Felici di che?

Lettere. Migranti «portatori sani di felicità»? Vita nelle vene di un mondo invecchiato

MARINA CORRADI

Caro Avvenire,

quello che manca è la felicità. Non la vedi per le strade, nei palazzi, dentro le case. Forse non vedi quello che non hai, ma ditemi voi dov’è la felicità nel mondo? Se si leggono le classifiche, il Paese più felice (ottimista) al mondo è la Nigeria, lo stesso Paese da cui scappano migliaia di migranti che si muovono ogni giorno dalle coste libiche. Paradossi, dovremmo dire. Si può essere felici in un Paese “povero”? Non so, ma è un fatto che per le strade dell’Africa si vedono più persone sorridenti, più strette di mano, abbracci… sarà un fatto anagrafico: tanti giovani, sarà che c’è una visione del mondo senza contrasti tra materia, spirito, anima e corpo, fede e quotidianità, ossia un pensiero sempre orientato alla vita. Ma quando vediamo la gente sbarcare pensiamo che sono portatori sani di felicità e solo Dio sa quanto ce n’è bisogno oggi in Italia.

Fabrizio Floris

Mentre l’Italia si divide aspramente sulla accoglienza ai migranti, e non pochi invocano respingimenti di massa dell’“invasore”, il signor Floris definisce i migranti «portatori sani di felicità», quasi anticorpi introdotti nel vecchio Occidente. Ora, io non so se il lettore abbia ragione, tuttavia una riga della sua lettera mi ha colpito: «Quando vediamo la gente sbarcare…». Continua a leggere