Speranza e pace in musica

Vi svelo un segreto. Così non sarà più un segreto. Ma che importa? Diciamo allora che vi faccio un regalo, giusto per cominciare bene questo nuovo anno.

Andate ad ascoltarvi il concerto dei Wiener philharmoniker, che la Rai trasmette ogni anno dalla splendida cornice del Musikverein di Vienna  (si trova sul web, in replica…).

Un posto magico, pieno di ori, sovrabbondante di bellezza. Dove fanno musica e il concerto di Capodanno è ormai una tradizione.

Io lo adoro. Quest’anno l’ha diretto Riccardo Muti. In un’intervista, qualche giorno fa, ha detto: “È un concerto particolare, perché arriva al mattino del nuovo anno, come un sogno: intrecciato di note che hanno un fondo di malinconia, ma che dicono anche speranza e pace. È un concerto unico, dove la musica si apre a tutto il mondo.”

Pace, speranza. La Marcia di Radetsky è il pezzo che chiude il concerto, dopo i valzer degli Strauss che ci cullano,  le polke che ci fanno ballare, il Danubio Blu che ci fa rappacificare con noi stessi.

La Marcia di Radetsky è un invito a muoversi, a ricominciare sempre. A non dormire, ad aver fiducia nel futuro.

Avanti! Il 2018 ci aspetta. Quali note vogliamo suonare?

DjFanny: il ragazzo con la Sla che compone il suo “Sì alla Vita”

Una casa sulla roccia

Andrea e il coraggio di dire “si” alla vita

Il 17 Settembre in Italia si è celebrata la Giornata Nazionale dedicata alla Sla. In questa occasione vogliamo ricordare i veri eroi di questa malattia, donne e uomini che come Andrea hanno scelto di combatterla. Andrea Turnu è un ragazzo di 29 anni originario di Ales un paese nel cuore della Sardegna.

Andrea è affetto da Sla (sclerosi laterale amiotrofica), malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni centrali e periferici, causando rigidità e diminuzione muscolare che portano alla totale perdita di movimento. La Sla costringe Andrea a rimanere su un letto, immobile, ma non per questo ha smesso di sognare ed è riuscito a trasformare il suo sogno in realtà.

“La musica è la migliore medicina per l’anima”. Andrea ha fatto di questo aforisma la sua filosofia di vita, diventando DjFanny, il dj che compone musica con gli occhi attraverso un sintetizzatore…

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Jesus’ blood never failed me yet.

Lo spunto viene dal Blog di Costanza Miriano, che ha ripescato da quello di Bombacarta, dove abbiamo vecchie conoscenze, un post su cui è bello riflettere…

Riportiamo alcuni commenti per invitare gli amici del Bar a darci retta 🙂 Ecco:

  • “Ieri ho ascoltato il CD dall’inzio alla fine… che dire: in casa c’era il Natale.” (Maurizio)
  • “Grazie Gian Luca. Il brano lo cercherò, mi ha incuriosita, proprio come Maurizio. Il tuo articolo ha coivolto la mia anima a tal punto da entrare nel silenzio, proprio come hanno fatto le persone presenti nello studio di registrazione. C’è qualcosa dentro di noi, a cui diamo poco spazio, ma che si fa sentire, quando prestiamo attenzione a piccoli, grandi segni, che lasciano solchi profondi. Nella voce di quel barbone splendeva un sogno, una speranza,una certezza e gli altri lo hanno percepito.” (Maria Pia Kr)
  • “Le verità essenziali e autentiche arrivano dall’animo dei semplici. Forse non serve sapere che il ritmo cadenzato e ripetitivo, come quello della metrica classica o del rosario, invita all’ascolto perché dà sensazioni di benessere e di pace con la sua sintonia con il battito cardiaco, serve avere l’occasione di incontrare qualcuno che ne stia facendo esperienza di vita. L’occasione e la fortuna sono sempre nell’incontro con una persona.” (Rosa Elisa Giangioia)

Si ascolta l’intero brano cliccando sul link a fine articolo.

GIAN LUCA FIGUS

Qualche tempo fa ho incontrato un caro amico, Saverio. Saverio come me è appassionato di musica e ha una discreta collezione. Quel giorno, come in un laboratorio di BombaMusica “in nuce” (appena abbozzato n.d.B’sB), abbiamo scambiato opinioni e ascoltato qualche disco. A un certo punto lui tira fuori dal computer un brano di un perfetto sconosciuto (almeno lo era per me): Gavin Bryars. E non solo. Mi racconta una storia. Una strana storia…

Gavin Bryars è a Londra e cammina con in mano un registratore, lo fa per lavoro, deve catturare dei suoni per un film. Girovagando nei pressi di Waterloo Station incontra un barbone che con voce stentata ma profonda canta alcune frasi di una canzone. È una sorta di litania, sempre la stessa. E dice: “Jesus’ blood never failed me yet, there’s one thing I know, cause He loves me so…“. Continua a leggere

Aborto, utero in affitto, famiglia. Renato Zero: «È l’ora della verità»

Per me Renato Zero significa: “Il triangolo no, non l’avevo considerato”. Perché non lo conosco. Leggere l’intervista di LUCIA BELLASPIGA (mica paglia!) vuol dire scoprire una mente che pensa. E scopriamo Che pensa!

