandali altrui».
Per prima cosa mi son chiesto se, nel numero delle mie conoscenze, ci fosse qualcuno che poteva essere raggiunto da questa preghiera.
E mi sono ricordato di te, Giampiero, che, dopo essere passato per tutta la trafila dei gruppi giovanili della parrocchia, un giorno te ne sei andato e non ti sei fatto più vedere.
L’altra sera ti ho incontrato per caso Continua a leggere

Frammenti: don Federico. Omelia lunedì dell’Angelo.

fede speranza caritàContinua la nostra riflessione sul Mistero della Resurrezione col brano del Vangelo di Luca. E’ particolarmente interessante e bello secondo me nella sua parte finale: la reazione degli Apostoli che è fatta di incredulità. E’ un aspetto ripetuto nei Vangeli. Anche se Pietro si reca al Sepolcro e vede tutto quello che hanno visto le donne comunque rimane stupefatto, non riesce a crederlo, rimane incerto in quello che sta accadendo. Anche se vedono gli Apostoli stentano a credere. Anche se ascoltano racconti precisi non riescono a fidarsi. Tratto interessante! Direi che sia stato scritto per metterci di buon umore! Continua a leggere