Una sorgente intera in cambio di un sorso d’acqua.

Arcabas, La Samaritana

Grazie alla recensione proposta dal nostro Giordano torniamo oggi dalla Samaritana. Il nostro don Fabio, qualche giorno fa, ha condiviso con alcuni di noi il suo stupore per l’abbozzo dell’affermazione della Samaritana una volta corsa in città: “C’è uno che mi ha detto tutto di me”. Ma soprattutto, ci ha detto, è rimasto affascinato da ciò che la donna può aver sottinteso: “C’è uno che mi ha detto tutto di me… e non gli ho fatto schifo”. Gesù, per di più, fa di quella donna un tempio: questo ci spiega, invece, qui sotto PADRE ERMES RONCHI:

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». (…)

Vuoi riannodare i fili di un amore? Gesù, maestro del cuore, ci mostra il metodo di Dio, in uno dei racconti più ricchi e generativi del Vangelo.
Gesù siede stanco al pozzo di Sicar; giunge una donna senza nome e dalla vita fragile. È l’umanità, la sposa che se n’è andata dietro ad altri amori, e che Dio, lo sposo, vuole riconquistare. Perché il suo amore non è stanco, e non gli importano gli errori ma quanta sete abbiamo nel cuore, quanto Continua a leggere

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Perdono ma non dimentico.

Rembrandt “Ritorno del figliol prodigo” 1668 – Ermitage, san Pietroburgo

“Noi perdoniamo, ma in un angolo della nostra memoria conserviamo un po’ di rancore. Noi perdoniamo ma in un angolo dell’anima diventiamo diffidenti verso quella persona. Perdoniamo, ma non riusciamo più a fidarci come prima. È difficilissimo perdonare di cuore. Bisogna scommettere sull’uomo. Ancora. Bisogna scommettere non come atto d’istinto ma come atto di fede. Bisogna dare credito all’altro, in base non al suo passato, ma in base al suo futuro. Bisogna dare credito non per un atto di intelligenza ma per un atto di speranza. Noi non riusciamo a perdonare di cuore. La nostra pace tante volte assomiglia alla tregua di due contendenti che si fermano a riprendere fiato. Tante volte noi perdoniamo, ma conserviamo le offese come munizioni pronte per la prossima contesa. Perdonare di cuore implica una purificazione, una verginità della memoria.“

Ermes Maria Ronchi, sacerdote e teologo

 

A proposito di paura. Cantare la Speranza.

frase-speranza-510x400PADRE ERMES RONCHI

‹Eppure, io canto. Nonostante tutto, io canto…
La speranza è la testarda fedeltà all’idea che la storia e la vita siano, nonostante tutte le smentite, un possibile cammino di salvezza.

Una semplice metafora: nella nostra esistenza siamo accompagnati da due cagnolini, uno è la paura l’altro è la speranza. Il cane al quale dai da mangiare di più diventa sempre più grande. L’altro rimane piccolo. Se io alimento la paura, se le do ascolto. attenzione, ragione, se la nutro, essa continuerà a crescere. Se invece custodisco e coltivo motivi di speranza, sarà questa a diventare sempre più grande. Come una profezia che si autoavvera. Continua a leggere

Misericordia. Don Ermes.

padre-Ermes-RonchiMisericordia:

scandalo per la giustizia,

follia per l’intelligenza,

consolazione per noi debitori.

Il debito di esistere,

il debito di essere amati

si paga solo con la misericordia.

E’ la formidabile definizione di misericordia del “caleidoscopico” (concedimelo Norma…) don Ermes Ronchi, nato nel 1947 e parroco a Milano. E molto altro.

Lo sentiamo particolarmente vicino al Betania’s per questa citazione(*): « Ricordo che lui (il padre spirituale n.d.r.) ci consigliava, ci obbligava quasi a leggere i grandi romanzieri russi perché diceva che c’è più intuizione sacra in un grande romanzo che in interi trattati di teologia. Allora io imparai, dietro suo suggerimento, a leggere Dostoevskij o Tolstoj nel bagno, nello sgabuzzino della doccia coprendo la lampadina con la camicia perché il superiore non vedesse la luce filtrare sotto. E questa lettura ci aiutava a scoprire il reale come luogo del sacro.»

*fonte: Wikipedia