Il partito della rabbia e dell’odio.

Relitto nel Lago d’Aral, in Uzbekistan (LaPresse)

Cosa vuol dire opporsi a una rivoluzione sanguinaria che distrugge tutto? Contrapporre un altro odio o amare e vivere per qualcosa di più grande? 

Ringraziamo ancora la nostra Gemma per la collaborazione. Questo articolo, pubblicato il 10 agosto su Il Sussidiario, propone un metodo “vertiginoso” per orientare lo sguardo nei confronti della realtà. Vale per tutto.  

Non si tratta di un “pezzullo” da ombrellone ma vale qualche minuto del nostro “buon tempo”.

GIOVANNA PARRAVICINI

“È impossibile salvare la Russia con sentimenti negativi. La rivoluzione ha appena avvelenato la Russia di rabbia e l’ha ubriacata di sangue. Che ne sarà della povera Russia se la controrivoluzione l’avvelenerà con nuova rabbia e l’ubriacherà con nuovo sangue? Sarà il prolungamento del sanguinoso incubo rivoluzionario e non un risveglio dall’incubo. Il partito della rabbia e dell’odio è uno e indivisibile, riunisce i comunisti e i monarchici estremisti. Nessuna strada può essere aperta da elementi negativi, la vita esige al suo principio elementi positivi. Il nostro amore deve sempre avere la meglio sul nostro odio. Dobbiamo amare la Russia e il suo popolo più di quanto odiamo la rivoluzione e i bolscevichi”.

Non trovo espressione migliore di questa di Nikolaj Berdjaev per sintetizzare la lezione che possiamo ricavare oggi Continua a leggere