In «Zerovskij», un doppio album e da luglio uno spettacolo teatrale, il cantautore prende posizione sui valori al centro del dibattito: «La coscienza in alcuni pare essersi addormentata»

Una strana stazione ferroviaria senza luogo e senza epoca, diretta da Zerovskij, misterioso capostazione che regola il transito dei treni e interroga i passeggeri, Amore, Odio, Tempo, Morte e Vita: non più concetti astratti ma personaggi in carne ed ossa, pronti a un confronto tenero e spietato con i due viaggiatori di sempre, quegli Adamo ed Eva che siamo tutti noi… Continua a leggere

Vita. Palle di Natale all’Istituto Tumori.

PALLE DI NATALE (SMILE! IT’S CHRISTMAS DAY) è la canzone di Natale realizzata dagli adolescenti de “Il Progetto Giovani” (http://www.ilprogettogiovani.it) della Pediatria Oncologica della FONDAZIONE IRCCS – ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI di Milano.

Qui il potere della Musica che unisce, della Musica che guarisce un (T)UMORE! 🙂

Da ascoltare preferibilmente a TUTTO VOLUME.

Chattanooga Choo Choo Train!

ChattanoogaIl 10 febbraio del 1942 Glenn Miller ricevette il primo Disco d’oro della Storia per il brano Chattanooga Choo Choo.

 

Gustiamoci questa clip  a tutto volume: una straordinaria performance di otto minuti con Glenn Miller in persona, la sua Orchestra spettacolo (e che orchestra!), jazz, canto, ballo (tip-tap) e recitazione.

 

 E’ obbligatorio “battere il tempo” con il piede!

DI QUA, DI LA’ DEL … PALCO

… ovvero: come ti può cambiare (o non cambiare) una serata vivendola da posizioni diverse (corista o spettatore) …

Quella che andrete a leggere è la cronaca, scritta a quattro mani, di una serata di metà inverno, in cui la protagonista assoluta è stata la bella musica.
Sabato 16 gennaio, alle ore 21.00, presso il Teatro della Regina Pacis, la parola ai presenti …

Il corista:
E’ arrivato il gran giorno e, avendo la fortuna di poter cantare in entrambi i cori che si esibiranno, sai che sarà una bella serata, ricca di canto e valori. Però, quando alle otto di sera si riuniscono il “Coretto Regina Pacis” ed il “Coro dei congedati della Brigata Alpina Tridentina” per provare i due canti da eseguire assieme a fine concerto, ti guardi intorno, e solo in quel momento capisci quanto sarà grandiosa la serata, e mentre già si parlano corettisti e BATcoristi con visi sorridenti, tu ti emozioni ancor prima di incominciare a cantare. Prima il “BAT direttore” rompe il ghiaccio, e poi guardi il direttore del coretto mentre dirige, e ti dici che sarà una serata ricca e sarà per merito suo: merito da condividere con l’altro corettista che, come te, canta anche nel BAT e che ha proposto di organizzare un BATconcerto, con la partecipazione allargata poi al “coretto”, per una serata di “voci, armonia, solidarietà” in favore di una della associazioni aiutate dal BAT “progetto bocia”.
Poi i numerosi spettatori assistono ad un concerto in cui i cori affrontano un “percorso”. Continua a leggere

C’è il gruppo affiatato!

madrigalisti3E’ una delle tante serate al Betania’s bar e la compagnia sta cantando, quando entra un forestiero. Ha bisogno di un’informazione, la chiede al barista, si ferma per bere un caffè…. ed ascolta. Alla fine commenta “bravi ! ma siete un coro?”

E subito risponde l’ “esperto della canzone” del Betania’s bar: “un coro noi? esagerato…. ma no, siamo un gruppo di amici, anzi, guardi, lo diceva bene Gaber chi siamo quando cantava: “c’è il gruppo affiatato che intona stonato “mi sun’t alpin” nel Trani a gogo” . Grazie per il complimento, ma un coro è un’altra cosa….non è solo cantare assieme. Serve passione, impegno, costanza, spirito di gruppo. Anzi, guardi, Gaber aveva proprio cantato un’immagine calzante, citando un gruppo affiatato ed un canto alpino, perché il canto alpino è un canto corale; il canto alpino è legato all’immagine di un coro, dove tutti cantano assieme e dove ognuno contribuisce, con le proprie esperienze, alla formazione dello spirito di gruppo: non per niente quello degli alpini è famoso come spirito di corpo. Continua a leggere

Giorni di festa (ancora sui Giganti)

display_full_immaIncomincio “ambientando” la canzone (di Mennillo – A. Martelli), cantata in prima persona dal protagonista che decide di andare a messa (“perché credo sia un mio dovere, penso proprio che andrò”); ci torna dopo chissà quanto tempo: lo si coglie in questo passaggio e ci sarà la conferma  alla fine quando il “sacerdote” Enrico Maria Papes lo saluta, accogliente, auspicando che ritorni.

E’ interessante quel “perché credo sia un mio dovere”: non un “dover” andare perché c’è una messa “di precetto”, bensì in quanto “oggi è un giorno di festa, perché sono felice” ed allora vuole “andare da chi prega per noi”. Continua a leggere